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Il lavoro dei sogni

“Assumiamo personale”, ma molti giovani non rispondono. Scopriamo le motivazioni di queste rinunce.

È sempre più difficile reperire la manodopera e i cervelli necessari per alcune professioni. Il lavoro non è più considerato, dalle nuove generazioni, il valore su cui addirittura si fonda la nostra Repubblica (secondo la Costituzione), ma bensì spesso un limite alla libera espressione della propria personalità e un inciampo nella gestione del proprio tempo.

Non serve dare un lavoro ai giovani italiani: serve dare una motivazione, far riscoprire il valore che il lavoro ha nelle nostre esistenze. Perché le idee sono molto confuse. Si moltiplicano le situazioni in cui le aziende – dalla gelateria alla grande industria meccanica – faticano a trovare personale da assumere. Certo, il reddito di cittadinanza non ha giovato a stimolare molti ragazzi dal rinunciarvi per trovare un’occupazione. E questo ostacolo andrà prima o poi affrontato. Ma la questione – a sentire imprenditori, artigiani, commercianti, responsabili del personale – è più profonda. Si può riassumere così: i giovani vogliono fare il lavoro “per cui sono portati”. Giustamente.

Salvo il fatto che nessuno è sostanzialmente portato a molte lavorazioni che invece richiedono manodopera o cervelli. Scavando ancor più nel profondo, emerge una psicologia dell’approccio lavorativo sconcertante. Enorme difficoltà a “fare sacrifici” iniziali per imparare il mestiere, per fare qualcosa di più dello stretto orario lavorativo o del mansionario previsto; una certa tendenza a mollare alle prime difficoltà o alla rapida disillusione tra quanto immaginato e la realtà. Una psicologica credenza – anche giustificata – che quell’occupazione sia solo una parentesi, un tratto del percorso; ma che il cambiamento sia la logica del lavoro.giovani e lavoro - inchiesta area3news

Il tutto si scontra però con le esigenze del mondo delle imprese. L’investimento in formazione che non frutta, se poi il turnover è rapidissimo; la difficoltà a motivare gli esordienti (la cui prima richiesta, prima ancora di: che lavoro è?, è invece: quanto guadagno e quante ferie ho); la quasi impossibilità di reperire determinate figure lavorative certo non formate da scuole professionali considerate residuali, e fortemente snobbate dall’altra metà del cielo, quella femminile. Non tutti possono fare i blogger su TikTok filmando i panini che si mangiano o sfoggiando abiti alla moda.

E che la situazione sia già ora critica lo dimostra la forte ripresa del turismo nostrano nel post pandemia: ottima cosa, ma non si trova personale dall’Adriatico al Tirreno, nelle città d’arte come in montagna; negli alberghi come nelle gelaterie e nei negozi stagionali. “Colpa” loro? E nostra, di noi genitori e familiari, no? Chi ha mai sognato per la propria figlia un futuro da camionista o da stagionale come cameriera ai piani?

di Nicola Salvagnin

continua su AREA3news n136 di dicembre 2022

Bollette coi fiocchi

Caro-energia e inflazione gelano le aspettative e le intenzioni di acquisto per le Feste

Meno regali sotto l’albero e meno viaggi. Il caro energia influirà negativamente anche sulle spese natalizie. Il dato emerge chiaramente da un sondaggio condotto da Confesercenti. ll 29% delle persone intervistate ha messo in conto tagli pesanti su tutte le spese. Mentre il 68% prevede una riduzione degli acquisti superflui. Solo il 19% ritiene di poter lasciare invariato il budget, mentre appena il 5% incrementerà i consumi. A pesare il costo delle bollette di luce e gas, ma anche l’aumento dei prezzi che qualcuno avrebbe già rilevato. Purtroppo questo andrà a gravare sulle spese per il Natale, che solitamente sono una boccata di ossigeno per il mondo del commercio.

Più che triplicate in due anni le bollette per le famiglie italiane

bollette care - caro bollette 2023Se la vostra bolletta è ancora cartacea, allora saprete bene cosa provano gli italiani dalla metà di quest’anno quando vedono arrivare il postino: aprire la busta con dentro il famigerato bollettino postale delle utenze casalinghe, tra elettricità per mandare avanti le nostre vite e gas per riscaldarci, è divenuto causa di mal di pancia e capogiri non indifferenti.

E a buon ragione, visto che, come emerge dai dati dell’Osservatorio SOStariffe.it e di Segugio.it, negli ultimi due anni la spesa media è passata 616 a 1.963 euro per l’energia elettrica e da 1.428 a 4.400 euro per il gas. «Per quanto riguarda l’elettricità, – segnala, infatti, l’Osservatorio – si è passati da una media di 0,07 €/kWh (kilowattora) registrata nel primo trimestre del 2021 a una media di 0,33 €/kWh nel terzo trimestre del 2022, con una punta di 0,41 €/kWh nel corso del secondo trimestre dell’anno in corso».

