Florio Pozza – quando la vita diventa poesia

Martedì 22 maggio 2018, nel terribile incidente verificatosi sull’autostrada A31, costato la vita a quattro persone, è morto Florio Pozza, artista e persona che in molti hanno conosciuto e amato.

Difficile racchiudere in un’unica categoria l’eclettico Florio Pozza: musicista, compositore, scultore, scrittore, promotore, educatore, Florio è stato un instancabile artista, impegnato in tantissimi progetti, mostre, eventi e concerti. Nato a Myrtleford, in Australia, nel settembre del 1957 da genitori veneti, è costretto a ritornare in Italia all’età di 12 anni. 

Per lui è uno sradicamento che apre una ferita ed una ricerca di identità molto dolorosa. La ricerca delle sue radici lo riporta in Australia trent’anni dopo e da quel momento, ritornato a contatto con la cultura aborigena, vive uno straordinario percorso di crescita e ispirazione umana e artistica che lo porta a coltivare una sensibilità originale e acuta. 

Ambasciatore in Italia della cultura aborigena, virtuoso suonatore del didgeridoo (antico strumento aborigeno), ne sapeva risaltare l’elemento di spontaneità e autentica esecuzione.

Indimenticabile la sua caratteristica e contagiosa parlata energica: un mix di italiano, dialetto veneto e inglese aussie, un trionfo di ironia e gioco che nel tempo ha portato alla composizione di un vero e proprio Dizionario Australoveneto, un social book nato dall’interazione con amici e fan, che contiene circa 1.200 voci e modi di dire e i cui proventi sono stati interamente devoluti in beneficienza all’ENPA. Un modo unico in cui Florio ha saputo rielaborare il suo originale background di emigrato australo-veneto per farne risorsa gioiosa e utile. 

di Enrico Tagliapietra e Licia Girardi

(segue su #AREA3news n°87 giugno  ’18)