Adriano Cassini & Betty Pignotti: che colore ha la semplicità?

Dal 25 dicembre al 6 gennaio, nella sala civica del municipio di Cazzano di Tramigna si è tenuta la mostra di Adriano Cassini, famoso e conteso pittore di Cellore e della padovana Betty Pignotti. I due artisti, inseparabili ormai da molti anni, hanno scelto di esporre una trentina di opere del loro vastissimo repertorio. La mostra, caratterizzata da una grande varietà di soggetti e temi, trova la sua coerenza nel colore che funge da filo conduttore e trascina i visitatori come in un vortice. La pittura di Adriano Cassini, con le sue tinte pastello, i suoi azzurri commoventi, si alterna con la creatività istintiva di Betty Pignotti che si esprime attraverso colori vivaci e puri, alla maniera naïf. Uno sposalizio artistico il loro che ha senz’altro originato delle contaminazioni e dei richiami, soprattutto tematici, ma che non ha mai intaccato l’essenza specifica dell’arte di ciascuno. I due artisti hanno in comune l’amore per le cose semplici di una volta, per la vita di campagna, per i mestieri tradizionali ormai perduti e per la natura. E tuttavia gli stessi soggetti prendono vita in maniera diversa sulle loro tele. Il tratto deciso, le forme semplici e i colori aggressivi di lei hanno un che di primitivo e selvaggio, mentre la delicatezza delle immagini di lui, i suoi colori dolci, danno origine a una pittura pura e per certi aspetti infantile. Lo sguardo di Cassini non è stato contaminato dal disincanto dell’età adulta, è rimasto fiducioso, stupito e grato, come quello di un bambino che scopre il mondo e se ne innamora. Il suo animo di artista non è stato toccato dalla modernità, dalla frenesia, dalla brutalità del vivere contemporaneo. Cassini le ha respinte con tutte le forze, aggrappandosi saldamente alla concretezza rassicurante degli oggetti del suo passato, dei paesaggi della sua terra, che ritornano incessantemente in tutte le opere come figure apotropaiche. Se la pittrice Pignotti, pur non disdegnando il paesaggio, palesa una spiccata propensione per la figura umana, soprattutto femminile, Cassini sembra invece attribuirle la stessa importanza che riserva agli altri elementi della vita di tutti i giorni. Così nelle sue opere contadini, massaie e bambini con la zampogna ricorrono proprio come le seggiole blu, i carrettini, le corti rurali, le gabbiette per uccelli, i campi e gli animali. Affiorano timidi dalle trasparenze del colore, in un confondersi continuo di piani e di velature, in un trascolorare infinito di realtà, sogno e ricordo. «Amo la spontaneità, le cose semplici di una volta – spiega l’autore – perché mi permettono di mantenere uno spirito giovanile e mi rendono felice. La bellezza della natura, l’affetto degli animali, l’amore delle persone care, ma di cos’altro abbiamo bisogno?». E guardando i quadri di Cassini viene spontaneo pensare che la realtà, in fondo, è proprio come la dipinge lui, un sogno, un’illusione, una trasparente bolla di sapone.