Nemmeno le offerte più vantaggiose riescono ormai a farci risparmiare: «In questo caso, infatti, si passa da un costo di 0,03 €/kWh (primo trimestre del 2021) a 0,26 €/kWh (terzo trimestre del 2022). Nel corso del secondo trimestre del 2022 si è registrato il picco massimo di 0,28€/kWh». «Questo vuol dire che in meno di due anni, il costo più basso disponibile per l’energia elettrica è aumentato di oltre otto volte» sottolinea anche Il Sole 24 Ore.

Insomma, non c’è da ridere: col gas va anche peggio, visto che «il costo unitario del gas è aumentato da 0,15 €/Smc (standard metro cubo) a 1,11 €/Smc nel confronto tra il primo trimestre del 2021 e il terzo trimestre del 2022». Allo stesso modo limitando l’analisi al costo minimo del gas ottenibile con le migliori offerte del Mercato Libero, invece, «si è passati da 0,09 €/ Smc a 0,89 €/Smc. In questo caso, l’incremento è stato davvero importante. Il prezzo più basso disponibile sul mercato per il gas è, infatti, aumentato di circa 12 volte nel periodo considerato».

di Giuliana Corsino

continua su AREA3news n136 di dicembre 2022

Davide Rebellin: addio al nostro campione

Davide Rebellin

Una vita passata a correre in bicicletta sulle nostre strade, prima di raggiungere una fama di livello internazionale. Un ritorno a casa per trovare la mamma e i fratelli e in mattinata ancora un giretto in bici per tenersi in forma, per non perdere l’abitudine, per rivedere i posti nei quali ha maturato la sua classe di grande campione. Poi lo svincolo di una rotonda, un camion che lo investe, la caduta fatale.

Si è conclusa così, nella più tragica delle maniere, la carriera sportiva e umana di Davide Rebellin, il più longevo tra i ciclisti italiani di professione ancora in attività, un idolo per i tifosi della natìa Madonna di Lonigo e per tanti appassionati delle due ruote. Mancava poco al mezzogiorno di mercoledì 30 novembre quando Davide ha imboccato lo svincolo che dalla rotatoria della Fracanzana porta al parcheggio del ristorante albergo La Padana di Montebello, una storica stazione di servizio lungo la strada regionale 11, che a quell’ora prossima al pranzo comincia ad affollarsi di automezzi.

La dinamica esatta di quanto avvenuto in quei momenti è ancora al vaglio dell’indagine immediatamente avviata dai carabinieri, giunti poco dopo sul posto a lungo impegnati nell’acquisizione dei rilievi tecnici dell’incidente. Un testimone che stava entrando con la sua macchina nel parcheggio ha riferito di aver visto il corpo del ciclista a terra, i detriti della bici distrutta e un autoarticolato di colore rosso che si girava sul piazzale e tornava sulla statale percorrendo la rampa di uscita. Al parcheggio si può accedere nei due sensi di marcia solo dal lato est, in quanto il varco in direzione del casello dell’autostrada è chiuso per lavori.

La manovra del tir rosso che non si ferma in una piazzola di sosta, si gira e se ne va, mentre a pochi metri di distanza c’è in mezzo alla strada un ferito bisognoso di cure, è subito apparsa sospetta a chi ha assistito alla scena. Prontamente avvisati dai testimoni, sono arrivati alla Padana dall’ospedale di Arzignano i sanitari del Suem 118, ai quali è risultato subito evidente l’esito tragico e irrimediabile dello scontro. Il corpo del ciclista è rimasto a lungo sul posto per consentire ai carabinieri di compiere il loro lavoro investigativo ed è stato rimosso solo dopo alcune ore. L’attenzione degli inquirenti si è subito rivolta alle telecamere di sorveglianza che presidiano in modo dettagliato la zona. Il testimone oculare è rimasto a lungo in compagnia di un maresciallo per esaminare direttamente le immagini e verificare i contenuti del suo resoconto.

L’autista di un altro tir parcheggiato nei pressi dello svincolo ha riferito di non essersi reso conto dell’accaduto se non dopo aver visto il via vai dei mezzi di polizia e di soccorso.

di Lino Zonin

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Martina Buttaci: L’esperienza alla 82° edizione di Miss Italia

Martina Buttaci, studentessa universitaria di 21 anni di Noventa Vicentina, è Miss Miluna Veneto 2021. Martina si è aggiudicata il prestigioso titolo nella finale regionale di Miss Italia, che si è tenuta il 25 agosto 2021 presso la Baia del Forte a Venezia, riuscendo così a partecipare di diritto alle fasi prefinali dell’82esima edizione del concorso nazionale. Le abbiamo chiesto di raccontarci la sua esperienza a Miss Italia rivolgendole alcune domande.

Martina, come è nato il desiderio di partecipare a “Miss Italia”? «Ho sempre seguito il concorso, così quando mi è comparso sul telefono un annuncio pubblicitario che invitava a iscriversi per le selezioni dell’ottantaduesima edizione, ho deciso di provare questa esperienza. Era la primavera del 2021. All’epoca facevo la barista, ma ero a casa a causa delle restrizioni dovute al Covid. Mi sono iscritta quasi per gioco, senza particolari aspettative».

