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Bobby Solo. “Una lacrima sul viso” ma… con il sorriso sulle labbra

Abbiamo incontrato Bobby Solo, che venerdì 28 marzo si trovava al Teatro Comunale di Lonigo per un concerto di beneficenza: 69 anni, 50 anni di carriera, 5 figli e un successo…beh quello è incalcolabile! Bobby ha tutti gli accenti del mondo, probabilmente perché il suo lavoro l’ha portato un po’ dappertutto e una disponibilità rara. Volete sapere com’è dal vivo? Un bell’uomo che dimostra 10 anni in meno della sua età, con una naturalezza, un’energia e un’allegria travolgenti.

Roberto Satti, ovvero Bobby Solo…ci racconti la storia di questo nome d’arte

«All’epoca (negli anni Sessanta, ndr) si usava dare agli artisti nomi “americaneggianti” come Tony, Johnny ecc. Quando comunicai alla segretaria della casa discografica il nome che mi ero scelto, dissi: “solo Bobby” intendendo “solamente Bobby”. Lei non capì e scrisse “Bobby Solo”. Ecco come è nato il mio nome d’arte (ride di gusto, ndr), ma mi piace moltissimo e, con il senno di poi, penso che mi abbia portato fortuna».

Elvis è stato certamente un punto di riferimento per lei, in che modo ha influito sulla sua musica? 

«Elvis era irraggiungibile, non ho cercato di seguire le sue orme, ma ho preferito risalire direttamente alle radici della sua musica, alle sue stesse fonti d’ispirazione. Elvis era legato al genere musicale Gospel, perché era molto religioso, alla musica Country, tipica delle sue zone (Mississippi, Tennessee ecc, ndr) e ovviamente al Blues. L’ho sempre stimato moltissimo e ho sempre amato la sua straordinaria musicalità, ma non ho mai indossato la giacca di pelle per imitarlo, come in molti hanno fatto».

Bobby il suo nome è senz’altro legato al successo di “Una lacrima sul viso”, quanto ha influenzato la sua carriera questo brano? Qual è la canzone a cui è più legato?

«Proprio “Una lacrima sul viso” perché è la canzone che mi ha portato in Giappone in Australia in Sud America, in tutto il mondo. Portare la musica italiana in giro per il mondo per me è stato un motivo di grande orgoglio. Quel brano è magico, ancora adesso, quando lo riascolto, mi commuovo pensando a quanto ero giovane, imbranato, timido e poco preparato».

Per varie ragioni è legato al nostro territorio. Come mai?

«Sì, sono un uomo del Nord Est perché ho origini triestine. Poi conosco bene le zone di Verona e Vicenza perché il marito di mia sorella Fiorenza era un militare Americano. Quando ero adolescente ho passato l’estate con loro sia alla caserma Ederle, a Vicenza, sia alla caserma Passalacqua, a Verona. Mi ricordo che andavo con la mia chitarra a cantare nei locali interrati a Verona, in cui c’erano i jukebox. Non è che mi ascoltassero molto all’epoca, devo dire (ride, ndr)! Ho anche abitato un anno a Soave e mi sono trovato benissimo. Ho persino imparato due parole in dialetto “seola” (cipolla) e “bogoni” (lumache), che mi fa venire in mente il Boogie Boogie (altra sonora risata, ndr)».

Prima di salutarci, le chiederei un pensiero su Little Tony, suo caro amico

«È un buco enorme nella mia vita, siamo stati amici fin dai miei esordi, negli anni Sessanta. Abbiamo partecipato insieme a moltissimi programmi televisivi. Lui era scatenato nelle sue performance, aveva un animo rock, io invece ero più per le ballate melodiche. Little Tony era un professionista molto serio e preciso, io invece ero più leggero e spensierato: ci compensavamo. Qualcuno ha persino detto che insieme arrivavamo a fare un buon cantante!»