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Alessandra Mazzai: dalle strategie di comunicazione ai temi ambientali

di Chiara Ballan

La giovane leonicena è autrice assieme al prof Carlo Carraro dell’interessante libro sui cambiamenti climatici. Anche il supplemento “Sette” del Corriere della Sera le ha dedicato una pagina intera la scorsa settimana.

Il 19 novembre è stato pubblicato un testo davvero interessante e tra i nomi degli autori figura quello di Alessandra Mazzai, una giovane leonicena cresciuta tra i libri della nota libreria di famiglia. “Il clima che cambia. Non solo un problema ambientale” è il titolo dell’opera, edita per l’autorevole casa editrice “Il Mulino” e firmata insieme a Carlo Carraro, noto docente di Economia Ambientale presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia, ex Rettore presso la stessa Università e vicepresidente dell’IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change). Il testo è frutto del lavoro di divulgazione sul tema del cambiamento climatico operato negli ultimi anni da Alessandra, attualmente impegnata come responsabile della comunicazione dell’International Centre for Climate Governance (www.iccgov.org), una delle istituzioni di Venezia che si occupano del clima che cambia presso il polo nato sull’Isola di San Giorgio Maggiore.
Attraverso quale percorso sei passata dagli studi di comunicazione alla divulgazione di temi legati all’ambiente?
Tutto ciò che riguarda la tutela dell’ambiente mi interessa da sempre, si tratta di un argomento che sento mio. Terminando gli studi di Strategie di Comunicazione a Padova, ho deciso di specializzarmi in questo settore frequentando il Master in Economia e Management dell’Ambiente e dell’Energia all’Università Bocconi di Milano, senza immaginare dove sarei poi andata a sviluppare il mio interesse. In quegli anni le discussioni attorno alla sensibilizzazione ambientale e al cambiamento climatico stavano arrivando anche al grande pubblico. Dopo il Master ho svolto uno stage a Venezia, dove lavoro tutt’ora occupandomi di divulgare, soprattutto attraverso il web, le ricerche più attuali a riguardo. Il libro arriva proprio da questo percorso di divulgazione.
“Il clima che cambia”: un libro per specialisti o per tutti?
Il libro vuole ovviamente arrivare a tutti. Il mio compito è proprio quello di tradurre lo “scientifichese” affinché sia alla portata di chiunque. Una parte del libro, quella un po’ più scientifica, vuole spiegare il passato e il futuro del cambiamento climatico, per far capire che siamo già dentro questo cambiamento. Nel corso dell’ultimo secolo, infatti, la temperatura media globale si è alzata di 0.8°, come conseguenza delle crescenti emissioni di gas serra sprigionate in atmosfera dalla combustione di combustibili fossili da parte dell’uomo. Il clima che cambia sta già influenzando la frequenza e intensità degli eventi estremi, come uragani, siccità, inondazioni e vari altri fenomeni, diversi a seconda della loro geo localizzazione. Il libro tratta inoltre di come gli impatti ambientali influenzino la società anche a livello economico e sociale: dalla sicurezza alimentare alla salute, dalle emigrazioni ai costi degli impatti. Sono dunque necessarie delle politiche climatiche pronte a mitigare le emissioni climalteranti e a prevenire scenari futuri difficilmente sostenibili. Insomma, il libro è una panoramica sulla ricerca internazionale sull’attuale situazione climatica globale.
A dicembre sarai presente alla Conferenza di Parigi sul clima, passando prima per Roma. Quali tematiche saranno trattate e quale sarà il tuo ruolo?
Il Symposium di Roma di novembre ha visto la presenza della comunità scientifica italiana sul clima (12 le associazioni e società scientifiche che vi hanno partecipato) per fare un punto della situazione e invitare decisori, istituzioni nazionali e internazionali, settori privato e finanziario ad agire di fronte all’evidenza scientifica, in vista della Conferenza delle Nazioni Unite sul Clima di Parigi, che si terrà tra il 30 novembre e l’11 dicembre.
A Parigi, il mio ruolo sarà ancora quello di far arrivare al pubblico gli aggiornamenti su quello che succederà in quelle due settimane, soprattutto attraverso il web e i social network. La Conferenza sul Clima di quest’anno è la ventunesima, ma ha un taglio diverso rispetto alle precedenti: stavolta ogni Paese arriva con delle proposte concrete, degli obiettivi nazionali al 2030, per contrastare il cambiamento climatico. L’obiettivo di riduzione delle emissioni non è più calato dall’alto (approccio che in passato è costato la rinuncia di diversi Paesi a partecipare ad un accordo globale). In questo modo, la quasi totalità delle emissioni globali è “controllata” da parte di questi impegni nazionali che, seppur volontari, indicano che il riconoscimento del problema è ormai riconosciuto da tutti gli attori della scena internazionale. Parigi non è sicuramente l’arrivo, ma un primo passo per veder cambiare le cose.
Qual è l’obiettivo condiviso dai Paesi riguardo il contrasto ai cambiamenti climatici?
L’obiettivo internazionalmente riconosciuto è di mantenere entro i 2°C l’aumento della temperatura a fine secolo, rispetto ai livelli preindustriali. Andando oltre, il rischio è quello di incorrere in effetti gravi e irreversibili sul sistema climatico. Se mantenessimo il ritmo di emissioni attuale, infatti, le proiezioni dicono che la temperatura potrebbe persino superare i 4°C. Gli impegni di Parigi non saranno sufficienti a rispettare il limite dei 2°C: è per questo che Parigi, dicevo, è un primo importante passo, ma è solo l’inizio. Servono  sforzi da parte di ogni singolo Paese e grandi investimenti per dirigersi verso nuovi sistemi energetici, per lasciare quanto più possibile i combustibili fossili nel sottosuolo. Ecco spiegato come le soluzioni al cambiamento climatico passino anche dall’economia e dal sociale.
Alessandra ha in programma un impegnativo percorso di presentazione del nuovo libro, punto di arrivo davvero importante nella sua carriera di divulgatrice.

Alessandra Mazzai