Controlli Polizia

UBRIACHI AL VOLANTE

Intervista al dirigente della Polizia Stradale di Vicenza Antonio Macagnino

Chi guida in stato di ebbrezza, quali rischi corre? Lo abbiamo chiesto al dirigente della Polizia Stradale di Vicenza Antonio Macagnino, che ricopre anche l’incarico di vice questore aggiunto.

Dott. Macagnino, dopo il tragico incidente di Arcole, nell’area di diffusione del nostro mensile ci si domanda quali strategie si possono adottare per convincere i conducenti di auto a non mettersi alla guida dopo aver assunto alcool. In particolare la gente chiede più controlli da parte della Polizia, Carabinieri o Vigili Urbani.

«Come dirigente della Polizia Stradale di Vicenza posso dire che la dotazione come numero di agenti è sicuramente inferiore alle esigenze. Però bisogna dire, ad onor del vero, che non siamo messi malissimo. E’ fuori dubbio che poter disporre di più pattuglie nel territorio, compresi nei paesi della provincia, rappresenterebbe un deterrente per quanti sanno di guidare un po’ “alticci”».

Quali tipi di controlli effettuate?

«Essenzialmente di due tipi: un controllo sui conducenti di autovetture a campione per accertare l’assunzione di alcool o droghe e uno, costante, sulla regolarità dei mezzi che trasportano merci o persone. Mi preme sottolineare che il nostro è un lavoro che mira alla prevenzione piuttosto che al ritiro della patente e al sequestro dell’auto. Infatti facciamo uso del cosiddetto “precursore” uno strumento non omologato che segnala subito all’agente della Polizia Stradale se il conducente ha assunto alcool: se dopo aver soffiato viene evidenziata la tacca verde il conducente dell’auto può proseguire senza altri controlli. Qualora invece lo strumento dovesse segnalare il livello giallo o rosso si procede con l’etilometro che è omologato per certificare la guida in stato di ebbrezza. Ai nostri agenti sovente è sufficiente che il conducente abbassi il finestrino per rendersi conto se la persona fermata abbia bevuto più del dovuto».

E a quel punto?

«Una volta che si è accertato che il conducente ha un tasso superiore a 0.50 fino a 0.80 (il tasso deve essere zero nel caso di un camionista o conducente di taxi, oppure di pullman) si provvede al ritiro della patente. In questo caso scattano anche una sanzione amministrativa a partire da 526 euro e la sospensione della patente di guida da tre a sei mesi. Se il tasso di alcool supera 0.80 aumentano progressivamente sia la sanzione che la sospensione della patente che può arrivare a 24 mesi. Provvedimenti che sono aumentati di un terzo se si tratta ad esempio di un camionista. Il mezzo se è di proprietà del conducente, in caso di guida con tasso alcolemico superiore a 1.50, viene posto sotto sequestro per la successiva confisca: in pratica viene venduto».

E i guai non finiscono qui…

«Una volta accertato che il tasso alcolemico supera il livello di 1.50 ( il prefetto di Vicenza lo stabilisce anche se il valore è inferiore a 1.50) il conducente viene inviato in commissione medica provinciale che provvede a sottoporre il soggetto a visite mediche di routine. Inoltre, se una patente normale dura 10 anni prima del rinnovo, nel caso di guida in stato di ebbrezza scade ogni tre o sei mesi, con conseguenti gravi disagi per il conducente il quale, oltre a dover sobbarcarsi la sanzione amministrativa, è sottoposto al ritiro della patente ed eventualmente anche alla confisca del mezzo. Da notare che il veicolo sequestrato viene restituito dopo il periodo riabilitativo e soltanto se non si è recidivi. Il codice della strada in materia ipotizza ben 22 sanzioni diverse. Nel caso, infine, che un soggetto in stato di ebbrezza provochi un incidente mortale scatta la denuncia per omicidio colposo da parte della Procura della Repubblica».

A questo punto come è possibile educare le nuove generazioni a non mettersi al volante dopo aver bevuto?

«Ecco, tra i nostri compiti, dal momento che è difficile educare il conducente di oggi, c’è anche quello di convincere le nuove generazioni a non bere prima di mettersi al volante oppure a convincere i giovani (in particolare i neo patentati il cui tasso alcolemico non deve superare lo zero) che quello che guida non deve assolutamente assumere alcool. Oppure di servirsi di taxi collettivi, dopo una serata in discoteca o in birreria, come in uso in Inghilterra o Germania. Da qualche anno nostri agenti, d’accordo con i dirigenti scolastici, si recano nella aule degli istituti scolastici dalla medie all’Università, per mettere in evidenza i danni che possono essere causati dalla guida in stato di ebbrezza».

