archeologo ferroviario a montagnana

Archeologo ferroviario per passione

In giardino s’è portato un segnale semaforico. Il garage sembra un museo ferroviario, frutto di un lascito che oggi vuol far ricordare il passato glorioso delle FS di un tempo non troppo remoto. 

Che ci fa un vecchio segnale ad ala semaforica in un giardino di casa? 

La gioia, la custodia e la passione di uno come Alberto Rigoni, veronese cinquantasettenne dipendente del Ministero della Difesa, da anni trapiantato sul confine tra Montagnana e Poiana Maggiore, con l’insolita passione per il mondo “ferrato” di treni e ferrovie. Uno che fin da bambino non si è mai accontentato di giocare con i tradizionali trenini giocattolo. 

Alberto ha sempre sognato in grande: «Sono sempre stato affascinato da tutto ciò che fa funzionare le ferrovie: dai caselli, ai segnali, agli scambi e binari, al mondo cartaceo di regolamenti e orari», fino a trasformarsi in uno dei rari collezionisti nazionali di cimeli ferroviari. 

Ne è cosciente lui, ne è convinta la moglie Paola, rassegnata per la passione ingombrante del marito, che stava quasi per comprare un intero vagone merci da mettere in giardino. Per questo la loro abitazione nel cuore della campagna, si è trasformata in una sorta di “stazione”, senza binari, dove non è mai transitato o transiterà alcun treno. 

«Tutto è nato – racconta Alberto – all’età di 5 anni, quando mi portavano alla stazione di Isola della Scala, per vedere i treni. È qui che ho iniziato a innamorarmi della ferrovia e di tutto quello che fa circolare i treni. Così un po’ alla volta ho imparato a riconoscere le tipologie di carrozze, di carri merci e locomotive, tra cui anche le ultime a vapore». 

Passione che via via si è trasformata crescendo, in recupero e conservazione di materiale e pubblicazioni ferroviarie, che altrimenti sarebbero andati persi irrimediabilmente. 

Definirlo un “archeologo ferroviario” lo rende felice, dimostrando come uno spaccato di memoria sociale possa essere custodito dentro e fuori una casa comune, che non teme confronti con un museo. 

di Antonio Gregolin

continua su AREA3news n131 di giugno 2022