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Il lavoro dei sogni

“Assumiamo personale”, ma molti giovani non rispondono. Scopriamo le motivazioni di queste rinunce.

È sempre più difficile reperire la manodopera e i cervelli necessari per alcune professioni. Il lavoro non è più considerato, dalle nuove generazioni, il valore su cui addirittura si fonda la nostra Repubblica (secondo la Costituzione), ma bensì spesso un limite alla libera espressione della propria personalità e un inciampo nella gestione del proprio tempo.

Non serve dare un lavoro ai giovani italiani: serve dare una motivazione, far riscoprire il valore che il lavoro ha nelle nostre esistenze. Perché le idee sono molto confuse. Si moltiplicano le situazioni in cui le aziende – dalla gelateria alla grande industria meccanica – faticano a trovare personale da assumere. Certo, il reddito di cittadinanza non ha giovato a stimolare molti ragazzi dal rinunciarvi per trovare un’occupazione. E questo ostacolo andrà prima o poi affrontato. Ma la questione – a sentire imprenditori, artigiani, commercianti, responsabili del personale – è più profonda. Si può riassumere così: i giovani vogliono fare il lavoro “per cui sono portati”. Giustamente.

Salvo il fatto che nessuno è sostanzialmente portato a molte lavorazioni che invece richiedono manodopera o cervelli. Scavando ancor più nel profondo, emerge una psicologia dell’approccio lavorativo sconcertante. Enorme difficoltà a “fare sacrifici” iniziali per imparare il mestiere, per fare qualcosa di più dello stretto orario lavorativo o del mansionario previsto; una certa tendenza a mollare alle prime difficoltà o alla rapida disillusione tra quanto immaginato e la realtà. Una psicologica credenza – anche giustificata – che quell’occupazione sia solo una parentesi, un tratto del percorso; ma che il cambiamento sia la logica del lavoro.giovani e lavoro - inchiesta area3news

Il tutto si scontra però con le esigenze del mondo delle imprese. L’investimento in formazione che non frutta, se poi il turnover è rapidissimo; la difficoltà a motivare gli esordienti (la cui prima richiesta, prima ancora di: che lavoro è?, è invece: quanto guadagno e quante ferie ho); la quasi impossibilità di reperire determinate figure lavorative certo non formate da scuole professionali considerate residuali, e fortemente snobbate dall’altra metà del cielo, quella femminile. Non tutti possono fare i blogger su TikTok filmando i panini che si mangiano o sfoggiando abiti alla moda.

E che la situazione sia già ora critica lo dimostra la forte ripresa del turismo nostrano nel post pandemia: ottima cosa, ma non si trova personale dall’Adriatico al Tirreno, nelle città d’arte come in montagna; negli alberghi come nelle gelaterie e nei negozi stagionali. “Colpa” loro? E nostra, di noi genitori e familiari, no? Chi ha mai sognato per la propria figlia un futuro da camionista o da stagionale come cameriera ai piani?

di Nicola Salvagnin

continua su AREA3news n136 di dicembre 2022

Bollette coi fiocchi

Caro-energia e inflazione gelano le aspettative e le intenzioni di acquisto per le Feste

Meno regali sotto l’albero e meno viaggi. Il caro energia influirà negativamente anche sulle spese natalizie. Il dato emerge chiaramente da un sondaggio condotto da Confesercenti. ll 29% delle persone intervistate ha messo in conto tagli pesanti su tutte le spese. Mentre il 68% prevede una riduzione degli acquisti superflui. Solo il 19% ritiene di poter lasciare invariato il budget, mentre appena il 5% incrementerà i consumi. A pesare il costo delle bollette di luce e gas, ma anche l’aumento dei prezzi che qualcuno avrebbe già rilevato. Purtroppo questo andrà a gravare sulle spese per il Natale, che solitamente sono una boccata di ossigeno per il mondo del commercio.