Il fenomeno della guida in stato di ebbrezza è in aumento o in diminuzione in questi ultimi anni?

«I dati più recenti segnalano che il fenomeno della guida in stato di ebbrezza è in diminuzione rispetto al passato. Negli ultimi dieci anni sono stati 4808 i casi accertati di violazione di questa norma. In provincia di Vicenza, in base ai nostri dati, un conducente su otto (tra quelli sottoposti a controllo) risulta avere un tasso alcolemico superiore al consentito, per cui credo non sia azzardato affermare che il fenomeno si stia ridimensionando. Pensi che nel 2003 nel corso di una notte, nella zona di Schio, la Polizia stradale ha provveduto a ritirare ben 20 patenti. L’anno scorso sono stati rilevati 750 incidenti causati da automobilisti che supervano i limiti alcolemici: nel 2001 erano il doppio».

Qual è la fascia di età maggiormente sanzionata per guida in stato di ebbrezza? 

«Sicuramente quella che va dai 18 ai 25 anni con una percentuale del 26%. La fascia dai 26 ai 30 anni si abbassa ad un 20% per raggiungere il 17% dai 31 ai 35 anni. Una curiosità a proposito dell’età: il conducente più anziano sanzionato aveva 91 anni, il più giovane 15 anni. Per quanto riguarda il sesso sono gli uomini che trasgrediscono al divieto rispetto alle donne. Numerosi sono anche i cittadini stranieri, in particolare con provenienza Romania, Marocco e paesi ex Iugoslavia».

Serve il controllo con l’etilometro che viene messo a disposizione dei clienti ad esempio nei ristoranti o birrerie? 

«Si tratta di strumenti non omologati come il nostro precursore di cui ho parlato in precedenza. Tutto serve. Il messaggio che vorrei giungesse chiaro è il seguente: chi si mette al volante deve convincersi che la guida in stato di ebbrezza porta a conseguenze molto gravi. Molto meglio rinunciare al bicchiere di vino o al grappino, prima di incappare in un incidente. Da ultimo vorrei sottolineare che il rifiuto a sottoporsi all’alcool test comporta ad un aggravamento delle sanzioni». (Rino Boseggia)

GUIDA IN STATO DI EBBREZZA LA PAROLA ALL’AVVOCATO

L’avvocato Vanna Vigolo, con studio in Lonigo, ci ha fornito una sintesi delle possibili sanzioni in cui posso incorrere quanti si mettono alla guida in stato di ebbrezza. «E’ provato- precisa l’avvocato nell’introdurre l’argomento- che l’assunzione di alcool, anche in modesti quantitativi, prima di mettersi alla guida di un veicolo compromette le funzioni psicofisiche del conducente. Secondo studi compiuti, un conducente di 35 anni con un tasso alcolemico di 1,5 g/l ha una curva di rischio di essere coinvolto in un incidente stradale ben di 38 volte superiore rispetto ad un conducente sobrio.

Il Codice della Strada pone all’art. 186 il divieto di guidare in stato di ebbrezza in conseguenza dell’uso di bevande alcoliche. La materia è oggetto di continue riflessioni e revisioni sul piano normativo. Allo stato, sono previsti tre gradi di intensità di ebbrezza riferiti al tasso alcolemico accertato, cui corrispondono tre livelli sanzionatori gradualmente afflittivi.

Da precisare che la rilevazione del tasso alcolemico può avvenire ad opera degli organi competenti in modo strumentale grazie al noto etilometro, tramite esame diretto del comportamento del conducente o certificazione medica a seguito di analisi. Non dimentichiamo che anche il rifiuto di sottoporsi a qualsiasi esame costituisce reato».

 

Di seguito si riporta lo schema sanzionatorio suddiviso in funzione del tasso alcolemico riscontrato sulle persone. Giova anticipare che i minori di anni 21, i neopatentati ed i conducenti professionali, non devono assumere alcolici e, quindi, il loro tasso deve essere 0.

Da 0 a 0.50 g/l: prevista, per i titolari di patente con età inferiore di anni 21, i neopatentati ed i conducenti professionali durante la loro attività, una sanzione amministrativa di € 163,00 con decurtazione di punti 5; nel caso in cui il conducente fosse responsabile di incidente stradale, la sanzione è raddoppiata e vi è il fermo del veicolo per un periodo di 180 gg se è di proprietà del trasgressore.

