Mario Corso

Il “Sinistro di Dio” torna a giocare… in Paradiso!

Un veronese “tuto mato” come da definizione, “Mariolino” Corso era nato a San Michele Extra, cresciuto nel dopoguerra, i primi calci in parrocchia, poi nell’Azzurra Verona, società del rione di San Giovanni in Valle, quindi il salto nell’Audace San Michele a calcare lo storico “Tiberghien” (foto sopra), campo di calcio realizzato grazie al contributo dell’omonimo lanificio francese dove lavoravano la maggior parte degli abitanti del quartiere. 

Ed è qui che viene scoperto dall’Inter, dove vi si trasferisce il 20 giugno 1958. Prezzo totale dell’operazione, nove milioni di lire; a lui un contratto da settantamila lire al mese. In nerazzurro fece il suo debutto a 16 anni e 322 giorni, in una partita di Coppa Italia contro il Como vinta per 3-0 dall’Inter, segnando il gol del 2-0 e diventando il più giovane marcatore della storia interista. Il 23 novembre dello stesso anno esordì in Serie A, nell’incontro vinto per 5-1 contro la Sampdoria. 

Corso ha legato il suo nome all’Inter, alla Grande Inter di Helenio Herrera che negli anni Sessanta ha dettato legge in Italia e nel mondo, vincendo 4 scudetti, 2 Coppe dei Campioni e 2 Coppe Intercontinentali. Apparteneva ad una razza eletta, Mariolino, come lo chiamavano compagni anche per via di una certa timidezza. La razza dei predestinati. Le sue “Punizioni a foglia morta”, calciate di sinistro, in maniera quasi indolente ma definitiva, hanno segnato un’epoca e sono entrate nella storia del calcio. Erano una carezza, con il pallone che superava la barriera e si addormentava nell’angolino. 

a cura di Maurizio Pilon

(segue su AREA3news di luglio-agosto 2020)