Roberto Fontana: «Una brutta storia finita bene»

Roberto Fontana

In questi giorni ho avuto la fortuna di avvicinarmi a molte persone che con i loro racconti mi hanno svelato paure, preoccupazioni, speranze ma anche lati positivi di questa quarantena e per questo li ringrazio tutti moltissimo. Tra questi racconti, non può passare inosservato quello di Roberto Fontana, il cui nome è stato nella mente e nel cuore di molti, tutti impegnati a fare il tifo per lui.

Lo chiamo, mi chiede cosa vorrei sapere in particolare e ridendo gli rispondo:  “Tutto!” E lì comincia a raccontare, non ho bisogno di incalzarlo con molte domande, procede sicuro in quella che lui definisce “una brutta storia finita bene”.  

Il tutto ha inizio la settimana prima del 14 marzo, con quella che sembrava una semplice influenza: febbre a 38/39, un po’ di tosse, i soliti sintomi che però non accennano a passare.  Il sospetto è inevitabile e la conferma arriva dopo la visita e il tampone presso l’Ospedale di Schiavonia. Roberto accoglie la notizia con relativa tranquillità, lo informano che il ricovero durerà 8/10 giorni e lui si mette il cuore in pace. Avverte gli amici visti prima di ammalarsi, la sua unica preoccupazione è per chi gli è stato vicino, comunica al sindaco Manuel Dotto di esser il “paziente 1” di Orgiano e inizia la sua permanenza in ospedale che durerà dal 14 marzo al 22 aprile. Sì, perché dopo una settimana in reparto senza significativi miglioramenti, la decisione dei medici è il trasferimento in terapia intensiva.

Viene sedato, a letto incosciente e intubato passerà i successivi 15 giorni. Per non farlo preoccupare non gli viene detto né della decisione dei medici né del pericolo che stava correndo, tutto il peso della consapevolezza è sulle spalle della famiglia, come mi fa notare Roberto, «sono loro ad averla vissuta peggio, anche perché erano positive anche mia moglie e mia figlia Camilla. L’avevano presa in forma leggera, dovevano curarsi da sole a casa». 

L’attenzione si sposta su di loro, le sue donne, due in isolamento per il contagio mentre la più piccola nagativa al Covid-19 tenuta a debita distanza per proteggerla. «Non è stato facile per lei, era preoccupata e non poteva avvicinarsi al resto della famiglia, ne ha sofferto molto». Una situazione sicuramente difficile, mitigata dalla premura del personale medico dell’ospedale che ogni sera aggiornava la famiglia di Roberto sulle sue condizioni di salute. Sono stati giorni pesanti, sospesi, in attesa… finché arriva finalmente la telefonata tanto desiderata e accolta tra le lacrime: “Roberto è fuori pericolo e può tornare in reparto”. Era la sua stessa dottoressa ad aiutarlo a videochiamare la famiglia a casa, «un ambiente davvero positivo» mi conferma.  

In ogni episodio raccontato, Roberto, trova il risvolto positivo della situazione, così come quando mi rivela di esser uscito dall’esperienza muscolarmente distrutto e debilitato, non manca di aggiungere che è riuscito finalmente a perdere qualche chilo strappandomi un sorriso. Questa sua positività è stata determinante nel suo ritorno alla normalità: dopo 40 giorni di ospedale aveva difficoltà a stare in equilibrio, a camminare, anche la voce ne ha risentito. Ma si è dedicato con costanza e tenacia alla fisioterapia, così come riporta orgogliosa Giulia Lucato nel suo profilo Facebook in un video pubblicato sulla sua riabilitazione. «Giulia è stata fondamentale, preziosissima e la ringrazio tanto per l’aiuto che mi ha dato». Poi aggiunge: «Ormai è passata, è riesco a fare quasi tutto quello che facevo prima, domani torno anche a lavorare! Però è stata dura, e sai la cosa più difficile? Stare isolato nel soppalco di casa mia per i primi 15 giorni a casa, così vicino eppure ancora lontano dalla mia famiglia».

L’accoglienza che Orgiano gli ha riservato al suo ritorno «mi sono commosso fino alle lacrime, devo dirlo, non me l’aspettavo. E vorrei poter ringraziare tutti! Tutti gli amici, tutti coloro che mi hanno pensato, la compagnia della pallavolo che mi ha fatto un video bellissimo, Don Gabriele che ha fatto suonare le campane al mio arrivo, Manuel Dotto… Tutto il paese di Orgiano!». L’affetto è stato tanto: post su Facebook, messaggi, telefonate alla famiglia, fino all’apice della festa di un paese con tanto di campane, «è stata un’accoglienza da Papa, altrochè! È stato bellissimo e mai mi sarei aspettato tutto questo…». Questo brutto periodo è finito ed è andato tutto bene, così come recita la frase che Camilla ha scritto sulla mascherina che porta Roberto per muoversi fuori casa «la porto perché è giusto, anche come guarito e immunizzato potrei non portarla; ma dopo un’esperienza del genere si diventa più sensibili a certe cose e ci tengo a dare il buon esempio.». Poi aggiunge: «Sto aspettando che mi chiamino per donare il plasma, Camilla è stata molto felice di farlo, dice che è stata un’esperienza bellissima: l’utilità di fare qualcosa di utile agli altri. Vorrei farlo anch’io, magari sono troppo vecchio, chissà!». 

E ride. Una risata che riempie il cuore. 

Sì, è andato tutto bene! 

di Luana Bellini