Da 0,51 a 0,80 g/l: prevista sanzione amministrativa da € 527 a € 2108 con ritiro immediato della patente. Ne consegue una sospensione da 3 a 6 mesi ed una decurtazione di 10 punti. Se il trasgressore è responsabile di un incidente stradale l’ammenda sale da € 1.054 a 4.216 e la sospensione della patente di guida va dai 6 ai 12 mesi; il veicolo è sottoposto a fermo amministrativo per un periodo di 180 gg se è di proprietà del trasgressore.

Da 0,81 a 1,50 g/l: la sanzione non è più amministrativa ma penale; il conducente viene immediatamente denunciato a piede libero e ne consegue la segnalazione in Procura. La patente viene immediatamente ritirata per la successiva sospensione da 6 a 24 mesi con ammenda da € 800 a 2.133 e reclusione da 6 a 18 mesi ed una decurtazione di 10 punti. Se il conducente, con un tasso di questa fascia è alla guida del proprio ciclomotore o motociclo è previsto il sequestro del mezzo. Se il trasgressore è responsabile di incidente stradale l’autovettura, se di sua proprietà, viene sottoposta a fermo amministrativo per 180 gg.

Superiore a 1,51 g/l: anche qui si procede alla denuncia del conducente con comunicazione all’Autorità Giudiziaria. La sospensione della patente va da un minimo di 12 mesi ad un massimo di 36 mesi ed una decurtazione di 10 punti. L’ammenda è da un minimo di € 1.500 fino ai 4.000€ ed è previsto l’arresto fino a 36 mesi. Se il conducente è responsabile di incidente stradale (non solo con gravi conseguenze) è prevista la revoca della patente di guida. Il veicolo, se di proprietà del trasgressore, viene sottoposto a sequestro al fine di confisca.

L’ammenda, se commessa in ore notturne, viene aumentata di un terzo per i tassi superiori a 0,81 g/l. Il conducente che si rifiuta a sottoporsi a prova per accertare il tasso subisce le stesse sanzioni previste con tasso alcolemico maggiore di 1,5 g/l.

SINTOMI LEGATI ALL’ASSUNZIONE DI ALCOOL

Minore di 0,5 g/l: loquacità, sensazione di benessere, euforia, esaltazione

Da 0,5 fino ad 1: difficoltà di espressione verbale e di coordinamento dei movimenti, diminuita percezione sensoria;

da 1 fino a 1,5: andatura rigida e a volte barcollante, percezione sensoria molto ridotta, forte disinibizione, incapacità di valutare la profondità di campo;

da 2 fino a 3: intossicazione generale, possibile coma (oltre 3,5 g/l).

GLI EFFETTI ALLA GUIDA

Intorno al valore di 0,5 g/l si hanno difficoltà nel percepire i colori dei semafori e dei carelli stradali

Da 0,8 a 1 quasi tutti i conducenti non riescono a percepire eventuali pericoli laterali e, soprattutto, mostrano un eccessivo (quanto ingiustificato) stato di sicurezza che li porta a sfidare il pericolo.

Intorno a 1,5: mancanza di coordinare i movimenti con altissima probabilità di causare incidenti.

Superiore a 2,5 per l’effetto soporifero che determinano sul conducente, normalmente gli impedicono di avviare e guidare il veicolo con le ovvie conseguenze nel momento in cui si mette in marcia.

 

INTERVISTA AL DOTTOR ANTONIO GIACOMINI, MEDICO DI BASE A S. MARGHERITA D’ADIGE, ULSS 17

Ormai è noto a tutti cosa comporta la guida sotto l’assunzione di sostanze alcoliche, tra mille campagne d’informazione e quant’altro. Eppure, ancora oggi si continua a morire per strada a causa del solito guidatore alticcio. Ogni anno, non si contano più le tante famiglie sterminate sull’asfalto e i gruppi di giovani che vengono a casa dalle feste con gli amici nel week end. E sempre più si invoca il reato di omicidio stradale per chi compie delle stragi con l’auto da ubriachi. Abbiamo chiesto un parere medico al dottor Antonio Giacomini, medico di base di professione, sulle conseguenze fisiche relative alla guida dopo che si ha bevuto degli alcolici.

