“Il mio sguardo libero”. Pubblicata la quinta raccolta di poesie di Pastorello

Come è bello far politica, come è bello comandare. Tutti sull’attenti come burattini, tutti a dire sempre sì. Ma d’altro canto, come pensa l’autore, Come è bello dormire la notte e vivere l’onestà, indicando ai figli che si può andare a testa alta. Salendo solo per servizio e scendendo per volontà

«Antonio e Cristiano, padre e figlio, uniti nella comune passione per la poesia, nello sguardo pacato sui miracoli della vita, nell’immersione sognante nei misteri della natura e, a volte, nel severo sguardo nei confronti della società e del gioco della politica». Il professore Elio Mosele, ex presidente della Provincia di Verona ed ex rettore dell’università, ha fatto una prefazione appassionata alla quinta fatica letteraria di Antonio Pastorello, uscita da poche settimane e intitolata Il mio sguardo libero. Il libro è stato presentato durante una serata organizzata al Teatro Nuovo di Verona, lo scorso 28 novembre. Per la prima volta da quando ha iniziato a pubblicare i propri componimenti poetici, 11 anni fa, Pastorello ha ospitato nel suo libro anche il figlio Cristiano, trentanovenne guida alpina, soccorritore e laureato in Scienze forestali, profondo amante della montagna. Questa è, per stessa ammissione dell’autore, l’opera della maturità. Pastorello guarda a quello che ha fatto, nella vita e nella politica, senza rimpianti, «bensì con la voglia di scorgere sempre il blu del cielo che spesso si nasconde sopra una coltre di nubi», ha raccontato. Non manca un accenno al malore che l’ha colto nel 2014, un mese prima dell’elezione a presidente della Provincia: in questo corpo scarico, guardo il raccolto dell’amore e un commosso ricordo del nonno, che si chiamava anch’egli Antonio Pastorello, ucciso a Pojana Maggiore dai nazifascisti 70 anni fa: sono stato fucilato senza peccato, mi hanno rubato i sogni e la dignità. Una poesia è pure dedicata all’amico Paolo Marcati, sacrista e campanaro di Roveredo scomparso a causa di un male incurabile, con un tocco di campane coloravi il mondo. Ora la campana suona per te, amico Paolo. Mantiene l’ironia di sempre l’amministratore-poeta e bacchetta, senza spingersi oltre il limite dell’educazione, Matteo Renzi, Maria Elena Boschi, i politici che in questi ultimi anni hanno «saputo soltanto ingrassarsi a spese della povera gente», hanno le tasche piene di soldi sporchi.

di P.Bosaro

(segue su AREA3 n°71 – dicembre 2016)