In seguito all’iscrizione cosa è successo? «Dopo aver ricevuto l’iscrizione, gli organizzatori mi hanno chiamata per una prima selezione, che è avvenuta a Solesino, il 7 agosto 2021. Mi sono classificata al quarto posto, aggiudicandomi l’ammissione alle finali regionali di Miss Italia. Il 25 agosto 2021, presso la “Baia del Forte” a Venezia, ho sfilato con altre trentatré ragazze, vincendo il titolo di Miss Miluna Veneto. Questo mi ha permesso di accedere alle prefinali nazionali di Miss Italia, che si sono svolte alla fine di novembre Martina Buttaci 2021, a Roma. Purtroppo non sono rientrata tra le venti finaliste e la mia avventura al concorso si è conclusa».

Cosa si prova a vincere un titolo regionale e a qualificarsi alle fasi finali di “Miss Italia”? «È stata un’emozione fortissima vincere il titolo di “Miss Miluna Veneto”. Durante la finale regionale mi sentivo tranquilla e si- L’esperienza alla 82° edizione di Miss Italia cura di aver dato il meglio di me, tuttavia al momento della premiazione mi sono commossa. In seguito, non vedevo l’ora di partecipare alle selezioni prefinali, che sono avvenute solo a novembre, a causa di ritardi dovuti al Covid. Nelle selezioni di Roma ero fin troppo emozionata e questo non ha giocato a mio favore. Infatti, non sono stata scelta tra le finaliste».

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Il potere degli INFLUENCER: un nuovo male o nulla di nuovo?

Quando si parla di internet o social media, sembra quasi inevitabile accompagnare le conversazioni con delle polemiche, critiche su come il web funzioni, abbia modificato lo società, renda i giovani superficiali e inetti. Non è difficile imbattersi in quelle notizie, narrate proprio per porgere le orecchie a queste critiche e ottenere click, che descrivono l’indignazione popolare – del popolo non digitalizzato, ovviamente – scaturita dall’ultima trovata dell’influencer di turno. Tutto parte, indubbiamente, dal divario generazionale tra i cosiddetti millennials e quelli che, invece, ricorrono poco al digitale senza sfruttarne al massimo le potenzialità. Nulla di strano, a dire il vero, perché, proprio com’è sempre stato, le generazioni più mature restano legate alle proprie abitudini, ai propri mezzi di comunicazione, e guardano con sospetto al progresso. Insomma, il sospetto nei confronti dei nuovi media c’è sempre stato e in fondo è in qualche modo giustificabile poiché, se non può essere considerata la causa primaria di un importante cambiamento, ne è per lo meno un sintomo evidente. Ma, mentre la prospettiva del progresso non dovrebbe spaventare così tanto e le critiche non dovrebbero essere sempre arbitrarie e infondate, è bene rendersi conto che certe dinamiche che ci appaiono sconosciute in realtà non sono figlie della contemporaneità.

Urs Kiener, psicologo dell’età evolutiva ci parla del significato e dei pericoli rappresentati dagli influencer nei social media.

Idoli o manipolatori?

Che ruolo rivestono gli influencer nella vita dei giovani? Con l’inizio della pubertà i genitori perdono quel ruolo, prima indiscusso, di modelli di vita a cui orientarsi e di portatori assoluti di credenze e valori. I giovani tendono infatti a orientarsi e a omologarsi ai coetanei. Anche molti influencer appartengono a questa fascia di età. La parrucchiera 24enne Anja Zeidler è seguita su Instagram da 340 000 persone, soprattutto giovani donne.

Come si spiega il successo di questi personaggi? Ai giovani mancano esperienze e successi propri. Gli influencer, come Anja Zeidler, diventano quindi modelli da seguire: i consigli e le scelte di questi personaggi famosi infondono sicurezza, perciò i ragazzi si orientano a essi.

Di cosa stiamo parlando? Di idoli, modelli, persone che influenzano le scelte altrui oppure, addirittura, di manipolatori? Le star sono circondate da un alone di «superiorità», che le rende intoccabili e fuori dalla nostra portata. Si muovono in altre sfere rispetto a noi comuni mortali. Anja Zeidler rappresenta invece la fresca e simpatica ragazza della porta accanto. Comunica in modo molto diretto con i suoi fan, ma sempre da pari a pari, affrontando problematiche condivise anche da tante altre giovani donne. Da questo punto di vista rappresenta un modello da seguire, nonché una fonte di consigli a portata di mano. Manipolatrice è invece la pubblicità, legata a questo o quel prodotto, che si trova in tutti i profili degli influencer. Gli influencer rappresentano un ideale di bellezza, perfezione e fama che fa comodo a tante aziende produttrici.

