Affreschi Monteforte 2

Ritrovati affreschi trecenteschi nella loggia del Palazzo Vescovile

I recenti lavori di restauro hanno portato alla luce, all’interno della loggia del Palazzo Vescovile, alcuni preziosi affreschi trecenteschi.

Sabato 3 maggio, presso il salone Ermolao Barbaro, il prof. Massimiliano Bertolazzi e il dott. Luca Fabbri, funzionario della Soprintendenza ai beni storici, artistici ed etnoantropologici, hanno presentato ai numerosi convenuti l’inestimabile ritrovamento.

«Gli affreschi – spiega il prof. Bertolazzi – sono stati rinvenuti all’interno della loggia trecentesca, al piano terra, si intende, perché il piano superiore venne aggiunto nel Cinquecento. La loggia faceva parte di un palazzo trecentesco di cui rimangono poche tracce: la cisterna che si trova proprio sotto il pavimento del chiostro, la torre mozzata che collega la loggia al palazzo attuale e ovviamente la loggia stessa. Il Palazzo Vescovile odierno fu fatto costruire nel Quattrocento dal vescovo Ermolao Barbaro, nobile veneziano con una spiccata propensione per l’edilizia: in parole povere era affetto dal cosiddetto “mal de la piera”. Nei secoli successivi il palazzo subì varie modifiche fino ad arrivare a noi, così come lo conosciamo. Nella loggia, prima del restauro, si trovavano le lapidi dedicate i caduti della Seconda Guerra Mondiale di tutta la Val d’Alpone». «Possiamo ragionevolmente  ritenere – dichiara il dott. Fabbri della Soprintenenza – che gli affreschi ritrovati nella loggia, mi riferisco a quelli che si trovano sulla parete sud (quella di destra, guardando la loggia), siano trecenteschi. Il ciclo, che ricopre del tutto la parete, è certamente opera di un ottimo artista, di cui purtroppo non conosciamo il nome. Accanto all’imponente figura di San Cristoforo, che porta il bambin Gesù sulle spalle e affonda i piedi nell’acqua, troviamo raffigurati quattro santi: uno di questi è senza dubbio San Benedetto, perché il nome è indicato nell’iscrizione soprastante. Difficile stabilire l’identità degli altri tre, uno potrebbe essere Sant’Ambrogio, mentre la figura femminile potrebbe essere Santa Giustina, ma non lo si può affermare con certezza. La quarta figura rimane un’incognita completa. Sulla parete est (la parete di fondo della loggia), invece, è stato ritrovato uno stemma riconducibile al vescovo Guido Memo che visse nel Quattrocento, di conseguenza riteniamo che gli affreschi di questa parete siano posteriori rispetto a quelli della parete sud». È stata certamente una scoperta notevole, nessuno poteva immaginare che alcuni strati di intonaco celassero questi bellissimi affreschi. È la storia che riaffiora, inaspettatamente, e ci parla, a distanza di moltissimi secoli.