Borotto rieletto sindaco

borottoIl nuovo sindaco di Nanto è Ulisse Borotto della lista “Nanto domani” che ha raccolto il 44,09% con 754 preferenze superando i rivali Maurizio Pellegrin di “Uniti per Nanto” che si è fermato al 41,16% con 704 preferenze e Massimiliano D’Ausilio del Movimento 5 Stelle, terzo con il 14,73% per 252 preferenze. Schede bianche 1,35% (24) e nulle 2,30% (41). Votanti 1.775 su 2.426 aventi diritto per il 73,16%. La rielezione di Ulisse Borotto, nonostante lo scarto di voti di soli 50 preferenze, era nelle previsioni dopo che nomi di spicco come l’ex sindaco Renzo Ceron, («ho iniziato quando ne avevo 26 come assessore dell’allora sindaco, l’avvocato Luigi “Gigi” Arena») e Cabianca si erano chiamati fuori dalla competizione anche se avevano promesso il loro impegno per la formazione di liste civiche di opposizione. Nel confermare il sindaco uscente i cittadini di Nanto hanno in pratica scelto la continuità. «La mia riconferma non è un risultato inaspettato, pensavo però con una differenza ridotta a poche schede – ha dichiarato Borotto al GdV -. I cittadini di Nanto hanno premiato il lavoro fatto negli ultimi cinque anni». Uno dei temi dibattuti in campagna elettorale è stata la sicurezza non fosse altro perché l’attenzione mediatica sul comune della Riviera Berica è stata massima a causa del caso Stacchio, il benzinaio che per difendersi da banditi armati che tentavano di sfondare lo store di Roberto Zancan ha dovuto sparare uccidendo uno dei banditi. Prima del voto amministrativo Borotto aveva dichiarato alla stampa veneta e nazionale che avrebbe potenziato l’azione contro la criminalità installando altre telecamere nei punti strategici del paese ribadendo la più completa solidarietà nei confronti di Roberto Zancan e Graziano Stacchio che, qualche giorno dopo le elezioni amministrative, si è visto prosciolto da ogni accusa di eccesso di legittima difesa. Come si ricorderà il benzinaio di Ponte di Nanto, la sera del 3 febbraio dell’anno scorso, sparò esclusivamente per proteggere la commessa dell’oreficeria dell’amico Robertino Zancan e se stesso. La morte del rapinatore Albano Cassol, causata da una sua fucilata, non fu un eccesso colposo di legittima difesa. Questo il parere del giudice Stefano Furlani che ha accolto la richiesta del procuratore Antonino Cappelleri e del pubblico ministero Cristina Gava, caldeggiata anche dall’opinione pubblica. Per il benzinaio si è trattato della fine di un incubo, che è costato circa 30 mila euro di spese legali. Rino Boseggia