Este Campane Chu Zeng3

Dal silenzio orientale: “le meraviglie dello stato di chu”

di Gianella Galuppo

Per la prima volta in Europa una mostra archeologica sorprendente, le “Meraviglie dello Stato di Chu”; meraviglie salpate dalla città di Wuhan in Cina, e approdate sotto i cieli delle città di Este, Adria e Venezia. Dall’altra parte del mondo, nel Museo Archeologico della provincia di Hubei, nel 2017, volerà la grande storia della civiltà del Veneti antichi. Il lontano oriente scoprirà la nostra piccola regione dal paleolitico, percorrendo il mesolitico, il neolitico, l’età del bronzo, l’età del ferro, l’epoca romana. Due civiltà lontane, i Veneti e i Chu, cresciuti e prosperati nel millennio che precedette l’era di Cristo. Due avvenimenti straordinari, unici che superano in un baleno duemila anni di storia, pianificati da esperti del Museo Archeologico della provincia di Hubei e dall’equipe dell’amministrazione Comunale di Este i quali, esplorando il Museo cinese, scoprirono reperti risalenti al periodo degli Autunni e degli Inverni (dal 770 a. C. al 454 a. C.), dal fascino semplice e straordinario relativo alle piccole azioni quotidiane e, alla potenza dell’uomo guerriero nel Regno di Chu. Le esposizioni rimarranno a disposizione del pubblico fino al 25 settembre 2016 esposte in tre sedi museali del Veneto: “I suoni del fiume Azzurro” al Museo Nazionale Atestino di Este; “L’arte della guerra” al Museo Archeologico Nazionale di Adria; “La Finestra” ospitante alcuni manufatti dello Stato di Chu, a confronto con altri ritrovamenti cinesi di epoche successive, al Museo d’Arte Orientale di Venezia. Meraviglie imponenti di reperti archeologici che rivelano come la supremazia del Regno di Chu fosse culturale, prima ancora che militare: non solo armamenti, ma soprattutto bronzi cerimoniali, giade e lacche, attestazione della maestria raggiunta dagli artigiani Chu che, rappresentavano due punti estremi: l’egemonia terrena attraverso la guerra e il consenso celeste tramite l’offerta del bene più prezioso. Una cultura antichissima, proveniente dall’oriente del silenzio, laddove il culto degli antenati era alla base della cultura cinese e, in particolare nello Stato di Chu in cui, furono scoperte numerose tombe e arredi funerari nello stile dei popoli Ba e Yue, oggetti risalenti al Periodo dei Regni Combattenti (453 a. C – 221 a. C.). La cura delle tombe dei “padri” da parte dei “figli”, era molto radicata nella cultura Chu, i contenitori rituali, costituivano un elemento fondamentale per affermare il prestigio delle classi nobili, la loro potenza politica ed economica, distinguendosi dal popolo. I manufatti in bronzo, di elegantissima fattura e decorazione, erano suddivisi in due grandi categorie: vasi sacrificali e recipienti di uso comune. I primi, vasi ding, dou, fu, dui, zun e altri ancora, riservati ai riti in onore degli antenati o di divinità da placare; gli altri, chiamati genericamente yanqui, erano utilizzati per gli usi quotidiani e tra essi furono trovati anche bracieri, candelabri e diffusori d’incenso. Veniva allestita nella tomba una sorta di “tavola imbandita” a consolazione dei vivi, che accompagnavano verso l’Aldilà i propri cari con cibi e bevande e, al servizio dei morti che dovevano trovare nelle proprie dimore per l’eternità tutte quelle comodità e tradizioni che li avevano accompagnati in vita.

(segue su AREA3 mese di aprile n°64)