«Innanzitutto, la guida sotto l’assunzione di alcool comporta un’alterazione neurologica, in primis nei riflessi e nella capacità di discriminare tutte le stimolazioni sensoriali esterne, come i rumori e la vista. C’è una sorta di attenuazione, o meglio, di obnubilamento dei sensi nell’ambiente che ci circonda mentre si guida. Questa è una cosa abbastanza scontata. Questi fattori possono cambiare a seconda dell’individuo, dalla fascia d’età alle abitudini alimentari, al sesso e, ovviamente, alla quantità di alcool nel sangue, che è una sostanza tossica per il nostro organismo, che può essere difficile da smaltire. In breve, viene attenuata la reattività del soggetto all’ambiente esterno, con conseguente rallentamento delle reazioni agli stimoli esterni».

Esistono centri che possono aiutare i soggetti più recidivi a questo fenomeno ad uscire da questo tunnel?

«Ogni Ulss dovrebbe disporre di un servizio di alcologia, come può essere il Sert o anche uno per conto proprio, ove vengono trattati quei pazienti che hanno problemi di alcolismo. In questa categoria, rientra anche chi è stato fermato in auto per guida in stato di ebbrezza. Normalmente, chi ha subito il ritiro della patente per questo motivo, può essere soggetto a successivi esami per verificare se questo soggetto continui o no a bere alcolici, a carico giustamente del guidatore brillo come previsto dalla legge vigente, che possono essere più o meno frequenti a seconda dell’Ulss di competenza. A me sono capitati dei pazienti con questo problema che si sono trasferiti altrove proprio per questo motivo. Purtroppo, sappiamo tutti che in Italia, anche sotto questo aspetto, la Sanità non è omogenea».  (Alessio Pezzin)

 

INTERVISTA A IVAN GIOFFRÈ, PRESIDENTE ALCOLISTI ANONIMI ZIMELLA

All’interno del vostro gruppo ci sono persone a cui è stata ritirata la patente a causa dell’eccessivo tasso alcolemico? 

«Quello che sto per dire non riguarda solo il Club ACAT-VO Zimella, di cui sono presidente, ma tutti gli Alcolisti Anonimi (sono presenti in quasi ogni Comune e per accedervi basta andare in qualsiasi Ser.d.). C’è sempre qualcuno al quale è stata ritirata la patente, a volte più di uno. Ho conosciuto persone alle quali è stata ritirata anche quattro volte. Io stesso ho avuto un incidente, ho investito una ragazza figlia di amici. E da quel momento è iniziato il periodo peggiore della mia vita. Sono sprofondato nell’alcolismo, finché ho deciso di smettere per vari motivi, per il lavoro, per la famiglia, che sono poi le cose che contano, visto che gli amici del bar non ci sono quando iniziano i problemi, anzi».

In base alla sua esperienza, quali sono le reazioni più comuni quando viene ritirata la patente?

«La prima reazione è sempre di rabbia, perché è più facile scaricare le colpe sulle Forze dell’Ordine giudicandole troppo severe, piuttosto che ammettere il proprio errore. Poi subentra spesso il menefreghismo: molte persone, una volta rimaste senza patente, continuano imperterrite a bere, pensando di farla franca. I problemi arrivano quando, al momento della restituzione della patente, vengono richieste delle analisi specifiche che palesano i valori nel sangue sballati! Ci sono anche reazioni più incoscienti, ad esempio capita spesso che le persone continuino a guidare anche dopo il ritiro della patente».

Cosa ne pensa di questo fenomeno? 

«Per come la vedo io, non è colpa dell’esistenza dell’alcool se poi una persona decide di distruggersi la vita e non colpevolizzo nessuno per certe disgrazie, dico solamente che ci vorrebbe moderazione, soprattutto nei giovani. Ci sono ragazzi che escono solo per il gusto di ubriacarsi, il problema esiste eccome, basta leggere i fatti di cronaca sui giornali, ma purtroppo viene spesso sottovalutato! Sono belli i giorni in cui si festeggia, ma poi quando capita la disgrazia non si torna più indietro e ci si rovina la vita! Non ha senso bere se si deve guidare, a maggior ragione se si ha la responsabilità di altra gente in auto, e poi bisogna avere rispetto per le altre persone sulla strada, perché le nostre bravate non devono intaccare la libertà altrui. Il rischio è quello di spezzare vite giovani come le nostre». (Maddalena Peruzzi)

 