I follower vengono quindi messi sotto pressione? È possibile. La continua raffigurazione di una vita meravigliosa, sulle piattaforme dei social media, è una delle maggiori cause di pressione psicologica per i giovani. Molti ragazzi si sentono insicuri, se confrontati con il modello di perfezione inscenata dagli altri utenti. Oltre a dubbi riguardo se stessi, c’è il pericolo di sviluppare fobie, disturbi alimentari o anche depressione e altre crisi di natura psichica. Gli influencer sono solo la punta dell’iceberg, poiché questo fenomeno è diffuso in generale in tutti i social media. Gli influencer, che pubblicizzano sui social media marche molto costose, hanno presa sugli adolescenti? Purtroppo sì. Gli influencer rivestono un ruolo particolare nella costruzione di una realtà fittizia. Sono una specie di catalogo promozionale vivente: pagati per fare pubblicità sui loro canali social, spesso stabiliscono intenzionalmente un nesso tra la loro esistenza apparentemente felice e determinati label. Se non si dispone di sufficiente lucidità mentale, è facile illudersi di accedere a questa felicità acquistando i prodotti presentati sui social media.

di Barbara Lukesch

I cinque sensi: guarda, ascolta annusa gusta tocca

Guarda

Per la prima volta, nell’utilizzo delle lenti oftalmiche, non sarà più il portatore ad adattarsi alle lenti progressive, ma la geometria sarà costruita in modo tale da soddisfare le sue esigenze. Per costruire una progressiva totalmente personalizzata è necessario prendere in considerazione le informazioni complete sul comportamento visivo di ogni persona, la dinamica dello sguardo, poiché questa è unica e determina il modo in cui vengono utilizzate le lenti oftalmiche. La dinamica dello sguardo insieme alla prescrizione, i dati sulla posizione d’uso e i dati della montatura sono necessari per offrire una lente progressiva perfettamente adattata alle esigenze visive di ogni paziente.

L’importanza della professionalità

Quanto è importante rimanere aggiornati con i trend e le ultime novità? È molto importante. Il cliente attuale è sempre più informato, sia sui nuovi trend della moda che sulle nuove tecnologie di lenti oftalmiche che consentono sempre più migliori comfort e performance. Di conseguenza bisogna essere preparati per fornire un servizio altamente professionale e personalizzato in modo da riuscire a soddisfare le varie esigenze del cliente.

Quali sono le nuove tipologie di lenti che offre il mercato? Il mondo delle lenti oftalmiche e delle lenti a contatto è sempre in evoluzione; le tecnologie applicate per la loro realizzazione sono in aggiornamento continuo al fine di poter garantire un sempre maggiore comfort visivo e soprattutto protezione totale dell’occhio dai vari raggi nocivi dai quali viene costantemente colpito; stiamo parlando di protezione dai raggi UV che provengono dal sole, e dalla luce blu che è una forma di radiazione magnetica rilasciata da luci “sintetiche” e, in particolare modo, da tutti i dispositivi digitali come computer, lavagne luminose e smartphone. Da tutto ciò ci si protegge con particolari materiali con cui sono fatte le lenti e varie tipologie di antiriflesso in base all’utilizzo dell’occhiale.

In che misura il design e i colori incidono sulla scelta? Oggi il mercato offre un’infinità di design e di materiali diversi anche per il settore delle montature, che vanno dalla vita quotidiana allo sport. Sicuramente, soprattutto tra i giovani, le scelte possono esser influenzate dal mondo della moda e dei social, ma ogni persona che indossa è diversa dall’altra. Nella scelta della montatura è bene valutare anche le diverse forme del viso piuttosto che i colori dell’incarnato per saper consigliare l’occhiale che più valorizza ogni fisionomia.

Ascolta

Come il suono trasforma il significato

Spesso quando parliamo non facciamo caso a tutti i sinonimi che esistono nella nostra lingua e li usiamo quasi indifferentemente.

Nel caso specifico pensiamo ai verbi udire, sentire, capire, ascoltare, comprendere, intendere, afferrare, percepire. E’ sufficiente consultare un vocabolario dei sinonimi e contrari per trovarne altri ancora. Tuttavia queste parole sono appunto sinonimi e in quanto tali non sono identici. Nell’uso quotidiano e colloquiale spesso i significati vengono intercambiati, a volte impropriamente. In alcuni casi addirittura quella che appare una leggera sfumatura di significato sottende invece un’abissale differenza di impostazione concettuale.

È il caso delle parole “sentire” e “udire”. Noi crediamo di usarle indifferentemente, in realtà se ci pensiamo bene non diremmo mai «Ieri ho udito dire che il prossimo weekend pioverà» come invece possiamo quasi sempre sostituire “udire” con “sentire”: ho udito un suono, ho sentito un suono. “Sentire” può essere usato al posto di “udire”, ma non viceversa. “Udire” e “sentire” hanno un significato diverso. Per capirlo occorre fare un passo indietro e spiegare le due componenti principali dell’eloquio: la segmentalità e la sovrasegmentalità.

Quando noi parliamo emettiamo un suono con la nostra voce. La lingua orale è trasmessa attraverso la voce. Per esempio se noi diciamo «Ora vai a casa» noi produciamo un flusso sonoro. Per esempio, se abbiamo lavorato tutto il giorno con un amico che ci ha aiutato, alla fine stremati e sudati ma riconoscenti gli diciamo «Ora vai a casa». Pensiamo invece di aver litigato con il nostro fidanzato/a e arrabbiatissimi diciamo «Ora vai a casa». In queste due situazioni diciamo la stessa cosa, cioè le stesse parole, le stesse lettere nella stessa sequenza ma in due modi completamente diversi.

