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ONORE AL PROF. CORUBOLO ”INVENTORE” DEL NOME HELLAS VERONA

Grande partecipazione e momenti di emozione domenica 1 dicembre a Pressana, durante il ricordo di Decio Corubolo, l’insegnante di greco e latino che diede il nome all’Hellas Verona, di cui ricorrono quest’anno i 100 anni dalla morte. L’Amministrazione comunale di Pressana, in accordo con i Butei del Verona e con i discendenti di Corubolo, ha posto nella via a lui dedicata una targa che recita così: “Al professor Decio Corubolo, per aver dato nome e vita all’Hellas Verona. Nel centenario della morte, eternamente grati”.

Hanno preso parte all’evento una cinquantina di tifosi della curva sud e il delegato provinciale del Coni Stefano Gnesato. Il corteo si è poi spostato lungo via Decio Corubolo, dove il sindaco Lino Fin ha ripercorso le tappe più importanti della vita dell’illustre concittadino, che fu assessore del Comune tra il 1911 e il 1913. Per l’amministrazione erano presenti anche il vicesindaco Stefano Marzotto e l’assessore Renato Greghi. Anche il pronipote del professore, Alessandro, ha ricordato le qualità umane e culturali del suo celebre antenato. L’evento che lo rese celebre successe nell’ottobre 1903, quando un gruppo di studenti del liceo classico “Maffei” fondò un club e lo battezzò Associazione Calcio Hellas (per ricordare l’antica Grecia), proprio su proposta del professor Corubolo. Il docente aveva talmente a cuore questa piccola società che contribuì all’acquisto del primo pallone. Al suo pensionamento, ricevette la Croce di Cavaliere della corona d’Italia per speciali benemerenze nel campo dell’istruzione.

Decio Corubolo nacque nel 1844 da Girolamo ed Elisabetta Girardi. Era il quinto di 11 figli e suo padre era il medico condotto di Pressana. Nonostante le condizioni economiche della famiglia non fossero elevate, Decio riuscì a studiare e a laurearsi a Padova, prima in giurisprudenza e poi in lettere. Nel 1874 fu inviato ad insegnare a Campobasso, l’anno successivo fu trasferito a Chieti, dove rimase fino al 1879, quando ottenne la cattedra di greco e latino a Verona, al liceo “Scipione Maffei”.

Ma non fu solo docente autorevole e “padre” del nome dell’Hellas. Fu anche uomo generoso e politico innovatore. Nel 1910 il professore entrò in Consiglio comunale in minoranza, nelle file del Partito democratico. Era esponente della sinistra storica e convinto laicista. Si batté per l’istruzione, per l’installazione dell’illuminazione elettrica e per la creazione di una farmacia. Purtroppo non riuscì a realizzare i suoi progetti perché nel 1913 morì, in una condizione di indigenza. Aveva infatti speso tutti i suoi risparmi per curare il fratello Alessandro, malato da tempo e deceduto una decina di giorni prima di lui. Del suo funerale e della tomba dunque si occupò il Comune.

(Paola Bosaro)

 

PRESSANA. NUOVA SCRITTA DI BENVENUTO ALL’INGRESSO DEL PAESE

L’Amministrazione comunale ha deciso di abbellire l’entrata del Comune provenendo da Cologna mediante una grande targa metallica che riproduce non solo il nome del paese, ma anche lo stemma comunale e le forme stilizzate dei monumenti più significativi. La creazione dell’opera è tutta “made in Pressana”. Il disegno del manufatto è dell’architetto Annarosa Brunello, mentre la realizzazione è dell’artigiano locale Sebastiano Buson. (di Paola Bosaro)

 

PRESSANA. RUBATE LE CAMPANE DELL’ORATORIO DI VILLA QUERINI-STAMPALIA

PRESSANALadri esperti spogliano la chiesetta della quattrocentesca villa Querini-Stampalia dalle sue campane. Nella notte tra il 31 luglio e l’1 agosto, servendosi di una scala e di un furgone dotato di braccio gru, ignoti hanno raggiunto la sommità del campanile della chiesetta della villa che dà su via Giovanni XXIII e hanno asportato le due campane in bronzo risalenti al diciassettesimo secolo. Secondo gli inquirenti si è trattato senz’altro di persone avvezze a questo genere di colpi, poiché hanno prestato attenzione a non rovinare il manufatto di sostegno. Si sono limitati a smontare i bronzi dai perni di sostegno e a caricarli sul loro veicolo, facendo poi perdere le proprie tracce. I proprietari della villa, la famiglia Baldisserotto, si sono accorti del furto la sera successiva, visto che la chiesetta non è addossata al palazzo residenziale, bensì occupa una porzione esterna della proprietà e costeggia con una parete laterale direttamente la strada provinciale. Non c’è alcuna recinzione a difenderla, dal momento che è sempre stata aperta al culto popolare. Anche per questo i furfanti hanno avuto facile accesso. Fortunatamente, sembra che non fossero interessati ad altri oggetti d’arte, visto che non hanno cercato di penetrare né all’interno dell’oratorio e neppure nella corte della villa. (di Paola Bosaro)

 

PRESSANA. FESTA PER I DICIOTTENNI DEL PAESE

PRESSANA_festa diciottenni2013Com’è ormai consuetudine, all’inizio di ogni anno l’amministrazione comunale, in collaborazione con la Consulta giovanile, organizza la festa per i neo diciottenni. Quest’anno la serata è stata dedicata ai 21 ragazzi residenti nel paese, nati nel 1995, dunque prossimi a raggiungere la maggiore età nel corso del 2013. I festeggiati si sono radunati alle 19 di venerdì 4 gennaio nella sala consiliare del municipio. Erano assenti due maggiorenni per malattia. Il sindaco Lino Fin li ha accolti con un saluto a nome dell’amministrazione comunale e ha ricordato loro diritti e doveri connessi al raggiungimento della maggiore età.

 

PRESSANA: DON LUCIANO MAZZASETTE “ACQUISISCE” ANCHE ROVEREDO

Tre parrocchie, un solo prete. Non è una novità. Non è neppure una cosa eccezionale. Basti pensare che nel vicino comune di Albaredo (Diocesi di Verona) esiste da anni un’unità pastorale formata da ben sei parrocchie, con due soli preti: Albaredo, Caselle di Pressana, Coriano, Michellorie, Miega e Presina. Eppure quella che è sorta ufficialmente domenica 30 settembre è un’unità pastorale un po’ atipica. Fino ad oggi, infatti, due sacerdoti reggevano le tre parrocchie. A Roveredo c’era don Teobaldo Faliva. A Pressana don Luciano Mazzasette. Ora quest’ultimo, ex missionario in Ecuador, dovrà seguire da solo Pressana e Crosare (come già faceva fino ad oggi) ed anche Roveredo, parrocchia di là dal fiume Guà. Per la prima volta il più piccolo comune dell’Adige-Guà non avrà alcun sacerdote residente in loco.