SCHIANTO DI ARCOLE: PETIZIONE PER L’INTRODUZIONE DEL REATO DI OMICIDIO STRADALE

La tragedia di Arcole non ha portato soltanto lutti e lacrime. Un gruppo di ragazzi molto vicini a Nico Bottegal, appartenenti allo stesso gruppo di organizzazione eventi denominato “Zelda” si è subito rimboccato le maniche e ha avviato una petizione per l’introduzione dell’omicidio stradale, un reato che contempli pene più severe per chi provoca incidenti mortali, dopo essersi messo alla guida in condizioni psico-fisiche alterate da alcool, droga o medicinali. L’iniziativa ha avuto il suo incipit già a soli due giorni dalla tragedia. Tantissimi giovani si sono incontrati all´oratorio di San Bonifacio per sottoscrivere la petizione con la quale si chiedeva l´approvazione del disegno di legge, fermo da tre anni in Parlamento, sull’omicidio stradale. In poche ore sono state raggiunte oltre mille firme. «All´investitore di Arcole provvederà la magistratura», hanno affermato i ragazzi, «noi riteniamo solo che per chi compie simili tragedie debba essere previsto l´arresto in carcere».

L’iniziativa è proseguita anche il giorno successivo, al Palaferroli, sempre a San Bonifacio. Grazie al tam tam su Facebook, e all´attenzione mediatica, che è diventata anche politica vista la presenza di rappresentanti provinciali e regionali, il gruppo promotore è riuscito ad arrivare a 2 mila 200 firme alla petizione. Alberto D´Annibale dello “Zelda” ha ringraziato i tutti i firmatari e ha consegnato la petizione ai rappresentanti politici presenti, con il pressante invito «a dare una concretezza ad un progetto rimasto in stand-by per troppo tempo». L´iniziativa ha trovato il sostegno delle associazioni delle vittime della strada e di alcuni sindacati di polizia. Presenti anche i sindaci di Veronella, Arcole e Zimella e il presidente della Provincia Miozzi, con l´assessore Campedelli e un collegamento telefonico con Alessia Rotta, deputata Pd. Alla fine, D´Annibale ha deciso di chiudere con una domanda feroce, rivolta soprattutto al Parlamento, organo atto a legiferare: «Ma ci volevano queste tragiche morti per spingervi a fare qualcosa?», ha chiesto. «È possibile che in Italia debba sempre finire così?». La serata è stata anche un´occasione per sensibilizzare quanti si mettono alla guida, pur sapendo di non essere in condizioni psico-fisiche adatte. Su questo ha insistito molto anche il sindaco Garzon: «La questione della guida in stato di alterazione per alcool o droghe riguarda tutti noi. Pensateci bene ragazzi, non puntiamo soltanto il dito contro gli altri. Dobbiamo tutti fare i conti con le nostre coscienze e cambiare modo di comportarci. Sulla strada ci vuole attenzione, lucidità e responsabilità». Le firme sono state consegnate a Massimo Giorgetti che le ha portate a suo fratello, il sottosegretario Alberto Giorgetti.

La petizione è proseguita nelle settimne successive. L’obiettivo è quello di arrivare a quota 10 mila e, se non fosse fatto alcun passo avanti, procedere con una nuova eclatante consegna, stavlta al prefetto di Verona Perla Stancari.

Intanto, Anna Firolli di San Bonifacio scrive: «Le vittime erano amici dei miei nipoti, avevano passato la serata insieme e stavano tornando a casa. In questi giorni ho incontrato parecchi ragazzi. Sono, siamo tutti sotto choc. A scuola si vive in un clima di lutto: ragazzi giovanissimi che si ritrovano per piangere, pregare, accompagnati dagli insegnanti; famiglie disperate ed adulti che si interrogano, intere comunità sconvolte. Ma questi ragazzi stanno anche facendo una grande cosa: una raccolta di firme per fare in modo che le pene previste per le persone responsabili della morte di qualcuno in un incidente stradale siano più severe, soprattutto nel caso in cui si guidi in stato di ebbrezza e sotto effetto di droghe.

Sono fiera e meravigliata dalla forza di reagire che stanno dimostrando, dopo una tragedia del genere, per fare in modo che questa morte abbia un senso e serva a qualcosa. Ho voluto allargare il discorso e farli/farci riflettere anche sulla nostra responsabilità quotidiana. È facile additare al “mostro» che ha ucciso, senza vedere quando il mostro potremmo essere noi stessi. Si parli di questa tragedia e dello sforzo di far avanzare l´iter legislativo di questa legge, per istituire il reato di “omicidio stradale”, arenata come tante altre in Parlamento. Questi ragazzi anno smuovendo la gente, con la raccolta di firme. Anche questa è un´occasione per aiutare i giovani. La vita, così preziosa, è anche fragile. Serve educarli all´impegno e alla responsabilità». (Paola Bosaro)