Di PFAS si può morire. Iniziato il monitoraggio su pazienti quattordicenni

Pfas, si parte con il monitoraggio del sangue. I primi dieci pazienti, tutti ragazzi quattordicenni, si sono sottoposti all’esame del sangue lunedì 30 gennaio alle ore 13 nel distretto dell’ospedale di Lonigo. A marzo il piano regionale continuerà con l’avvio dei test nelle altre sedi e cioè a Cologna Veneta, Legnago, Noventa, Este e Montagnana. Il piano prevede un monitoraggio biennale su 30 mila residenti nel Vicentino, 6 mila nel Padovano e circa 48 mila nel Veronese.
In pratica si tratta dei 21 comuni compresi nella zona rossa contaminata dai Pfas. A Roma, intanto, sono pronti 50 milioni di euro per allacciare gli acquedotti che partono da Almisano con tubature che pescano dalle falde acquifere più a nord e non contaminate dai Pfas

 

Finalmente si comincia a prendere sul serio il problema Pfas. Il nostro mensile AREA3 si è occupato fin dal suo primo apparire dei pericoli derivanti dal Pfas presente nelle falde acquifere in chi abita nei 21 Comuni maggiormente esposti tra Veronese e Vicentino. In questi giorni dalla Regione sono emersi preoccupanti dati sugli effetti «anche mortali» delle contaminazioni nelle acque rimasti finora riservati. E il resoconto da Venezia finisce direttamente sul tavolo della procura di Verona allegato a un nuovo esposto-denuncia firmato Legambiente Verona.
È la terza volta che l’associazione si rivolge ai pm chiedendo «di perseguire i responsabili dell’avvelenamento di migliaia di residenti molti dei quali sono ancora all’oscuro dello stato di inquinamento da perfluorati presenti nei pozzi di loro proprietà e dai quali attingono acqua per bere». Per non parlare delle migliaia di stalle e allevamenti di tori, mucche da latte, tacchini, galline ovaiole e polli in batteria o ruspanti, i cui proprietari si guardano bene non solo dal denunciare la presenza del pfas nei loro pozzi da cui attingono l’acqua per gli animali, ma in alcuni casi non si sono neppure preoccupati di fare le dovute analisi. Chi scrive lo scorso anno ha più volte denunciato la situazione sia con interviste rilasciate al Tg3 del Veneto, sia nella trasmissione “Presa diretta” di Iacona che approfondiva il problema della presenza del Pfas nelle falde acquifere nel vicentino e a Sarego.
Fin dai primi momenti il nostro mensile aveva prospettato come risoluzione del problema, visto che l’inquinamento delle falde era ed è impossibile da debellare, di allacciare i terminali degli acquedotti che partono da Madonna di Lonigo con prelievi di acqua attinta da zone a Nord Ovest del veronese o di Recoaro e che risultano incontaminate dal Pfas. La risoluzione del problema, invece, risulta quasi impossibile per tutti gli allevamenti di bestiame o per l’irrigazione di ortaggi, patate, riso, vigneti, mais: in questi casi l’unica soluzione sarebbe il ricorso ai filtri ai carboni attivi o quella di far giungere l’acqua del Leb che arriva direttamente dall’Adige.
A proposito di questo problema il governatore della Regione Veneto Luca Zaia nel corso di una conferenza stampa ha assicurato che a Roma sono pronti 50 milioni di euro per allacciare i terminali degli acquedotti che partono dalla centralina di Madonna di Lonigo con tubature provenienti da falde acquifere più a nord di Almisano.
Quali i pericoli derivanti dai Pfas? In base a una ricerca effettuata dal registro nascite coordinamento malattie rare della Regione Veneto datato 17 novembre 2016, sussisterebbero maggiori rischi di incorrere in patologie quali cardiopatie ischemiche, malattie cerebrovascolari, diabete mellito e Alzheimer. I più esposti, in particolare, risulterebbero i residenti tra Arcole, Cologna, Legnago e Zimella, oltre che nei Comuni berici Alonte, Lonigo e Sarego.
Ma non è finita qui, perché lo stesso studio regionale rivelerebbe inoltre specifici rischi da Pfas per donne e neonati: nel dettaglio, si profilerebbe un presunto incremento di gestosi e diabete gestazionale tra le donne in gravidanza e, tra i neonati, di malformazioni al sistema nervoso, al sistema circolatorio e cromosomiche.

di Rino Boseggia