“Finchè morte non vi separi…”

Anni di minacce alla moglie e denunce. Ma il Gip di Vicenza non allontana il marito da casa perché non riteneva reiterati nel tempo gli episodi di violenza verbale e qualche volta anche fisica.
Una domanda su tutte: perché la donna è salita in macchina con il marito da cui si stava separando?


GAMBELLARA – Il drammatico incidente stradale che si è verificato sulla ex Statale 11 all’altezza di Torri di Confine in comune di Gambellara martedì 7 marzo nel primo pomeriggio nel corso del quale hanno perso la vita Vanna Meggiolaro 50 anni e Antonio Facchin 53 anni, moglie e marito entrambi residenti a Sorio di Gambellara, ha destato non solo un grande cordoglio tra quanti li conoscevano, ma anche molti dubbi. Fin da subito sia la stampa che le tv e in primis il procuratore capo di Vicenza Antonio Cappelleri, hanno  sollevato il dubbio che, vista la dinamica dell’incidente frontale senza la minima frenata, si sia trattato di omicidio suicidio. Perplessità che sono emerse anche parlando con alcuni abitanti di Sorio che sono intervenuti al funerale di Vanna Meggiolaro che si è svolto martedì 14 marzo. Il corpo è stato cremato. La cerimonia funebre del marito si è svolta tre giorni dopo in forma separata venerdì 17 marzo.

Vista la delicatezza delle indagini in corso, il nostro mensile non esprime giudizi di merito. Ma una domanda ci sorge spontanea.

Perché, nonostante le minacce ricevute ripetutamente dalla donna da parte del marito che non voleva la separazione, il Gip di Vicenza non è intervenuto per allontanare da casa Antonio Facchin? 

Domanda che abbiamo rivolto  all’avv. Vanna Vigolo (nostra consulente in materia di casi giudiziari ndr) che il caso ha voluto fosse stata scelta come avvocato di fiducia dalla stessa Meggiolaro.

«Devo dire – spiega ad AREA3 l’avv. Vanna Vigolo – che la vicenda è complessa ed il fascicolo è corposo. Io, come legale, mi sono interessata al caso di Vanna Meggiorlaro non più tardi di un anno fa, subentrando al patrocinio dell’avv. Elena Peron, che dopo essere stata minacciata con una pistola giocattolo da Antonio Facchin, aveva rinunciato all’incarico. Proprio in quel  momento il  Gip di Vicenza, Massimo Gerace, aveva respinto la richiesta di allontanamento del marito dalla casa coniugale per ripetuti episodi di violenza verbale perpetrati tra le mura domestiche. Richiesta che era stata presentata dalla Procura presso il Tribunale di Vicenza, in persona della dott. ssa Alessia La Placa.

Devo dire che sono rimasta molto sorpresa dalla decisione del Gip in quanto la richiesta di allontanamento del coniuge era stata formulata sulla scorta di comportamenti che potevano essere riconducibili penalmente al reato di “maltrattamenti in famiglia”. Ripeto che si trattava di violenze prevalentemente verbali, ma che mettevano paura ed ansia continua alla mia assistita, tanto che non passava giorno che non mi chiamasse al telefono o non mi inviasse messaggi per chiedermi consigli pratici su come comportarsi.

Come è naturale in questo tipo di procedimenti, ero divenuta nel giro di poco tempo la sua confidente ed il legame tra di noi era ben più che professionale. Io le rispondevo di mantenere il più possibile la calma e di evitare di avere contatti di sorta con il coniuge, al massimo incontrandolo in luoghi pubblici e mai da sola. Il Gip ha respinto la richiesta di allontanamento del coniuge della mia assistita motivando il rigetto con l’assenza  di quei requisiti di abitualità dei comportamenti molesti che sono ritenuti fondamentali per la configurazione del reato ipotizzato di maltrattamenti in famiglia e con la conseguente assunzione della misura richiesta.  Il rigetto della istanza (che il procuratore capo di Vicenza Cappelleri ha definito un comporta…

di Rino Boseggia

(segue su AREA3 n°75 -aprile 2017)