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Adolfo Nicoli: il dentista con la passione per la scultura

di Rino Boseggia Fotografie: Maurizio Pilon

Adolfo Nicoli, da anni esercita la professione di dentista. Per caso ha scoperto di avere una grande passione per i cavalli e per la scultura

Per un dentista molto stimato, che da anni esercita in uno studio di San Bonifacio, ma con le radici affondate a Lonigo, maneggiare con disinvoltura il trapano per curare una carie dentale o per devitalizzare un molare non rappresenta certo un esercizio di difficile esecuzione. Imparare, invece, ad usare con maestria lo scalpello pneumatico per lavorare blocchi di pietra o una turbina ad aria per incidere delle mattonelle, è sicuramente un merito che va al di là del semplice hobby.
Per non parlare dei cavalli, una passione che era nel DNA del nostro dentista-scultore, colmata, nei primi anni settanta, quando ha vinto un cavallo messo in palio dalla Vidal. «Un cavallo bianco come quello della pubblicità del bagnoschiuma Vidal, che correva felice in mezzo agli acquitrini sollevando spruzzi d’acqua».
A raccontarci il simpatico episodio è Adolfo Nicoli, dentista con studio a San Bonifacio fin dai primi anni settanta, leoniceno doc anche se i primi vagiti del futuro dentista, sul finire della guerra, vengono emessi in un casolare di Bonaldo, una frazione che in quegli anni stava per metà sotto il comune di Arcole e per metà sotto Veronella. Adolfo fa parte di una famiglia tra le più conosciute a Lonigo, un paese che ha sempre amato fin dalla prima infanzia.
«Ricordo ancora adesso, a sessant’anni di distanza – ci confida Adolfo che abita con la moglie Paola in una casa isolata sulla collina di Sarego da cui si ammira, oltre  alla sottostante Rocca Pisana, un panorama ineguagliabile – la prima volta che vidi Lonigo. Provenivo con i miei dalla strada che da Bagnolo porta in città. Giunto a un centinaio di metri dall’ippodromo, dopo aver superato la curva della Rotonda, ho avuto subito l’impressione di essere giunto nel paese dei miei sogni di bambino. Al circolo, pieno di alberi maestosi, c’erano frotte di ragazzini che giocavano a rincorrersi e che non si curavano affatto del nuovo arrivato. E poi mi è apparso sullo sfondo il maestoso Palazzo Pisani. In una parola: mi sono subito innamorato di Lonigo che considero ancora adesso uno dei più bei paesi di tutto il Veneto».

Adolfo mi racconti del cavallo bianco della Vidal…
«Dopo gli studi e la laurea, mi trasferisco nel 1972 a San Bonifacio dove inizio la mia attività di dentista. Poco dopo il matrimonio mia moglie Paola acquista una confezione di bagnoschiuma Vidal che conteneva alcune cartoline da spedire: chi veniva estratto riceveva in regalo un bel cavallo bianco. Mai avrei lontanamente immaginato di vincere quel singolare premio. Ed invece accade che quel meraviglioso cavallo bianco giunge a casa mia come un pacco postale. Dove metterlo? Certamente non nel garage di casa mia a San Bonifacio. Dopo una riunione di famiglia decidiamo di ricavare una piccola stalla e un box nella lavanderia (dove si faceva la “liscia”) della vecchia casa a Lonigo, in via Roma».

