Bepi De Marzi

Il dialogo “intimo” con il maestro de “Il Signore delle cime”, quel col mondo sonoro del compositore vicentino Bepi De Marzi, che parla della sua fede, da cui oggi si sente distratto e distaccato Su Bepi De Marzi, l’ineguagliato signore delle “vette” corali e quel “Signore delle cime”, cantato e tradotto in cento lingue in tutto il mondo, è stato detto e scritto tutto. Celebrità da cui il maestro “prendere le distanze”, proprio per eccesso di popolarità. Sa bene di essere il musicista vicentino più conosciuto e apprezzato al mondo, ma lui scrollando le spalle, dice: «Andiamo avanti…». Ma da “uomo di Chiesa” com’è stato, “perché la Chiesa è stata la mia vita” -come dice lui-, oggi il maestro sembra essere diventato un anacoreta. 

Uno stilita che sembra rifiutare quel “modo di essere Chiesa” che oggi gli sta stretto quanto scomodo. È la visione sulla fede, che il maestro De Marzi esterna a bocconi: «Perché – dice lui -, oggi sono angosciato da questo modo di tele-trasmettere la fede!». Profondo come sempre, ma non sempre facile da comprendere, Bepi De Marzi oggi sta vivendo “una stagione di solitudine voluta”, marcata anche dalle perdite di quelle sue amicizie che costituiscono i ricordi di una vita. Tanti i ricordi, che le stesse pareti della sua casa alla periferia di Vicenza, sembrano faticare a contenere. «Tutti credono che la musica sia stata la mia vera passione. 

Si sbagliano, ho studiato musica solo perché i miei genitori me l’hanno imposto. Il mio vero sogno è sempre stato quello di diventare giornalista!». Sarebbe stato un ottimo giornalista rampante, c’è da scommetterci. Chi poi si aspetta un Bepi De Marzi poetico quanto i suoi canti, è presto deluso. Negli ultimi anni, quella testa cerea che spicca al contrario mentre dirige i suoi “Crodaioli” che ha smesso di esserne il direttore un anno fa, si è fatta più graffiante verso la società e religione, con giudizi ancor più essenziali dei suoi versi. Profetico in molti suoi passaggi, retaggio di quelle frequentazioni che ha coltivato per anni: da Mario Rigoni Stern, Goffredo Parise suo faro nello stile giornalistico, a Ermanno Olmi. Fino a padre David Maria Turoldo con cui De Marzi ha intessuto un rapporto musicale e spirituale che lo vede ancora emozionarsi quando dice: «Nella Chiesa c’è ancora chi non ha capito e non vuol sentire parlare di Turoldo! Proprio lui che implorava una Santa e povera Chiesa…». 

Quella sua armonia deve essersi inceppata e lui non lo maschera: «Sono allergico ai compromessi!». Frase che è un ammonimento anche per chi lo intervista. Quasi un’uscita di scena in punta di piedi, da “uomo di solitudine e solitudini”, come ha cantato per una vita nei suoi “affreschi…

di Antonio Gregolin 

(AREA3news n°120 giugno)