Cosa cambia? Non le sillabe, non la dizione, cambia invece il tono, la pronuncia. Ebbene, ciò che fa riferimento alle lettere “O-R-A-V-A-I-A-C-A-S-A” è la segmentalità, ovvero il COSA si dice. Ciò che invece fa riferimento al tono arrabbiato, alla velocità, alle pause, ecc è la sovrasegmentalità, ovvero il COME si dice una certa cosa. Durata, intensità, ritmo, intonazione, frequenza, accento sono tutte caratteristiche sovra segmentali.

Udire fa riferimento alla segmentalità. Sentire fa riferimento alla sovrasegmentalità. Adesso che abbiamo chiarito questa differenza possiamo dire tranquillamente che le persone sorde profonde sentono ma non odono.

Annusa

Annusare sempre e ovunque

Per gli animali, essere in rado di percepire l’ambiente chimico circostante permette di adattarsi alle condizioni esterne, di trovare una risorsa o un compagno e di evitare brutti incontri. Ma anche per gli uomini l’olfatto può essere molto più strategico di quanto siamo abituati a pensare. La persona umana è un’unità in cui convivono armoniosamente i piaceri sensuali e spirituali. Affidarsi al proprio naso, è il modo più preciso per cercare di afferrare l’essenza di una persona, così come la qualità di un cibo o di una bevanda. Nonostante abbiamo la tendenza a considerarci molto visivi, dimenticandoci gli altri sensi, e crediamo di dipendere meno dalle informazioni olfattive rispetto ad altre specie, anche noi esseri umani siamo intimamente connessi al mondo degli odori.

Del resto, come mai il naso e le narici sarebbero così evidenti sui nostri volti se l’olfatto non fosse cruciale per la nostra sopravvivenza?

Come nasce un profumo

INTERVISTA A CAROLINE DE BOUTINY ESPERTA PROFUMIERE

Come nasce un profumo? Il profumo può nascere nella mia testa da un ricordo olfattivo, un’immagine, un momento vissuto nella natura, in vacanza… In questo caso è molto soggettivo ma posso aiutarmi con queste idee anche per comporre un succo , dopo una ricerca di mercato e/o perché ci accorgiamo che manca un certo tipo di profumo alla nostra offerta. Ci deve essere un tipo per tutti i gusti e le mode cambiano così mi adatto mantenendo lo spirito creativo.

Prepari il tuo organo olfattivo e inizi a mescolare le essenze? Non è così semplice e veloce! In primo luogo noto in massa tutto ciò che si riferisce a questa ispirazione: dolce, floreale, in polvere, fresco, verde… e da queste note deriva l’elenco di alcune delle materie prime che userò per comporre questo profumo, eventualmente alcune proporzioni. Poi posso disegnare la sua piramide olfattiva per avere una panoramica.

La partenza avviene da piccole bottiglie contenenti le essenze? Sì, ma non solo. Come tutti i profumieri utilizzerò sia materie prime naturali come ad esempio note fiorite, legnose, speziate… ma anche, e anche in gran parte, dei prodotti di sintesi. Possono variare da una ventina a più di cento ingredienti.

E una volta che la formula è pesata, puoi venderla sul mercato? Non subito: un profumo si compone per tappe e ogni tappa richiede un tempo di riposo ed eventualmente un adeguamento o un riequilibrio della formula. La miscela di materie prime deve macerare per ottenere la sua fragranza finale ed è un processo che può durare da pochi giorni a diverse settimane. Ovviamente lavoro su diversi progetti allo stesso tempo, che richiedono tempi di macerazione diversi.

Passi molto tempo a sentire, come fai quando hai il naso saturo? Quando è saturo esco per prendere aria per qualche minuto o sento il mio odore, per esempio l’incavo del polso o un indumento che indosso. Questo mi basta per azzerare i contatori.

Gusta

Perchè certi SAPORI ci fanno IMPAZZIRE e… sentire più FELICI?

Quando mangiamo, le sostanze dotate di sapore vengono avvertite dai re-cettori del gusto sulla lingua e sul palato. La circolazione dell’aria tra bocca e naso permette alle sostanze odorose di raggiungere la cavità nasale salendo dietro il palato molle; nella cavità nasale raggiungono l’organo di senso dell’olfatto. Ognuno di noi possiede una propria sensibilità e sviluppa le proprie preferenze. La scelta dei gusti preferiti, è un vero e proprio rito personale e sociale. Ma oggi non ci accontentiamo più dei prodotti tradizionali, aspiriamo insaziabilmente a qualcosa di più stimolante e curioso alimentato anche e soprattutto dalle piattaforme digitali dei social media.

Francesco Ballico ci racconta…

Talento, passione, dedizione, genialità ed esperienza professionale sono soltanto alcune delle caratteristiche che hanno portato il pluri premiato Francesco Ballico ad elevare la sua arte pasticciera al massimo livello. Le sue creazioni ce le gustiamo “Al Chiosco” di Lonigo.

Un dolce nasce da un pensiero? Un dolce nasce da un’idea, da un ricordo, da qualcosa che vediamo magari visitando un luogo o da un viaggio dove si incontrano a livello gastronomico vari sapori e colori.

