Ciambetti

CONVENZIONE O FUSIONE: 280 I COMUNI INTERESSATI IN VENETO

l Veneto ridurrà i suoi Comuni a un terzo. Sul tema il nostro mensile ha sentito la posizione del’assessore regionale Roberto Ciambetti. Numerosi i comuni interessati che sono compresi nel territorio di diffusione di Area3

Una rivoluzione, per quanto lenta, verrà dal basso. Ne è sicuro, il governatore Luca Zaia: «Sia chiaro: siamo i primi in Italia a costruire un cammino del genere, senza imposizioni ma con incentivi per scelte fatte dal basso, dai Comuni. E questo è il futuro, perché a suo tempo in Veneto non ci saranno, credo, più di 150 Comuni rispetto ai 581 attuali». «I veneti l’hanno capito: è giusto difendere l’identità, e per questo potranno esserci “distretti” o altro, ma servono Comuni ampi per gestire bene le funzioni dei servizi pubblici con economie di scala, e se questo significa più efficienza e risparmi da un miliardo di euro non c’è dubbio che non ci saranno remore ad affrontare questa scelta»

OBBLIGO PER 280 COMUNI

Dopo il primo varo a giugno, il confronto con i rappresentanti dei Comuni e il via libera del Consiglio regionale, la Giunta regionale ha approvato definitivamente il “Piano di riordino territoriale del Veneto” curato dall’assessore Roberto Ciambetti e dal dirigente Maurizio Gasparin. È prima di tutto un’applicazione delle norme nazionali che hanno fissato un termine pesante per il prossimo 31 dicembre: come noto, entro quella tutti i Comuni sotto i 5 mila abitanti (3mila in montagna) dovranno gestire in forma aggregata tra loro ben 10 funzioni fondamentali: amministrazione generale, trasporti pubblici, catasto, urbanistica-edilizia, protezione civile, rifiuti, servizi sociali, edilizia scolastica, polizia locale, statistica. Resta esclusa l’anagrafe (e servizi elettorali). Per il Veneto questo obbligo riguarda ben 280 Comuni su 581 in totale. Con due strade possibili: Unione dei Comuni, oppure una semplice convenzione tra sindaci. Su una tematica tanto complessa Area3 ha sentito il parere dell’assessore regionale Roberto Ciambetti che abbiamo incontrato a Montecchio Precalcino.

INTERVISTA ALL’ASSESSORE REGIONALE ROBERTO CIAMBETTI

Assessore, ci parli del “Piano di riordino territoriale del Veneto”. Come è nato e a che punto è? 

«Tutto è partito dal decreto 78/2010 che iniziava a spingere nella direzione dell’associazionismo comunale, obbligando certi comuni a collaborare, attraverso una convenzione oppure un’unione. Sulla base di questo input nazionale, abbiamo creato una norma regionale, la legge 18/2012 finalizzata a dare delle indicazioni che tenessero conto delle varie realtà geografiche del Veneto (Aree di montagna, Basso Veneto e Veneto Centrale). Questa legge prevedeva degli incentivi economici per i comuni che avessero raccolto la nostra sfida e anche dei contributi al fine di portare avanti degli studi di fattibilità per le fusioni. Diciamo che questa legge è stato un ulteriore passo avanti. Su 280 comuni veneti obbligati a fare un percorso di associazionismo comunale entro fine anno (comuni di pianura sotto i 5 mila abitanti e comuni di montagna sotto i 3 mila abitanti, ndr) ad oggi già 230 hanno individuato il comune con cui fare la convenzione o l’unione. Un altro aspetto positivo è che alcune unioni preesistenti e insoddisfacenti sono state messe in discussione in favore di nuove soluzioni. Inoltre sono in atto ben 13 percorsi di fusione comunale (per quanto riguarda le tre aree del nostro mensile, è in corso la fusione tra Este e Ospedaletto Euganeo, ndr). La fusione richiede una trafila un po’ complessa perché in Giunta bisogna fare una proposta di legge per indire il referendum al fine di capire se i cittadini sono favorevoli o meno. In caso di risposta positiva, viene fatta una legge che sancisca la fusione».

Perché ritiene che il Veneto abbia bisogno di un riordino territoriale?

«Il riordino è una necessità a tutti gli effetti, c’è bisogno di superare i mille campanili del Veneto per andare a riorganizzare la struttura degli enti locali. Non vogliamo certo stravolgere la geografia del Veneto, ma ci siamo resi conto che i comuni troppo piccoli non riescono a dare servizi adeguati ai loro cittadini. Il nostro obiettivo è infatti quello di migliorare la qualità dei servizi al cittadino. Faccio un esempio: ora come ora il tecnico di un piccolo comune deve occuparsi da solo di Edilizia privata, Lavori pubblici, Urbanistica e magari anche Ambiente. La domanda è: questo comune riesce a offrire un servizio adeguato? Se invece più comuni mettono insieme le energie, riescono ad avere un tecnico specializzato nell’Edilizia privata, un altro tecnico esperto di Lavori pubblici e così via. Il vantaggio è duplice, da una parte bisogna considerare la riduzione del costo del servizio e dall’altra la maggiore qualità del servizio stesso. I soldi risparmiati dai comuni, grazie a queste forme di associazionismo, possono essere utilizzati in molti modi, ad esempio per ridurre le tasse».

Il termine ultimo per completare i processi di aggregazione è fissato per il 31 dicembre 2013. Cosa succede a chi sfora?

«Personalmente non sono favorevole alle sanzioni, ma nel caso in cui un comune si rifiutasse di collaborare, la Magistratura potrebbe commissariarlo per portare a termine una convenzione con il comune vicino».

Chi si è dimostrato favorevole e chi contrario al vostro Piano di riordino territoriale? 

«Inizialmente i più diffidenti nei confronti della nostra iniziativa sono stati i dipendenti comunali che temevano di perdere la propria autonomia decisionale. Così abbiamo deciso di promuovere dei corsi di formazione per i dipendenti comunali, al fine offrire loro un’occasione di crescita lavorativa. I risultati sono stati sorprendenti: anche i più titubanti ne sono usciti arricchiti e molto motivati. Abbiamo riscontrato invece una grande apertura e una grande sensibilità da parte della maggior parte degli amministratori locali: sindaci, assessori e consiglieri comunali hanno dimostrato di avere a cuore il futuro del proprio comune, piuttosto che l’interesse immediato e personale. Ci siamo trovati davanti, insomma, a una classe politica pronta a raccogliere la nostra sfida come un’opportunità e non come un’imposizione e questo è molto importante».

E i cittadini sono pro o contro convenzioni, unioni e fusioni?

«Dipende, però ho notato che tutti preferiscono un buon servizio, anche se a qualche chilometro di distanza, piuttosto che un cattivo servizio vicino a casa».

Un’ultima domanda: che ne sarà delle Province?

«Questa è un’ottima domanda. Personalmente credo che potrebbero decidere di abolirle, senza soffermarsi a pensare alle conseguenze e ciò sarebbe molto grave!»