Grazie sindaci!

La marcia silenziosa di una sessantina di sindaci contro i Pfas che si è svolta mercoledì 15 marzo a Lonigo merita di essere annoverata tra gli eventi storici del Veneto

 

LONIGO – Mai tanti sindaci si sono trovati insieme per manifestare alle competenti autorità a livello sia nazionale che regionale le loro preoccupazioni su un fenomeno che interessa la salute di quanti li hanno eletti. Grazie sindaci per aver saputo dissipare (almeno in parte) quel male diffuso e generalizzato che si chiama “sfiducia” negli apparati che hanno il potere di governarci. Quella sfiducia che tiene lontano dalle urne e dal sacrosanto diritto-dovere di votare un elettore su due.

Un grazie particolare anche al sindaco di Lonigo, Luca Restello, che da quando è stato eletto ci ha messo la faccia sulla lotta ai Pfas e soprattutto ha avuto la brillante idea di invitare in uno dei comuni compreso nella “Zona rossa di Pfas” tutti i sindaci dei comuni più o meno interessati all’inquinamento della falde acquifere. E questo al di là delle appartenenze politiche. è stata una scommessa vinta in quanto non era facile minimamente preventivare che 56 primi cittadini provenienti dalle tre province in cui è diffuso anche il nostro mensile e cioè Vicenza, Verona e Padova, trovassero il tempo per indossare la fascia tricolore per recarsi dal centro storico agli impianti di Madonna di Lonigo da dove partono le condotte dei vari acquedotti. In silenzio e ascoltando  l’inno di Mameli.

Qualcuno è rimasto un po’ sorpreso dall’invito del sindaco Restello di andare, concluso l’incontro, al vicino Santuario della Madonna dei Miracoli ricco di storia per una preghiera. In realtà, credenti o no, serve proprio un miracolo perchè quel “libera nos a malo” (che è il Pfas nelle falde acquifere) possa verificarsi. E a proposito di miracoli, qualcuno è a portata di mano. Visto e considerato che l’allacciamento ad altre fonti nel veronese o nel padovano contempla tempi biblici, dai tre ai sei anni, nel frattempo i sindaci potrebbero esigere dai vari enti erogatori come Acque Veronesi, Acque del Chiampo e Centro Veneto Servizi che i filtri che abbassano i valori del Pfas e Pfoa venissero sostituiti con la cadenza di una volta al mese. Costi troppo elevati? Tanto siamo noi utenti che paghiamo il conto salato in bolletta. E visto che ci siamo, per esigenza di trasparenza, perché non obbligare questi enti a riportare in bolletta tutti gli esami dell’acqua immessa nelle tubature degli acquedotti ed eseguiti mese per mese? In questo modo l’utente potrebbe essere tranquillizzato sulla sicurezza dell’acqua e caso mai accertare a sue spese se i parametri rilevati corrispondano al vero.

Perché, stando così le cose, il dubbio rimane e il ricorso alla minerale per prepararsi un caffè o un minestrone rappresenta una valida alternativa a quella sfiducia di cui si accennava sopra. E in chiusura un cenno sui sindaci di Arzignano, Montecchio e Trissino che non erano presenti alla marcia silenziosa. Non conosciamo le motivazioni di una simile scelta, ma credo sia giusto ricordare loro che noi che abitiamo a valle dei loro comprensori industriali per più di 50 anni siamo stati sommersi dalla loro “merda” scaricata dalle loro concerie, una quantità enorme di cromo esavalente che ha contaminato le falde acquifere di Almisano, tanto da obbligare la Regione negli anni ‘80 a costruire il famigerato tubo che raccoglie i reflui dei loro impianti consortili di depurazione per trasportali guarda caso in quel di Cologna Veneta, cioè in casa nostra.

Ed è sintomatico poi che proprio nessun rappresentante sia giunto da Trissino, il comune che ospita da sempre la Miteni.

di Rino Boseggia              

(segue su AREA3 n°75 – aprile 2017)