Pfas nell’acqua. L’asilo chiede alla Miteni un contributo per impianto dotato di filtri

BRENDOLA – Dopo che è scoppiato il caso del Pfas trovato nel sangue nei quattordicenni di Lonigo, Brendola e Sarego sottoposti a prelievo, la preoccupazione tra i genitori è salita alle stelle. Nel prossimo numero in edicola il mensile riporterà alcune interviste di genitori allarmati per la presenza di Pfoa  presente nel sangue dei loro figli adolescenti.

Numerosi genitori di alunni sia delle scuole materne che di quelle primarie si stanno chiedendo se l’acqua che bevono i loro figli a scuola sia sicura o meno. Singolare la decisione del polo dell’Infanzia di Brendola che ha intenzione di chiedere alla Miteni, l’azienda di Trissino ritenuta la maggiore responsabile dell’inquinamento della falda acquifera, un contributo per l’installazione di un impianto di depurazione dall’acqua nel plesso scolastico brendoliano. La singolare richiesta è contenuta in una lettera, pubblicata sulle pagine del Giornale di Vicenza, ed è rivolta alla multinazionale di Trissino da Alberto Vicentin presidente del Gruppo gestione dell’asilo che ospita 220 bambini.

«Vista la situazione che si sta verificando ultimamente e viste anche le richieste delle famiglie – scrive il presidente ai genitori – stiamo valutando l’idea di installare un impianto centralizzato, ora vedremo se ai carboni attivi o a nano filtrazione a membrana, e invieremo anche una richiesta di libero contributo all’azienda di Trissino in sostegno del nostro Polo. Anzi dal momento che sicuramente la Miteni ha maggiore competenza chiederemo, se possibile, anche dei consigli sul tipo di impianto. Poi dovremo anche considerare i costi di una tale installazione». «Sia chiaro – prosegue Vicentin – la nostra posizione non è di allerta bensì di tutela nei confronti dei bambini vista anche le segnalazioni dei genitori».

di Massimo Abate

(segue su AREA3 n°75 – aprile 2017)