Ma era appassionato di cavalli?
«Si ma non avevo mai posseduto un cavallo in vita mia e non ero mai salito in groppa ad un quadrupede. A dire il vero avevo provato ammirazione nel vedere Piero Bellieni cavalcare un bellissimo cavallo in via Roma lastricata di ciottoli. Ancora adesso mi ricordo il portamento regale del cavaliere, l’eleganza dell’animale e il suono cadenzato degli zoccoli sul selciato. Mai, però, avrei immaginato di possedere un cavallo. Quello bianco della Vidal ricevuto in premio dopo poco tempo morì, ma intanto era nata una grande passione. Vedendo una manifestazione all’ippodromo di volteggiatori a cavallo, mia moglie Paola si entusiasmò così tanto da chiedermi: «Perché non lo facciamo anche noi nel nostro maneggio?». Il desiderio divenne realtà dopo aver fondato un’associazione equestre a San Bonifacio e aver ristrutturato una casa in periferia. Nasce così “Lo Sperone” un’associazione no profit che con il supporto di un istruttore argentino, Nelson Vidoni, si proponeva di insegnare il volteggio, riuscendo a portare gli allievi prima a livello nazionale vincendo il campionato italiano con una “Prima classificata”, Chiara Posenato (oggi medico chirurgo specialista in medicina dello sport) e una “Seconda classificata”, Elisabetta Dal Monte, fino ad arrivare all’attuale campionessa del mondo: Anna Cavallaro di Belfiore d’Adige (VR), che ha iniziato la sua attività allo Sperone. Ma non solo anche l’ippoterapia per i bambini diversamente abili. L’attività nei primi anni si svolgeva sotto un tendone da circo che è caduto tre volte…».

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E dopo il tendone, la struttura fissa…
«Esatto. La società stava crescendo e così, dopo aver ottenuto il permesso dal comune di San Bonifacio, abbiamo costruito una struttura stabile in via Masetti, nelle vicinanze della strada Porcilana».
La casa in collina e la passione per la scultura
E come le è venuta la passione per la scultura?
«Il tutto è nato per caso negli anni ‘90. Vicino al maneggio ho trovato una lastra di marmo Biancone. Nel ricordarmi che il logo di Pavarotti usato per un concorso ippico ritraeva una chiave di violino con un cavaliere che lo attraversava, ho iniziato a disegnare sul marmo un cavallo che saltava lo  “Sperone” il tutto con l’aiuto di uno scalpellino. Il mio grande amico maniscalco Carlo Cosaro,  con il quale ho condiviso la mia passione equestre, nel vedermi all’opera, mi consigliò di attrezzarmi di un compressore e così ho iniziato a scolpire  le pietre prima nelle scuderie poi  qui a casa mia…». E da allora è iniziato il desiderio di trasmettere prima sulla pietra poi sulle mattonelle le mie emozioni dando loro forma».

Una casa, sopra la collina di Sarego, che è il luogo ideale per un “artista”…
«Venire ad abitare in questa casa è stato un vero colpo di fortuna. Su consiglio dell’ing. Salvagnini, che si era fatto costruire una casa sopra Meledo Alto, capito sopra questo cocuzzolo pieno di sterpaglie e mi innamoro subito del luogo, isolato da tutto ma che ti permette di vedere un panorama incredibile dalla pianura alle montagne circostanti che vanno dal Monte Baldo all’Altipiano di Asiago. Per tutta una serie di vicende vengo a sapere che il terreno è stato sottoposto all’asta. Concorro, ma per una inezia la mia offerta era inferiore rispetto ad un’altra.  Seppur a malincuore dimentico la vicenda. Intanto il nuovo proprietario del terreno fa costruire una casa che poi viene posta in vendita ed è quella dove abito. E questa volta non mi lascio perdere la seconda occasione».

Una casa dove le sculture sono presenti ovunque, dal portone d’ingresso al giardino , fino al teatro ricavato nella parte che domina tutta la pianura sottostante. Da dove arriva l’ispirazione?
«Vorrei premettere che non mi sento uno scultore professionista, ma soltanto un appassionato, Mi piace la materia pietra o marmo che sia. Disegno e poi mi metto allo scalpello. Comunque ho scoperto che realizzare con le proprie mani dà una grande soddisfazione. Anche il teatro che vede, con la sua scalea, sono riuscito a costruirlo da solo, con l’aiuto di mio figlio, mettendo insieme i sassi sparsi, presenti sulla collina. L’idea è venuta da un collega medico-oculista – scrittore il Dott. Buscemi Corrado che, dopo una gita in Sicilia, da lui organizzata, mi ha suggerito di fare un teatro.  Per la sua realizzazione mi sono ispirato al teatro greco-romano di Taormina dopo una visita alla città siciliana. Le simbologie presenti si richiamano alla mitologia greca e romana. Ricordi di liceo». Chi desidera conoscere in dettaglio le opere di Adolfo Nicoli può visitare il sito www.adolfonicoli.com

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