Il Professor Pierluigi Navarotto E Il Sindaco Daniela Bordin

PRESTO SAN FIDENZIO AVRÀ UN BIODIGESTORE?

Un impianto a biogas a Megliadino San Fidenzio? Un’ ipotesi che si potrebbe presto concretizzare. È quello che fa sapere il sindaco Daniela Bordin nel corso di una serata pubblica per informare la cittadinanza di questa possibilità. «Di recente – spiega la Bordin – abbiamo ricevuto una richiesta da parte di una ditta per l’installazione di un biodigestore nel nostro territorio, precisamente in via Roaro. Di conseguenza, abbiamo voluto invitare un esperto in materia che ci illustri sulle caratteristiche di questa tipologia di impianti. Comunque, presto questo argomento sarà trattato anche in un prossimo consiglio comunale».

Per la cronaca, è stato invitato il professor Pierluigi Navarotto, docente di Ingegneria Applicata all’Università degli Studi di Milano, a far luce sull’argomento. Quest’ultimo ha spiegato come funziona un biodigestore che, nel caso di San Fidenzio, funzionerebbe con i liquami di origine animale per trasformare i gas emanati da questi in energia da vendere all’Enel. «Un tempo si parlava di gas delle paludi – spiega Navarotto – un termine col quale si indicava il metano, poiché si genera in condizione di decomposizione dei cadaveri. Già qualche secolo fa si era intuita la connessione tra energia e questa sostanza. Solo verso la fine degli anni ’70, però, si è cominciato a fare qualcosa per cercare fonti energetiche alternative cercando di risolvere l’impatto ambientale indotto dagli allevamenti intensivi. Già nel 1980 sono state costruite le prime centrali a biogas, per l’esattezza cinque impianti dimostrativi e tre sperimentali. Naturalmente, queste strutture hanno valenza prevalentemente ambientale con il controllo degli odori e la riduzioni dell’emissione di gas serra nell’ambiente, comunque prodotti dai liquami. Inoltre, c’è una maggior disponibilità di energia termica per le utenze aziendali».

Dopo aver elencato i vantaggi, quali sono i punti critici che può presentare la produzione di biogas? 

«Uno di questi può essere benissimo il fattore acustico, in quanto esiste un motore che fa funzionare l’impianto e va controllato. I limiti di emissione sonora sono comunque garantiti poiché il co-generatore si trova all’interno di una stanza insonorizzata. Un altro problema potrebbe venire dalle emissioni in atmosfera dello stesso motore. Ho sentito inoltre di preoccupazioni legate ad un possibile declassamento degli immobili che si trovano vicino all’impianto a biogas. Posso solo dire che, a mio avviso, un pensiero del genere è giusto per chi abita nelle vicinanze di queste strutture. Però, è doveroso ammettere che questo tipo di impianti ha la capacità di ridurre l’impatto olfattivo di materiale che comunque viene distribuito nei campi e che emana un odore sgradevole. Di conseguenza, non vedo la connessione tra declassamento del valore case e la presenza di un biodigestore nei paraggi».