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Viviana una sedicenne promessa della danza

danza nov3Viviana Pacchin non ha ancora 16 anni (17 ad ottobre) e da poco ha finito la terza superiore dell’Istituto Isis Florence Nightingale nell’indirizzo scienze umane – economico sociale. Ha frequentato la scuola a Noventa Vicentina fino alla terza media e poi si è trasferita a Castelfranco Veneto. Da più parti si parla di un’autentica promessa della danza.

Viviana quando hai iniziato a danzare?

Da piccola, quando rimanevo dalla nonna mentre i miei genitori lavoravano, mi fermavo davanti alla TV accesa e ad ogni musica che sentivo cominciavo a ballare imitando i personaggi sullo schermo o improvvisando qualcosa. Così a 5 anni ho cominciato a frequentare qualche corso di propedeutica per la danza ma senza molti successi perché solo un anno dopo ho deciso di dedicarmi al nuoto. Poi ho capito che fare danza mi divertiva di più e a 7 anni ho ricominciato i corsi dedicandomi inizialmente alla danza moderna e all’hip hop e poi alla danza classica. Ho continuato fino all’età di 13 anni ad “Oltre la Danza”, scuola di Noventa Vicentina studiando anche danza contemporanea con diversi insegnanti ospiti e partecipando a concorsi e stages nel nord Italia.

Perché hai deciso di iscriverti alla scuola “Il Balletto di Catelfranco Veneto?

” Già dalla seconda media avevo capito che il mio desiderio non era solamente quello di studiare danza in modo abitudinario ma di dedicarmi a livello professionale a questa forma di arte con la speranza di farne infine una professione. Ho scelto di iscrivermi alla scuola “Il Balletto di Castelfranco Veneto” diretto da Susanna Plaino, di cui faccio parte ora, perché sapevo che per dedicarmi completamente alla mia passione avevo bisogno di una scuola che predisponesse gli allievi ad uno studio costante, di elevato livello e che permettesse ai propri studenti di fare esperienze competitive o lavorative anche al di fuori dell’Italia. Inoltre conoscevo per fama la bravura degli insegnanti della scuola e volevo crescere grazie alla loro competenza e alle loro capacità.

Hai partecipato a concorsi?

Da quando frequento questa scuola ho partecipato a molti concorsi e spettacoli sia come parte di un gruppo sia da solista. Come formazione abbiamo vinto concorsi di prestigio come Tripudium a Milano, Danza in Fiera di Firenze, Weekend in Palcoscenico a Pinerolo, Progetto Danza a Treviso, Trofeo IoBallo a Montebello, LarioDanza Competition a Lecco, International Bari Ballet and Contemporary Competition a Bari e tanti altri. Lo scorso novembre siamo stati selezionati per ballare all’evento Dance Proms al Royal Albert Hall di Londra, evento organizzato per promuovere la danza in Inghilterra al qualche parteciperemo anche il prossimo ottobre essendo stati nuovamente selezionati. Ho avuto anche l’occasione di partecipare all’ISTD Awards che si tiene ogni anno a Londra ed è una competizione per gli studenti che conseguono una votazione maggiore agli 80/100 negli esami che servono a raggiungere il diploma. Lo scorso maggio inoltre ho conseguito l’ultimo esame della Royal Academy of Dance di Advanced 2 necessario per ottenere un diploma riconosciuto anche in Inghilterra. Come solista di danza contemporanea ho vinto poi per due anni consecutivi il secondo posto al concorso Progetto Danza, il secondo posto all’International Bari Ballet and Contemporary Competition e al Trofeo IoBallo ed infine il primo posto al LarioDanza Competition. Grazie a questi concorsi mi sono state assegnate borse di studio per il Chiavari Summer Intensive, per lo stage di Progetto Danza, per il Milano City Ballet, per l’Opus Ballet di Firenze e, l’ultima ricevuta, per la Joffrey Ballet School di New York. Devo molto ai miei insegnanti che mi hanno sempre seguito con costanza e mi hanno sempre spronato a dare il massimo ogni giorno in sala. È grazie a loro se sono riuscita a raggiungere queste soddisfazioni e vincere questi premi.

Perché molte ragazze e ragazzi oggi si avvicinano al mondo della danza?

Al giorno d’oggi sono sempre di più le ragazze e i ragazzi che si avvicinano al mondo della danza e che desiderano diventare ballerini/e. Per me studiare danza non è stata solo una scelta di vita ma anche un percorso in cui mi volevo impegnare per fare di quest’arte una professione. È una decisione che richiede prima di tutto moltissime ore di studio e di impegno da dividere tra l’istituto scolastico e l’Accademia di danza. Non sempre è facile trovare la forza o la tenacia per affrontare tutti gli impegni e ritrovarsi ogni giorno in sala concentrati al massimo per migliorare e crescere. Ma credo anche che, dopo il sudore speso in sala e i sacrifici che si compiono, arrivare a raggiungere i traguardi ripaghi pienamente tutta la fatica che sta dietro i successi. Inoltre, noi studenti dell’Accademia provenienti davvero da tutta Italia, dobbiamo fare i conti anche con la lontananza da casa, dal momento che viviamo in alloggi per noi predisposti in cui dobbiamo convivere e svolgere “le faccende di casa”.

