L’Area pedonale del centro storico non convince Signorato, che scrive alla Procura


SAN BONIFACIO
– Il consigliere di minoranza Alessandro Signorato va all’attacco sull’Area pedonale urbana videosorvegliata in centro storico. Signorato ha inviato infatti una segnalazione in Procura affinché venga appurato se la condotta dell’Amministrazione comunale sia stata corretta o meno in merito all’istituzione della zona in cui è vietato il transito dalla mezzanotte alle 6. Nei giorni festivi il divieto di transito vale per tutto il giorno. Sono numerose le sanzioni che sono state elevate agli automobilisti in questi mesi per il mancato rispetto dei divieti in Corso Venezia e il consigliere si chiede se, a questo punto, l’iniziativa sia regolare e non soltanto un modo per far cassa.

Ecco alcuni stralci della lettera inviata in Procura della Repubblica di Verona.

«Premesso che a San Bonifacio è stata realizzata un’area pedonale urbana che interessa il tratto di Corso Venezia compreso tra Piazza Costituzione e Corso Italia – ordinanza di circolazione stradale N°2 del 30/01/2017, che detta A.P.U. è stata ampliata con ordinanza n.45 del 05/05/2017 con un altro tratto di Corso Venezia compreso tra Corso Italia e Corso Corticella Venezia […], il sottoscritto consigliere comunale Alessandro Signorato ha ragione di intendere che l’Apu con varchi elettronici finalizzati a sanzionare i trasgressori, non debba intendersi come Apu, bensì come Ztl vera e propria». L’Area pedonale urbana e la Zona a traffico limitato (Ztl) sono due cose completamente diverse. «Faccio presente che la Ztl, con controllo elettronico dei varchi, è soggetta ad autorizzazione ministeriale, mentre l’Apu non la richiede. Gli orari (00.00 – 06.00) del divieto di transito, peraltro, non si riferiscono sicuramente ad un’area pedonale». Per questo l’ex assessore chiede all’autorità giudiziaria di «verificare se quanto fatto dall’amministrazione e dal funzionario

nella definizione di Apu sia conforme a quanto stabilito dal codice della strada e dalle indicazioni ministeriali». Per quanto concerne le multe comminate, «credo sia ovvio che se ci fossero delle irregolarità, le sanzioni fatte dovrebbero essere rimborsate».

di Paola Bosaro