Il caso dell’Imam espulso da Noventa

«Un fulmine a ciel sereno per Noventa Vicentina!» Cosi ha commentato il primo cittadino Marcello Spigolon l’espulsione dell’Iman dal centro di cultura e preghiera islamica “Asonna”, in via delle Arti 12 rimbalzato in tutte le cronache nazionali

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Classe 1964, marocchino, Mohammed Madad padre di due maschi rispettivamente di 7 e 14 anni e due figlie una delle quali l’aveva chiamata Jihad è stato il coordinatore degli Iman dagli ultimi mesi del 2015, ruolo che è venuto meno con l’espulsione voluta dal Ministero dell’Interno con divieto di reingresso nel bel Paese per 15 anni con l’accusa di essere una minaccia per lo Stato e in grado di compiere attività terroristiche. Mohammed Madad era in Italia dal 4 agosto 1990: «Secondo le indagini svolte dalla Digos» continua il Sindaco Spigolon «c’erano gli elementi sufficienti per sostenere la vicinanza all’estrema ideologia più estremista e radicale, da qui la volontà di espellerlo immediatamente imbarcandolo per Fiumicino e quindi in Marocco. A dare la segnalazione sono stati gli stessi membri del centro culturale». «Fa sicuramente piacere» -incalza ancora Spigolon- «sapere che una realtà piccola come Noventa sia comunque monitorata agli stessi livelli di realtà e di moschee ben più grandi che si possono trovare in città; tutto ciò ci dà sicurezza nonostante il livello di attenzione è da tenersi alto».

Una delle due figlie l’ha chiamata Jihad, che a quanto pare è un nome comune in Marocco. Comunque a quanto risulta agli atti a far scattare l’espulsione sarebbero stati i suoi sermoni e la sua vicinanza all’ideologia estremista di matrice salafita. Ora dovranno passare 15 anni prima che rimetta piede in Italia: ha infatti il divieto di reingresso. Dalle indagini svolte dai poliziotti della Digos è emersa una sua vicinanza all’ideologia più estremista….

(segue su AREA3 n°68 – settembre 2016)

di A.Pasi