Più che triplicate in due anni le bollette per le famiglie italiane

bollette care - caro bollette 2023Se la vostra bolletta è ancora cartacea, allora saprete bene cosa provano gli italiani dalla metà di quest’anno quando vedono arrivare il postino: aprire la busta con dentro il famigerato bollettino postale delle utenze casalinghe, tra elettricità per mandare avanti le nostre vite e gas per riscaldarci, è divenuto causa di mal di pancia e capogiri non indifferenti.

E a buon ragione, visto che, come emerge dai dati dell’Osservatorio SOStariffe.it e di Segugio.it, negli ultimi due anni la spesa media è passata 616 a 1.963 euro per l’energia elettrica e da 1.428 a 4.400 euro per il gas. «Per quanto riguarda l’elettricità, – segnala, infatti, l’Osservatorio – si è passati da una media di 0,07 €/kWh (kilowattora) registrata nel primo trimestre del 2021 a una media di 0,33 €/kWh nel terzo trimestre del 2022, con una punta di 0,41 €/kWh nel corso del secondo trimestre dell’anno in corso».

Nemmeno le offerte più vantaggiose riescono ormai a farci risparmiare: «In questo caso, infatti, si passa da un costo di 0,03 €/kWh (primo trimestre del 2021) a 0,26 €/kWh (terzo trimestre del 2022). Nel corso del secondo trimestre del 2022 si è registrato il picco massimo di 0,28€/kWh». «Questo vuol dire che in meno di due anni, il costo più basso disponibile per l’energia elettrica è aumentato di oltre otto volte» sottolinea anche Il Sole 24 Ore.

Insomma, non c’è da ridere: col gas va anche peggio, visto che «il costo unitario del gas è aumentato da 0,15 €/Smc (standard metro cubo) a 1,11 €/Smc nel confronto tra il primo trimestre del 2021 e il terzo trimestre del 2022». Allo stesso modo limitando l’analisi al costo minimo del gas ottenibile con le migliori offerte del Mercato Libero, invece, «si è passati da 0,09 €/ Smc a 0,89 €/Smc. In questo caso, l’incremento è stato davvero importante. Il prezzo più basso disponibile sul mercato per il gas è, infatti, aumentato di circa 12 volte nel periodo considerato».

di Giuliana Corsino

continua su AREA3news n136 di dicembre 2022

Cercasi Volontari

Il volontariato tiene in vita le nostre comunità, specialmente nei centri più piccoli della provincia: non soltanto organizzando e gestendo feste, eventi e manifestazioni culturali, sportive ed enogastronomiche, ma anche fornendo supporto, assistenza e risorse (spesso rivolte alle fasce più deboli della popolazione) che le istituzioni non riescono (o forse non si curano?) di dare. Ore ed ore di lavoro gratuito, adesso sempre più difficili da reperire: dal volontario pensionato, alla burocrazia soffocante resa ancora più complessa dalla riforma del terzo settore. Ed in un mondo che corre, tra precariato e fame di riposo, tempo da dare per gli altri ne resta poco, specialmente tra i più giovani.

Oh volontariato tanto amato

cercasi giovani per volontariatoUna crisi frutto di una generale crisi, resta quella del volontariato in cerca di volontari che vengono a mancare. Ovunque si guardi, da anni e oggi più che mai, si sente ripetere: “Mancano braccia”! Un segno e una conseguenza: segno di una società che muta a partire anche nei valori. 

Conseguenza, dovuta ai vari accadimenti degli ultimi due anni? Nel mezzo, anche il ciclo demografico con lo zoccolo granitico del volontariato rappresentato dagli over 60, che con il passare degli anni si sfoltisce sempre più. Con le nuove generazioni che avanzano che sembrano poco avvezze a offrire il proprio tempo al volontariato. 