Quanto è importante la selezione degli ingredienti e delle materie prime? La ritengo assolutamente fondamentale, nel senso che tutto deve partire da un’ottima materia prima, non si riesce a fare un buon prodotto partendo da una materia prima mediocre o pessima. Bisogna poi saperla lavorare e tirar fuori il massimo da essa, altrimenti si rischia di rovinarla e tutto il lavoro che è stato fatto a monte di selezione e ricerca per trovare un’ottima materia prima viene vanificato.

Forte della sua brillante esperienza nella tradizione pasticciera, come riesce a determinare il gusto e l’equilibrio dei sapori e contrasti? Quando viene pensato un nuovo prodotto, si parte con una prima prova accostando vari sapori e strutture, questo poi viene assaggiato e modificato più volte fino a quando troviamo che sia arrivato al nostro personale gusto e che abbiamo trovato un equilibrio tra sapori e contrasti soddisfacente. Anche l’occhio vuole la sua parte,che importanza assumono forma e colore? Sono assolutamente importanti, è la prima parte che viene vista dall’occhio umano e che stimola la voglia di assaggiare o no un prodotto. Questo naturalmente deve essere sopportato poi dalla degustazione positiva del prodotto stesso altrimenti il tutto non regge.

Cosa ci proporrà per l’imminente periodo natalizio? Stiamo lavorando su alcuni gusti nuovi nelle paste lievitate, e anche a un prodotto tradizionale rivisitato, poi stiamo producendo molti prodotti con il cioccolato. Per il momento non dico altro, vi lascio con un po’ di curiosità.

Tocca

È l’ultimo senso che sussiste tra i vecchi, quando sordi e ciechi sembrano aver perso altresì l’odore e il sapore delle cose della vita.

Toccare è comunicare

Il tatto è stato descritto come il più importante organo di senso per entrare in contatto con il mondo esterno. Senza di esso la vita è pressoché impossibile. Il Contatto è un’esperienza che si sviluppa nell’interazione reciproca tra due sistemi del Sé attraverso più livelli e più Funzioni; esso rende possibile un toccare insieme (cum-tactum), sentire dentro e percepire intima vicinanza con l’altro (empatia).

All’interno del contatto, il tocco fisico, corporeo, apre la possibilità di collegarsi alla memoria corporea, di poterla richiamare, di produrre cambiamenti nei vissuti, riconnettendoli al Funzionamento del Sé e ricostruendone l’integrazione. Il tocco è utilizzato nella psicoterapia con varie modalità e finalità mediante una “presenza mirata del Sé ausiliario del terapeuta” Il toccare è più di una stimolazione sensoriale: il toccare è comunicare con l’altro e diversi tipi di tocco possono trasmettere diverse emozioni.

Se una persona è nervosa, o serena, oppure triste, lo si percepirà dal suo tono di voce, dalla sua espressione del viso, ma anche dal modo di essere toccati da lei. Il tocco assume, proprio come la voce, Toccare è comunicare significati diversi sulla base delle sue caratteristiche (intensità o pressione, dove si è toccati, velocità, costanza e prevedibilità, temperatura, durata del contatto, ampiezza dell’area toccata, etc).

La combinazione di queste caratteristiche dà origine a moltissimi modi di toccare, ma solo alcuni riescono a suscitare in modo univoco determinate emozioni ed Esperienze. Il tocco, nella sua complessità, è un linguaggio universale, e in quanto tale può essere codificato, e, quindi, descritto nelle sue componenti, e decodificato, vale a dire può assumere un significato. Esso diventa tanto più importante quanto più gli altri mezzi comunicativi (il parlare, la vista, l’udito, …) sono compromessi, non sviluppati o non conosciuti e, quindi, un modo fondamentale e insostituibile per entrare in relazione col neonato, coi bambini con disturbi dello spettro autistico, con gli anziani dementi, con i malati.

Il Tocco è fondamentale anche nella coppia, per sviluppare l’empatia e la comprensione profonda dell’altro, nel Benessere e nella Piacevolezza.

Continua su AREA3news n135 di novembre 2022

Cercasi Volontari

Il volontariato tiene in vita le nostre comunità, specialmente nei centri più piccoli della provincia: non soltanto organizzando e gestendo feste, eventi e manifestazioni culturali, sportive ed enogastronomiche, ma anche fornendo supporto, assistenza e risorse (spesso rivolte alle fasce più deboli della popolazione) che le istituzioni non riescono (o forse non si curano?) di dare. Ore ed ore di lavoro gratuito, adesso sempre più difficili da reperire: dal volontario pensionato, alla burocrazia soffocante resa ancora più complessa dalla riforma del terzo settore. Ed in un mondo che corre, tra precariato e fame di riposo, tempo da dare per gli altri ne resta poco, specialmente tra i più giovani.

Oh volontariato tanto amato

cercasi giovani per volontariatoUna crisi frutto di una generale crisi, resta quella del volontariato in cerca di volontari che vengono a mancare. Ovunque si guardi, da anni e oggi più che mai, si sente ripetere: “Mancano braccia”! Un segno e una conseguenza: segno di una società che muta a partire anche nei valori. 

