buio comunale - comuni al buio per risparmiare

“Buio” comunale

I 24 Comuni Berici decidono di spegnere le luci per risparmiare sulle bollette. Dopo avere illuminato ogni angolo del nostro territorio, si scopre l’insostenibilità del modello di sviluppo che prometteva “luci in cambio di voti e sicurezza”.

“Ci servono risorse statali – dicono i sindaci – per pagare le bollette della luce pubblica. Altrimenti dovremmo alzare le tasse!”.

È una delle “proteste” più coese mai viste prima da parte dei sindaci dell’intero Basso Vicentino, quello dell’oscuramento notturno di quartieri e strade comunali, che dal primo giugno è stato applicato dalle 24 amministrazioni locali, anticipati solo dai comuni padovani di Saccolongo e Selvazzano, antesignani della iniziativa.

Il perché: «O lo Stato ci aiuta a pagare le bollette dell’illuminazione pubblica –annunciano i sindaci-, o siamo costretti ad aumentare le tasse ai cittadini?!». Così i paesi nelle ore notturne sono finiti al buio o quasi. Un mese dopo l’adozione di questa formula, sono solo due i comuni dell’Area Berica che stanno disertando la concertazione: Sossano e Zovencedo, ma solo per l’impossibilità di temporizzare la vetusta rete elettrica comunale.

Tra i comuni invece energicamente più “ortodossi”, primeggia Campiglia dei Berici che ha attuato in anticipo lo spegnimento totale dell’illuminazione notturna: «Mi sembra doveroso – ha motivato il primo cittadino Massimo Zulian – onorare gli accordi presi tra sindaci, fare da apripista a quella protesta che avevamo fatto nostra già in campagna elettorale, dove spiegavamo ai nostri cittadini, il perché non andavamo ad ampliare la rete d’illuminazione pubblica. Per anni, infatti, una certa tendenza elettorale e populista, ha visto scambiare punti luci con voti elettorali, con un abuso dell’illuminazione pubblica che ci ha portato a questo e ciò che avviene oggi sarà una strada tracciata verso il futuro».

Il paradosso è che mentre i sindaci si allineano al “risparmio energetico”, molte nuove piste ciclabili in fase di ultimazione, prevedono l’impianto di illuminazione anche in aree lontane dai centri abitati. Come un “cane che si morde la coda”, la progettualità sul futuro mostra tutte le sue falle e non solo sul pubblico, ma anche più sul privato. È sufficiente osservare l’illuminazione del tratto autostradale della Valdastico Sud che dispiega una sessantina e più di punti luci per ogni uscita o entrata ai caselli. Decine di lampioni poi accesi per tutta la notte nelle aree di ristoro in fase di costruzione e mai utilizzate.

Così quella che è una delle nuove autostrade col più basso numero di transito giornaliero, si dimostra una vorace fonte di consumo energetico e inquinamento luminoso, che poco ha a che fare con quanto perorato dagli amministratori territoriali. Le ricadute poi sono diverse, perché differenti sono gli intestatari, con la ricaduta che resta comunque comune in termine di consumo energetico nazionale. Peccato che i “sacrifici” alla fine ricadano sempre e solo sui cittadini, che restano gli stessi tirati in ballo quando si devono trovare giustificazioni, quali: «I cittadini chiedono più luce per la loro sicurezza!».

Continua su AREA3news n132 di luglio-agosto 2022