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“121 ANNI DI LIRICA”. INTERVISTA A CRISTINA BAGGIO

Venerdì 15 novembre, al Comunale di Lonigo, ha avuto luogo una serata davvero speciale per festeggiare il 121mo compleanno del Teatro. I protagonisti della serata sono stati il Teatro di Lonigo e la musica lirica, impersonati l’uno dal drammaturgo e storyteller Luca Scarlini per raccontare, con l’aiuto di fotografie, la storia socio-politica e cultural-musicale del Comunale, l’altra da Cristina Baggio per dare voce a una selezione di brani lirici, accompagnata da Caterina Galiotto al pianoforte e da Pietro Trevisiol al violoncello. 

Cristina, questa esibizione è stata speciale per te, come mai?

«Il 15 novembre per me è stato una data importante poiché ho potuto esibirmi nella terra in cui sono nata. Come per magia nello stesso posto c’era tutta la mia vita: il teatro, il canto, tutta la mia famiglia e i miei amici più cari, molti dei quali non mi avevano mai sentito cantare. È stato un onore per me aprire la stagione del Teatro con un mio recital solistico, per di più al fianco del Prof. Luca Scarlini. Al carissimo direttore artistico Carlo Mangolini, al presidente Fausto Gelati e all’instancabile vicepresidente Emilio Garon va il mio grazie più sincero».

Il momento più intenso della serata?

«Il momento più bello per me è stato quando ho potuto cantare “La Mamma Morta” di Andrea Chenier, un brano estremamente significativo per me, perché racchiude tutto ciò che sono».

Cristina, cos’è il canto per te?

«Per me il canto è vita, è ciò che mi dà l’energia vitale per affrontare con entusiasmo ogni giorno. Quando ti innamori dello strumento “voce” ciò che conta è riuscire ad emozionare, indipendentemente da qualsiasi genere musicale tu esegua. Nonostante io adori il blues, credo che l’opera sia la forma d’arte più completa che esista perché abbraccia musica, canto, ballo, recitazione e si esegue in teatro: il tempio dello spirito. Quando sali su un palcoscenico devi essere pronta a spogliarti totalmente in uno spazio sconosciuto come fosse casa tua, devi abbassare tutti i muri e le maschere che la quotidianità talvolta ti chiede di indossare ed essere pronta ad esporti nella tua purezza. Ogni esecuzione è unica, non si ripeterà mai uguale, perché diverse saranno le energie, le emozioni, il coinvolgimento, ed è con il pubblico che tu fai l’opera».

Come è nata la tua passione per il canto?

«Ho cantato per 10 anni nel coro della parrocchia di San Giorgio, diretto da Don Gastone Pettenon, innamoratissimo della musica. Su suo consiglio mi sono iscritta al Conservatorio di Padova dedicandomi alla musica lirica, anche se mi ci è voluto del tempo per abituarmi a questo genere, forse perché non la conoscevo e poi perché ero molto timida. Poi un giorno, guardando il film “Il Giovane Toscanini” ho avuto una chiamata, non so spiegarlo, ho sentito una voce dentro di me che mi diceva di provarci perché la mia missione di vita si sarebbe compiuta attraverso il canto. In questo modo avrei potuto veicolare un messaggio di speranza, fiducia e amore, avrei potuto emozionare le persone e farle riavvicinare ai propri sentimenti più profondi e primordiali, all’amore per la vita. E così, spinta da questa energia interiore ho cominciato questo faticoso, meraviglioso cammino di vita».

I tuoi programmi per il futuro?

«Il 2014 lo aprirò con la ripresa di “Manon Lescaut”, a seguire ci sarà “Fedora” e il debutto nel ruolo di Vitellia della “Clemenza di Tito”, uno degli ultimi ruoli mozartiani che devo ancora affrontare, seguirà il “Don Giovanni” nel ruolo di Donna Elvira e “Salome” di Strauss, una delle mie opere preferite assieme a “Manon Lescaut”».