Essere genitore… ce la posso fare?

Il tema di questa riflessione è intrigante. Ma cosa significa “farcela”? Tentiamo una lettura “lieve”. Significa essere e sentirsi buoni genitori? Avere figlie e figli belli e buoni e magari in gamba? Forse nulla di tutto questo. I genitori che “ce la fanno” sembra siano coloro che vogliono la serenità dei  figli che crescono e diventano quel che devono diventare e sono disposti a sacrificare per questo, l’immagine perfetta di genitore e figlio che ci viene imposta da… altri! Premetto che sono tanti i genitori in gamba. Tanti coloro che faticano e che devono riscattarsi dalle loro infanzie sofferenti.

Genitori non si nasce, si diventa con umiltà e tenacia. 

Un po’ entusiasti e un po’ ansiosi, responsabili e ricchi di dubbi e di domande, per fortuna! I genitori di oggi possono avere una buona dose di informazioni sul loro ruolo: statistiche, descrizioni, rimandi a scuole di pensiero e ad autori di spessore. Comunque spesso l’inconscio e la frenesia della vita quotidiana hanno il sopravvento e, o i modelli educativi “geneticamente” interiorizzati saltano e sono evidentemente sorpassati, o le nuove scelte pedagogiche non si sono sedimentate con basi certe e rassicuranti e hanno dichiarato fallimento… o è necessario prendere la realtà come è e lavorarci con buon senso e preparazione. E rinunciare al successo… che quello viene, ma dopo, a piccoli passi, in punta di piedi e magari non corrisponde proprio a quello che tu credevi. 

(segue su #AREA3news n°95 marzo 2019)

Il contributo della psicologa e scrittrice Annamaria Gatti