Che la questione sia ampia e il dibattito acceso, lo dimostrano i vari appelli che giungono dalle più diverse associazioni e gruppi che denunciano la medesima disaffezione. «Il volontariato c’è, ed è un bene prezioso del Paese, ma non è detto che ci sarà così in futuro come l’abbiamo vissuto!» sono le parole di molti presidenti. 

Non siamo ancora all’allarme generale, ma le iscrizioni, le tessere, i partecipanti sono in netto calo ovunque. Dagli Alpini, alle sagre paesane, c’è una sofferenza comune con i volontari che dicono: «Siamo sempre noi: i soliti!». Viene inevitabile comparare questa crisi a quella delle vocazioni religiose. Mondi diversi certo, ma con interrogativi comuni: perché si è svilito l’interesse? Perché i giovani sono sempre più lontani? 

È questione di linguaggio e interessi diversi? Fino a giungere al famigerato: i giovani non vogliono più fare fatica? L’accrocchio è storico, quasi epocale. Con risposte poliedriche e anagrafiche. Resta la crisi, unica e generalizzata, che mostra la sua evidenza. 

Sul futuro, gli operatori del volontariato, alzano le spalle e scrollano la testa, dalla preoccupazione. Le cose si sanno e si vedono, ma intanto restano da fare e gli appuntamenti, manifestazioni, eventi e tradizioni, incalzano. 

Si credeva che il post pandemia sarebbe stato un ritorno alla normalità. Invece, ci si è trovati a fare i conti con una moria di volontà, tra timori e abitudini dimenticate. 

“Torneranno i prati” per citare il titolo del film di Olmi, a rinverdire la speranza per il rimpianto dei vecchi tempi? Oppure, tutto non “tornerà più come prima”? Per ora c’è la preoccupazione generale, sapendo che se le cose non miglioreranno, il volontariato tanto amato potrebbe affrontare la sua più grave criticità. 

Continua su AREA3news n134 di ottobre 2022

CRISI ENERGETICA

I Comuni: dalle maxi bollette al taglio dei servizi?

Costi raddoppiati. In alcuni casi, triplicati. Nei nostri Comuni sono arrivate le bollette con i maxi rincari, tanto annunciati quanto temuti. E i sindaci si mettono le mani nei capelli. Gli aumenti colpiscono tutti e risucchiano fette importanti di bilancio, al punto da mettere in serio pericolo l’erogazione dei servizi. La preoccupazione dei sindaci è grandissima: il rischio è che gli enti siano costretti a ridurre le risorse per gli aiuti ai cittadini, specialmente per le fasce più deboli, che invece devono essere ancora più sostenute in questa fase di aumenti dei prezzi. Bisogna che lo Stato stabilizzi il caro-energia stanziando risorse adeguate.

«La migliore soluzione alla crisi energetica e all’aumento dei costi è la creazione di comunità energetiche». Rispondono all’unisono il sindaco di San Bonifacio Giampaolo Provoli e il primo cittadino di Cologna Manuel Scalzotto, entrambi convinti che le soluzioni tampone non possano risolvere il problema alla radice e sia necessario programmare sul lungo periodo, per non trovarsi ogni anno con i medesimi grattacapi da affrontare.

CHE COSA SONO  LE COMUNITÀ ENERGETICHE

Sono modelli socioeconomici basati sulla circolarità. Una comunità energetica è formata da più soggetti che si accordano per dotarsi di infrastrutture per la produzione di energia da fonti rinnovabili e per consumarla all’interno della comunità stessa. Si tratta dunque di una forma energetica collaborativa, incentrata su un sistema di scambio locale per favorire la gestione congiunta, lo sviluppo sostenibile e ridurre, nel contempo, la dipendenza energetica dal sistema elettrico nazionale.

