Donne in sicurezza

Le prevenzioni e le azioni per reprimere la violenza, fronteggiare le aggressioni fisiche, verbali e psicologiche

Il problema della violenza sulle donne è, purtroppo, sempre più attuale. I media ne parlano quasi quotidianamente, la politica un poco si è mossa, ci sono associazioni che propongono spesso iniziative o eventi di sensibilizzazione, ma… pochissime donne affrontano un serio percorso formativo per la loro sicurezza! 

Come mai? I motivi sono molteplici.

Viviamo in una realtà “comoda”, nel senso che sentiamo parlare poco di casi di aggressioni a donne o ragazze nelle strade del nostro vicinato. La percezione della criminalità cittadina è bassa (spesso a causa dei media, che vogliono dare un’immagine più “edulcorata” della realtà). Però questo non significa che gli episodi violenti non accadano.

Nella donna prevale spesso l’incredulità, ossia… ’ “a me non può succedere”. Ma la negazione del problema non è una strategia efficace.

La donna, anche se lavoratrice, è ancora vittima del retaggio culturale per cui cucinare, accudire i figli e badare alle faccende domestiche è da molti considerato compito suo, con conseguente poca collaborazione da parte del partner. 

Naturalmente, questo va a limitare fortemente il tempo libero che le rimane. In modo un po’ provocatorio possiamo dire che le persone, in genere, dopo pochi giorni dimenticano l’episodio, anche violento, che hanno letto sul giornale, anche se le ha colpite. Quindi, dopo un po’, l’accaduto viene “cestinato” dal cervello e non suscita quella “voglia di fare qualcosa” per evitare dolorose esperienze personali.

Bisogna avere una certa forza di volontà per uscire dalla propria “zona di comfort”, e quindi ci si nasconde dietro qualunque alibi pur di non fare un po’ di fatica nell’affrontare il tema, ascoltare i suggerimenti, partecipare a convegni o partecipare a corsi di autodifesa.

(segue su AREA3news n°112 – ottobre 2020)