Conseguenza, dovuta ai vari accadimenti degli ultimi due anni? Nel mezzo, anche il ciclo demografico con lo zoccolo granitico del volontariato rappresentato dagli over 60, che con il passare degli anni si sfoltisce sempre più. Con le nuove generazioni che avanzano che sembrano poco avvezze a offrire il proprio tempo al volontariato. 

Che la questione sia ampia e il dibattito acceso, lo dimostrano i vari appelli che giungono dalle più diverse associazioni e gruppi che denunciano la medesima disaffezione. «Il volontariato c’è, ed è un bene prezioso del Paese, ma non è detto che ci sarà così in futuro come l’abbiamo vissuto!» sono le parole di molti presidenti. 

Non siamo ancora all’allarme generale, ma le iscrizioni, le tessere, i partecipanti sono in netto calo ovunque. Dagli Alpini, alle sagre paesane, c’è una sofferenza comune con i volontari che dicono: «Siamo sempre noi: i soliti!». Viene inevitabile comparare questa crisi a quella delle vocazioni religiose. Mondi diversi certo, ma con interrogativi comuni: perché si è svilito l’interesse? Perché i giovani sono sempre più lontani? 

È questione di linguaggio e interessi diversi? Fino a giungere al famigerato: i giovani non vogliono più fare fatica? L’accrocchio è storico, quasi epocale. Con risposte poliedriche e anagrafiche. Resta la crisi, unica e generalizzata, che mostra la sua evidenza. 

Sul futuro, gli operatori del volontariato, alzano le spalle e scrollano la testa, dalla preoccupazione. Le cose si sanno e si vedono, ma intanto restano da fare e gli appuntamenti, manifestazioni, eventi e tradizioni, incalzano. 

Si credeva che il post pandemia sarebbe stato un ritorno alla normalità. Invece, ci si è trovati a fare i conti con una moria di volontà, tra timori e abitudini dimenticate. 

“Torneranno i prati” per citare il titolo del film di Olmi, a rinverdire la speranza per il rimpianto dei vecchi tempi? Oppure, tutto non “tornerà più come prima”? Per ora c’è la preoccupazione generale, sapendo che se le cose non miglioreranno, il volontariato tanto amato potrebbe affrontare la sua più grave criticità. 

Continua su AREA3news n134 di ottobre 2022

CRISI ENERGETICA

I Comuni: dalle maxi bollette al taglio dei servizi?

Costi raddoppiati. In alcuni casi, triplicati. Nei nostri Comuni sono arrivate le bollette con i maxi rincari, tanto annunciati quanto temuti. E i sindaci si mettono le mani nei capelli. Gli aumenti colpiscono tutti e risucchiano fette importanti di bilancio, al punto da mettere in serio pericolo l’erogazione dei servizi. La preoccupazione dei sindaci è grandissima: il rischio è che gli enti siano costretti a ridurre le risorse per gli aiuti ai cittadini, specialmente per le fasce più deboli, che invece devono essere ancora più sostenute in questa fase di aumenti dei prezzi. Bisogna che lo Stato stabilizzi il caro-energia stanziando risorse adeguate.

«La migliore soluzione alla crisi energetica e all’aumento dei costi è la creazione di comunità energetiche». Rispondono all’unisono il sindaco di San Bonifacio Giampaolo Provoli e il primo cittadino di Cologna Manuel Scalzotto, entrambi convinti che le soluzioni tampone non possano risolvere il problema alla radice e sia necessario programmare sul lungo periodo, per non trovarsi ogni anno con i medesimi grattacapi da affrontare.

CHE COSA SONO  LE COMUNITÀ ENERGETICHE

Sono modelli socioeconomici basati sulla circolarità. Una comunità energetica è formata da più soggetti che si accordano per dotarsi di infrastrutture per la produzione di energia da fonti rinnovabili e per consumarla all’interno della comunità stessa. Si tratta dunque di una forma energetica collaborativa, incentrata su un sistema di scambio locale per favorire la gestione congiunta, lo sviluppo sostenibile e ridurre, nel contempo, la dipendenza energetica dal sistema elettrico nazionale.

Se questo è il punto di arrivo, il punto di partenza sono invece gli interventi da applicare subito, per avere la possibilità di chiudere i bilanci 2022 degli enti locali senza vistosi disavanzi.

continua su AREA3news n134 di ottobre 2022

La Nuova Scuola

Verso una scuola resiliente alla pandemia. Ma come garantiamo la sicurezza tra distanza, mascherina, banchi e sorveglianza dei sintomi? L’attenzione si accende, anche perché i soggetti coinvolti sono sempre i nostri “pezzi e’ core”.

Nel segno della normalità 

STOP AL DISTANZIAMENTO E ALL’USO DELLA MASCHERINA IN AULA. MA NON MANCANO I PROBLEMI: ALTO NUMERO DI INSEGNANTI PRECARI E IL RINCARO DEI LIBRI DI TESTO, QUADERNI E ASTUCCI 

nuova scuola covid19Per migliaia di studenti, docenti e famiglie è suonata la prima campanella che ogni anno riserva sorprese, novità, incognite e atavici problemi. 

Per “prepararsi ad essere pronti”, come chiede il ministro Bianchi, si tornerà alla normalità togliendo l’obbligo dell’uso della mascherina, tranne per i soggetti fragili (cioè affetti da patologie) che potrebbero avere gravi complicazioni in caso di infezione. 