Se questo è il punto di arrivo, il punto di partenza sono invece gli interventi da applicare subito, per avere la possibilità di chiudere i bilanci 2022 degli enti locali senza vistosi disavanzi.

continua su AREA3news n134 di ottobre 2022

La Nuova Scuola

Verso una scuola resiliente alla pandemia. Ma come garantiamo la sicurezza tra distanza, mascherina, banchi e sorveglianza dei sintomi? L’attenzione si accende, anche perché i soggetti coinvolti sono sempre i nostri “pezzi e’ core”.

Nel segno della normalità 

STOP AL DISTANZIAMENTO E ALL’USO DELLA MASCHERINA IN AULA. MA NON MANCANO I PROBLEMI: ALTO NUMERO DI INSEGNANTI PRECARI E IL RINCARO DEI LIBRI DI TESTO, QUADERNI E ASTUCCI 

nuova scuola covid19Per migliaia di studenti, docenti e famiglie è suonata la prima campanella che ogni anno riserva sorprese, novità, incognite e atavici problemi. 

Per “prepararsi ad essere pronti”, come chiede il ministro Bianchi, si tornerà alla normalità togliendo l’obbligo dell’uso della mascherina, tranne per i soggetti fragili (cioè affetti da patologie) che potrebbero avere gravi complicazioni in caso di infezione. 

Via anche il distanziamento di un metro, quindi con la possibilità di sistemare i banchi appaiati e l’occasione per gli studenti di ritrovare la complicità dell’amato compagno di banco. 

Ma le linee guida del Ministero raccomandano anche l’areazione di locali, l’apertura delle finestre più volte durante la giornata, l’utilizzo di gel sanificante, l’attenzione delle famiglie nel monitorare la salute dei figli e il controllo della temperatura. 

In caso di malattia non sarà più prevista la Dad per lo studente positivo che dovrà rimanere a casa finché non avrà il tampone negativo. Il perfido Covid che ha imposto la dittatura digitale a distanza con tutte le conseguenze negative in termini di relazioni interpersonali, ha però anche aperto una strada a una scuola dove i docenti hanno rivisto la propria didattica e aggiornato le proprie competenze informatiche. 

E qui si esauriscono le buone notizie perché la scuola è ripartita con 150mila supplenti (un precario ogni 5 insegnanti). Sebbene siano stati assunti migliaia di insegnanti e la denatalità abbia portato a 100mila studenti in meno rispetto lo scorso anno, con le assunzioni non si arriverà a coprire nemmeno il 50% dei posti vacanti e oltre 200 sedi di scuole restano senza dirigente scolastico. 

Ma uno degli aspetti salienti è l’aumento dell’inflazione che tocca soprattutto le famiglie in quanto all’incremento dei prezzi dei beni segue quello del materiale scolastico e dei libri di testo. 

Gli editori hanno segnalato che l’aumento dei costi di trasporto e della carta, con rialzi dal 50 all’80%, potrebbe determinare consistenti aumenti e modificare le tempistiche delle consegne. 

Il Codacons ha stimato un aumento del 7% su tutto il materiale scolastico consigliando, ove possibile, di non cedere alle sirene consumistiche della moda: un quaderno rimane un quaderno a prescindere dalla copertina. 

Continua su AREA3news n134 di ottobre 2022

Dove piazzo il pupo? Con gli altri bambini!

IL TEMPO RUBATO ALLA CRESCITA

«La pandemia e la discontinuità tipica di questo periodo hanno inciso molto sulla vita dei bambini sovvertendo i loro ritmi, la quotidianità, gli impegni con scuola, sport, le uscite fuori casa. Attualmente stiamo osservando una grande inquietudine ed una difficoltà nella ripresa in un tempo che non è ancora “normale”. I bambini hanno avuto un notevole disagio, ma hanno dimostrato una grande capacità di adattamento. Adesso però si nota una maggiore irrequietezza, una difficoltà nelle relazioni, ed una certa difficoltà alla vita normale» spiega la psicologa e psicoterapeuta dell’età evolutiva Margherita Iezzi, docente all’Università D’Annunzio di Chieti e parte AIPPI di Roma (Associazione italiana di psicoterapia psicoanalitica per bambini, adolescenti e famiglie) «Andare a scuola significa per i bambini anche incontrare le maestre e compagni con cui hanno legami, e [durante lockdown ed isolamenti per covid] la mancanza di routine ha alterato proprio la dimensione affettiva. Come adulti possiamo cercare di accompagnare i bambini nel corso di una lenta e graduale ripresa di attività che possa ricollocarli in quello che è il loro tempo, la loro vita».

