Cuoleto de Nadale: trovato un molare (cariato) di un bambino di Neanderthal

foto-zerm-8ZOVENCEDO  – Un dente di bambino cariato risalente a più di 40 mila anni orsono, ritrovato in un covolo a Calto di Zermeghedo, ha riportato l’attenzione degli studiosi di archeologia in Val Liona. Da numerosi anni ormai sui covoli di Zermeghedo e di Calto in Val Liona gli archeologi hanno rinvenuto resti di bisonti, cervi, orsi, avvoltoi, rapaci e di centinaia di piccoli mammiferi che confermano la presenza dell’uomo di Neanderthal sui Colli Berici tra i 50 e i 60 mila anni fa.
Sono oltre un migliaio i reperti rinvenuti finora dal gruppo di archeologi dell’ Università di Ferrara coordinati dal prof. Marco Peresani e dalla ricercatrice svizzera Camille Jéquier, che hanno condotto la prima campagna di scavi nel Cuoléto de Nadale, un covolo in alta Val Liona riempito dai detriti. Il docente universitario, alla presenza del sindaco e del vicesindaco di Zovencedo Fabio Dalla Libera e di altri numerosi esperti come Giuseppe Baruffato e alla collega Camille Jèquier, ha organizzato nella sala del consiglio comunale una conferenza stampa venerdì 14 ottobre per illustrare una sensazionale scoperta: un molare di un bambino di età compresa tra i sei e i dieci anni risalente all’uomo di Neanderthal, qualcosa come 40 mila anni orsono, cioè prima dell’arrivo dell’homo sapiens. Una scoperta eccezionale dovuta alla grande passione di Giuseppe Baruffato, di Grancona, che con il setaccio è riuscito a rinvenire il prezioso “molare” cariato in un anfratto secondario del “Cuoléto de Nadale” a Calto, uno dei più importanti siti preistorici nei Berici e del Vicentino assieme alla grotta di San Bernardino e del Brojon.
Scoperta sensazionale a livello europeo
Ma come si è giunti alla sensazionale scoperta di un dente molare residuo e cariato di un bambino forse unica a livello europeo? «Per poter setacciare a fondo il covolo de Nadale- spiega il vice sindaco di Zovencedo – l’Amministrazione comunale ha dovuto prima di tutto provvedere al suo acquisto. La campagna di scavo è stata fatta in collaborazione con il Ministero dei Beni e delle Attività culturali, la Soprintendenza per i beni archeologici del Veneto e l’università di Ferrara. Il Covolo di Calto è stato abitato fino al 1908 da un contadino che all’interno aveva costruito la sua casa in muratura.

 

di R.Boseggia

(segue su AREA3 – novembre 2016)