Via anche il distanziamento di un metro, quindi con la possibilità di sistemare i banchi appaiati e l’occasione per gli studenti di ritrovare la complicità dell’amato compagno di banco. 

Ma le linee guida del Ministero raccomandano anche l’areazione di locali, l’apertura delle finestre più volte durante la giornata, l’utilizzo di gel sanificante, l’attenzione delle famiglie nel monitorare la salute dei figli e il controllo della temperatura. 

In caso di malattia non sarà più prevista la Dad per lo studente positivo che dovrà rimanere a casa finché non avrà il tampone negativo. Il perfido Covid che ha imposto la dittatura digitale a distanza con tutte le conseguenze negative in termini di relazioni interpersonali, ha però anche aperto una strada a una scuola dove i docenti hanno rivisto la propria didattica e aggiornato le proprie competenze informatiche. 

E qui si esauriscono le buone notizie perché la scuola è ripartita con 150mila supplenti (un precario ogni 5 insegnanti). Sebbene siano stati assunti migliaia di insegnanti e la denatalità abbia portato a 100mila studenti in meno rispetto lo scorso anno, con le assunzioni non si arriverà a coprire nemmeno il 50% dei posti vacanti e oltre 200 sedi di scuole restano senza dirigente scolastico. 

Ma uno degli aspetti salienti è l’aumento dell’inflazione che tocca soprattutto le famiglie in quanto all’incremento dei prezzi dei beni segue quello del materiale scolastico e dei libri di testo. 

Gli editori hanno segnalato che l’aumento dei costi di trasporto e della carta, con rialzi dal 50 all’80%, potrebbe determinare consistenti aumenti e modificare le tempistiche delle consegne. 

Il Codacons ha stimato un aumento del 7% su tutto il materiale scolastico consigliando, ove possibile, di non cedere alle sirene consumistiche della moda: un quaderno rimane un quaderno a prescindere dalla copertina. 

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TATIANA VEDOVATO

Attrice. Laureata in Discipline delle Arti, della Musica e dello Spettacolo (DAMS), esperta nella conduzione di gruppi di teatro per bambini e ragazzi

tatiana vedovato - attrice e insegnanteCi parli un po’ di te, chi sei e come è nata la tua attrazione verso il teatro e la recitazione? «Provengo da una famiglia di artisti; fin da piccola ho respirato il profumo dell’arte ed è proprio nell’arte della recitazione che ho trovato la corrispondenza più forte con il mio essere. Il mondo del teatro mi attrae per la possibilità di indagare l’essere umano ed esprimerne le sue svariate sfumature. È un processo che gratifica la mia parte più irrequieta ed in costante ricerca. Mi sono laureata a Padova in DAMS (Discipline Arte Musica e Spettacolo) e ho seguito diversi corsi di teatro e cinema con artisti che hanno arricchito il mio bagaglio artistico e che oggi metto al servizio del teatro».

C’è stato qualcosa o qualcuno che ti ha spinto verso questo mondo? «Più che qualcosa o qualcuno c’è un bisogno, quasi fisiologico, che mi ha fatto scegliere ed amare quest’arte: il bisogno di comunicare, di esprimere, di raccontare, indagare e condividere». H2OFELIA, una rappresentazione impegnativa con un chiaro messaggio ecologico… «H2OFELIA nasce dal desiderio di avere uno spettacolo che abbinasse drammaturgia ad attualità. L’ambiente e la sua salvaguardia sono tematiche che mi stanno molto a cuore, da qui il connubio teatro-ambiente. La rappresentazione riprende la celebre tragedia dell’Amleto di Shakespeare che viene attualizzata nel territorio del Basso Veneto per raccontare uno dei più gravi disastri ambientali mai scoperti in Europa (l’inquinamento da Pfas). Obiettivo dello spettacolo non è quello di fare polemica o inchiesta giornalistica bensì quello di smuovere le coscienze, sensibilizzare e renderci tutti più consapevoli e responsabili».

Cosa ti conquista in un progetto teatrale? «Di un progetto mi conquistano i suoi contenuti. Mi interessa sempre capire quali sono i messaggi da comunicare, gli obiettivi e qual’e il processo creativo che ha portato a quella determinata idea». Considerato che cinema, tv e teatro diventano un affresco dove cogliere talenti ed emozioni da offrire al pubblico…

In che modo la tua innata predilezione per il teatro influenza il tuo recitare? «Non credo sia il teatro in sé ad influenzare il mio modo di recitare. Sono convinta che nella vita e nella quotidianità ci siano quadri molto più variopinti da cui attingere. Sono i luoghi che vedo, le persone che incontro, le esperienze che faccio e ciò che mi circonda a suggestionare ed ispirare il mio lavoro e il mio recitare».

Chi è Tatiana quando non sta sul palcoscenico? «Penso non bastino due pagine per rispondere a questa domanda. Scherzi a parte, Tatiana fuori dal palcoscenico è una persona che ama la vita nei suoi aspetti più semplici e veri, sono questi che mi rendono davvero felice».

di Maurizio Pilon – Ph. Alessandro Lazzarin

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