COME RECUPERARE?

«Sostenere i bambini nella ripresa delle attività che facevano prima della pandemia. Sappiamo che le attività extrascolastiche hanno un forte impatto positivo sullo sviluppo emotivo, cognitivo e sociale dei bambini. È importante che questa estate i bambini partecipino ad attività di gruppo, che li aiutano a riappropriarsi del proprio tempo. Cerchiamo di svolgere con i bambini giochi di turnazione [i giochi a turno vengono utilizzati per insegnare ai bambini ad attendere, ndr], i giochi di scambio, cercando di rendere il tempo il più definito possibile» spiega la dottoressa Teresa Basile, specializzanda in Psicoterapia psicoanalitica.

Continua su AREA3news n132 di luglio-agosto 2022

Villeggendo: Il “Prezzo del futuro” italiano secondo Alan Friedman

Un grande ospite merita un salotto architettonico all’altezza. E così è stato per Alan Friedman, ospite di Villeggendo presso le barchesse della meravigliosa Villa Sangiantofetti Rigon nel Comune di Barbarano Mossano.

Il noto giornalista, scrittore e commentatore televisivo, esperto di politica nazionale ed internazionale, grande conoscitore delle dinamiche economiche, moderato da un ottimo Gianluigi Coltri ha presentato il suo saggio Il Prezzo Del Futuro. Perché l’Italia rischia di sprecare l’occasione del secolo. Davanti a più di duecentocinquanta spettatori assorti, Friedman, americano di nascita ma da sempre innamorato dell’Italia, è partito raccontando il recente passato italiano con i vari governi che si sono alternati a Roma, per poi arrivare alla situazione attuale.

Rinnovando la sua stima a Draghi, a cui ha assegnato un sei e mezzo come voto, l’applaudito ospite non ha lesinato critiche a molti leader politici italiani attuali e ha fatto un’analisi del presente che risente ancora della crisi seguita alla pandemia e che si trova nel pieno di una guerra che sta scuotendo le basi economiche (non solo) dell’Europa.

Il futuro che si prospetta, secondo Friedman, molto dipende dalle scelte (anche dolorose) che dovremo prendere e dalle sfide impegnative che dovremo affrontare. Le riforme della burocrazia e della giustizia in particolare, la gestione dei fondi del PNRR, la possibilità di una leadership forte, europeista e moderna, sono le occasioni che dobbiamo saper cogliere per non restare impantanati in una situazione che ci schiaccerà sempre più in basso nei ranking finanziari e del potere politico a livello globale.

Continua su AREA3news n132 di luglio-agosto 2022

“Buio” comunale

I 24 Comuni Berici decidono di spegnere le luci per risparmiare sulle bollette. Dopo avere illuminato ogni angolo del nostro territorio, si scopre l’insostenibilità del modello di sviluppo che prometteva “luci in cambio di voti e sicurezza”.

“Ci servono risorse statali – dicono i sindaci – per pagare le bollette della luce pubblica. Altrimenti dovremmo alzare le tasse!”.

È una delle “proteste” più coese mai viste prima da parte dei sindaci dell’intero Basso Vicentino, quello dell’oscuramento notturno di quartieri e strade comunali, che dal primo giugno è stato applicato dalle 24 amministrazioni locali, anticipati solo dai comuni padovani di Saccolongo e Selvazzano, antesignani della iniziativa.

