Pfas: la battaglia continuerà anche nel 2017 con due piani di intervento

«Il 2027 è troppo distante, l’emergenza Pfas in Veneto è adesso». Così si sintetizza il commento della deputata veneta del M5S Silvia Benedetti al fatto che lo Stato Italiano ha stabilito il 2027 come anno limite per rientrare nei parametri dell’Unione Europea per quel che riguarda il buono stato delle acque superficiali. «Non possiamo aspettare ancora 11 anni – scrive Silvia Benedetti – Chiedo quindi che quella data venga anticipata al 2019 in modo da utilizzare i prossimi 3 anni per svolgere tutte le attività idonee a diminuire l’immissione nell’ambiente di Pfas e a sostituire tali sostanze nei processi industrial». L’Istituto superiore di sanità, sulla base di una serie di prime analisi effettuate in Veneto riconosce la presenza di contaminazione – chiarisce la deputata veneta – Sempre l’Iss, in una nota indirizzata alla Regione Veneto, parla dell’importanza di approfondire gli aspetti legati alla produzione e al consumo di cibo locale e alla conseguente assunzione di tali contaminanti da parte delle fasce di popolazione più esposte. E ancora l’Iss sottolinea la rilevanza di pratiche per ridurre il trasferimento della contaminazione. Chiediamo quindi che il Governo metta in pratica azioni immediate, e non tra 11 anni, che tutelino la salute dei cittadini e che tutelino consumatori e agricoltori». Proprio in questi giorni su proposta dell’assessore alla sanità Luca Coletto la Giunta regionale ha avviato una vasta azione sanitaria, per verificare la presenza e gli eventuali effetti su persone e alimenti dei Pfas anche nel territorio di Legnago. Sono stati approvati due piani di intervento. Si tratta del “Piano di Sorveglianza sulla Popolazione Esposta alle sostanze Perfluoroalchiliche” e del “Piano di campionamento per il monitoraggio degli alimenti in relazione alla contaminazione da sostanze perfluoroalchiliche (PFAS) in alcuni ambiti della Regione del Veneto”. Nell’occasione la Giunta ha disposto un ulteriore finanziamento specifico di 400 mila euro. Si stima che per il primo anno di attività del monitoraggio saranno necessari circa 3 milioni di euro.

M.P.