Il perché: «O lo Stato ci aiuta a pagare le bollette dell’illuminazione pubblica –annunciano i sindaci-, o siamo costretti ad aumentare le tasse ai cittadini?!». Così i paesi nelle ore notturne sono finiti al buio o quasi. Un mese dopo l’adozione di questa formula, sono solo due i comuni dell’Area Berica che stanno disertando la concertazione: Sossano e Zovencedo, ma solo per l’impossibilità di temporizzare la vetusta rete elettrica comunale.

Tra i comuni invece energicamente più “ortodossi”, primeggia Campiglia dei Berici che ha attuato in anticipo lo spegnimento totale dell’illuminazione notturna: «Mi sembra doveroso – ha motivato il primo cittadino Massimo Zulian – onorare gli accordi presi tra sindaci, fare da apripista a quella protesta che avevamo fatto nostra già in campagna elettorale, dove spiegavamo ai nostri cittadini, il perché non andavamo ad ampliare la rete d’illuminazione pubblica. Per anni, infatti, una certa tendenza elettorale e populista, ha visto scambiare punti luci con voti elettorali, con un abuso dell’illuminazione pubblica che ci ha portato a questo e ciò che avviene oggi sarà una strada tracciata verso il futuro».

Il paradosso è che mentre i sindaci si allineano al “risparmio energetico”, molte nuove piste ciclabili in fase di ultimazione, prevedono l’impianto di illuminazione anche in aree lontane dai centri abitati. Come un “cane che si morde la coda”, la progettualità sul futuro mostra tutte le sue falle e non solo sul pubblico, ma anche più sul privato. È sufficiente osservare l’illuminazione del tratto autostradale della Valdastico Sud che dispiega una sessantina e più di punti luci per ogni uscita o entrata ai caselli. Decine di lampioni poi accesi per tutta la notte nelle aree di ristoro in fase di costruzione e mai utilizzate.

Così quella che è una delle nuove autostrade col più basso numero di transito giornaliero, si dimostra una vorace fonte di consumo energetico e inquinamento luminoso, che poco ha a che fare con quanto perorato dagli amministratori territoriali. Le ricadute poi sono diverse, perché differenti sono gli intestatari, con la ricaduta che resta comunque comune in termine di consumo energetico nazionale. Peccato che i “sacrifici” alla fine ricadano sempre e solo sui cittadini, che restano gli stessi tirati in ballo quando si devono trovare giustificazioni, quali: «I cittadini chiedono più luce per la loro sicurezza!».

Continua su AREA3news n132 di luglio-agosto 2022

L’ACQUA CI PARLA!

Il lago di Fimon rischia di diventare una palude, portandosi via non solo flora e fauna ma anche una storia lunga secoli

L’attuale emergenza siccità sta mettendo a dura prova tutti i laghi e corsi d’acqua del Veneto. Le alte temperature e la scarsità di pioggia hanno ridotto il livello delle acque e delle falde acquifere favorendo il proliferare delle alghe. Quasi ovunque i livelli di falda sono pari o inferiori ai valori minimi del periodo. A fine giugno le portate dei maggiori fiumi veneti, in tendenziale calo dall’inizio del mese, si mantengono nettamente inferiori alle medie storiche su tutti i principali corsi d’acqua. Anche il livello del lago di Garda, in lieve calo dall’inizio del mese, è sensibilmente inferiore al valore medio.

Una crisi idrica senza precedenti

Oltre dieci milioni di euro i danni per mancata produzione

Tanti buoni pensieri, ma pochi fatti, con i risultati che siamo a un passo da una crisi mondiale. Il mondo ha sete e fame. Spettri che credevamo lontani, e invece sono davanti ai nostri occhi.

Fino ad ora, molti discorsi sulle risorse, il consumo, la sostenibilità, sono stati ascoltati come “acqua fresca”. Ma oggi che l’acqua sta per venire a mancare, con scenari apocalittici, pare che il “vaso di Pandora”, oltre che mostrarsi colmo di nostra stupidità, sia stato scoperchiato definitivamente. Chi l’avrebbe mai pensato – benché molti scienziati l’avessero preconizzato –, che saremmo stati la generazione che avrebbe visto la crisi idrica dei tempi moderni? Che avremmo visto i fiumi in secca e i raccolti bruciati nei campi? L’avevamo pensato riferendoci alla pandemia, poi alla guerra, ancora all’economia e ora il clima, che questi erano tempi di magra per l’umanità intera. In alcuni casi, avevamo pure deriso quei pochi che rivendicavano che “così non poteva continuare”. Messi alla gogna mediatica e sbeffeggiati, certi che comunque “sarebbe andato tutto bene”.
Il conto invece è arrivato salato e prima ancora del previsto (2050 circa). Sì, perché il tempo, quello climatico, sembra averci voltato le spalle, e i segnali c’erano tutti, solo che abbiamo preferito fare spallucce, demandando agli inconcludenti summit internazionali le sorti del nostro futuro. Mentre oggi i più pii si affidano alle suppliche religiose come ultima spiaggia, ci dimentichiamo le cause di tutto ciò, restando a secco di idee, risorse e cibo. Mai come oggi quel semplice, e per noi istintivo, gesto di aprire o chiudere l’acqua del rubinetto, nutre il dubbio: uscirà o no l’acqua?
Lo stesso dicasi per elettricità e gas.

di Antonio Gregolin

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PFAS: lo studio sulla fertilità maschile

Lo studio di ISDE ITALIA è diretto a tutti gli abitanti maschi dei 23 comuni della zona rossa di età compresa tra 18 e 36 anni, ecco come partecipare 

Negli ultimi 40 anni i paesi dell’Occidente hanno dovuto affrontare non solo un continuo calo delle nascite, ma anche un proporzionale calo della conta degli spermatozoi negli uomini. Adesso uno studio scientifico indipendente di ISDE ITALIA (Associazione medici per l’Ambiente) vuole verificare l’esistenza di una relazione di causa-effetto tra l’esposizione ai PFAS (in grado di alterare le funzioni ormonali) ed eventuali danni alla fertilità maschile. 

Lo studio si rivolge ai maschi nati fra il 1985 ed il 2003 dei 23 comuni della zona rossa, ed avrà inoltre l’obbiettivo di verificare eventuali segni di sindrome metabolica e fornire ai partecipanti insegnamenti su medicina preventiva e la diagnosi precoce di tumore testicolare. 900 il numero di partecipanti che sarà analizzato, provenienti da Albaredo, Arcole, Bevilacqua, Bonavigo, Boschi Sant’Anna, Cologna, Legnago, Minerbe, Pressana, Roveredo, Terrazzo, Veronella e Zimella per il veronese, Alonte, Brendola, Lonigo, Sarego, Asigliano Veneto, Noventa Vicentina, Pojana Maggiore per il vicentino, Montagnana per il padovano. 

Volontaria la partecipazione: a chi aderirà sarà fatta una visita andrologica, un esame dello sperma, il dosaggio degli ormoni, un’ecografia testicolare e la densitometria ossea, in forma gratuita e senza necessità di impegnativa. 

Per partecipare o ricevere informazioni si può scrivere all’indirizzo mail uominiepfas@isde.it, chiamare il numero 0444 1497308 o visitare il sito isde.it/pfas/. 

Ad avere la delega di rappresentanza dello studio è il Dott. Francesco Bertola, attuale presidente della sezione provinciale ISDE di Vicenza. 

Lo studio è stato approvato dal Comitato Etico per le Sperimentazioni Cliniche della provincia di Vicenza il 13 luglio 2021, prot. n. 78483. 

di Giuliana Corsino

AREA3news n130 di maggio 2022