Una ragazzina che si avvicina alla danza quali doti deve avere?

Una ragazzina che si avvicina alla danza deve prima di tutto desiderare farlo. Perché molti lo fanno solo come passatempo, chi invece intende fare della danza una professione deve essere concentrato al massimo sui propri obiettivi e dedicarvisi interamente. La danza è una disciplina che richiede molte doti, da quelle fisiche che sono per lo più doti naturali a quelle caratteriali che aiutano il ballerino ad emergere e a confermarsi nel corso della sua carriera. La danza non va sottovalutata perché all’apparenza può sembrare facile da eseguire. Bensì richiede duro impegno e lavoro costante che il ballerino riesce a mascherare in scena grazie alla sua capacità di trasmettere al pubblico forti emozioni.

di Rino Boseggia

Parolacce: quando la maestra è la tv

Nei giorni scorsi ci è capitato di ascoltare per puro caso la conversazione di due studenti che ritornavano da scuola lungo il viale centrale dell’ippodromo comunale di Lonigo. Più che una conversazione tra due adolescenti, massimo 15 anni ciascuno, si trattava di una serie di improperi e parolacce rivolte l’uno contro l’altro che a definire turpiloquio sarebbe quanto mai pleonastico. Una violenza verbale inaudita in bocca a due bambocci poco più che poppanti veramente sorprendente, in particolare per la ricchezza di vocaboli scovati chissà dove, intrisi di una cattiveria quasi di tipo razziale, altro che parità di genere. Ma chi educa questi ragazzi? Ma da quale antro cavernicolo escono? Possibile che il rispetto tra un ragazzo e una ragazza sia giunto a questo livello? Una cosa è certa. Se questi due piccoli energumeni si cibano guardando con avidità trasmissioni come il Grande Fratello, dove bip ridicoli nascondono ogni due secondi una parolaccia, bisogna proprio dire che “mamma Tv” è proprio una baldracca. Per capirne di più ci siamo rivolti ad alcuni dirigenti scolastici e ad alcuni psicoterapeuti.

 I giovani d’oggi e la mancanza di educazione. A colloquio con Maria Cristina Strocchi

«La mancanza di educazione fra i giovani è purtroppo un fenomeno dilagante. Ne sanno qualcosa gli insegnanti che come me si trovano quotidianamente di fronte a questo problema. Mentre un tempo gli alunni rispettavano i docenti, li temevano e li rispettavano, oggigiorno nemmeno ti salutano, ti contestano e sono poco rispettosi. Oltre a ciò, il turpiloquio, le bestemmie sono diventate parte del linguaggio comune di molti ragazzi che arrivano ad offendersi in modo pesante o ad usare fra di loro un linguaggio da “scaricatori di porto”. Fortunatamente non tutti i ragazzi sono così e ci sono ancora giovani rispettosi dei pari, dei genitori e docenti.

Il linguaggio scurrile è un modo per sentirsi grandi, forti, indipendenti e trasgressivi e questi sono infatti le necessità più importanti degli adolescenti che, pur avendo bisogno del sostegno dei genitori e degli adulti, vogliono dimostrare a tutti i costi la loro autonomia per vincere l’insicurezza tipica dell’età. A ruota seguono i giovani universitari frustrati dagli esami, dallo studio e, soprattutto, dall’incertezza di trovare un lavoro nel futuro.

Di chi è la colpa? Innanzitutto degli adulti che con il loro stile educativo eccessivamente permissivo lasciano ampio spazio a questi comportamenti che spesso sono tenuti dagli stessi genitori magari in auto finché guidano o quando qualcuno fa loro un torto in famiglia, in un parcheggio o in ufficio. La frustrazione dei tempi di crisi crea anche fra gli adulti un linguaggio “fin troppo colorito” quasi a voler sfidare i tempi difficili e come liberazione dallo stress.

A ciò si aggiungono i media, le riviste, le trasmissioni dove le parolacce sono abbastanza frequenti, cosa che nel passato non si verificava.

A scuola si fa ben poco per educare i giovani al rispetto perché i dirigenti e gli insegnanti, poco valorizzati per il loro lavoro spesso anche dai genitori degli alunni troppo portati a scaricare sulla scuola le difficoltà dei figli, si attengono troppo al programma da svolgere, alle interrogazioni e ai compiti dando poco spazio alla discussione e all’attenzione per il rispetto e l’educazione. Ricordiamoci invece che la scuola dovrebbe preparare gli alunni alla vita e sappiamo bene che il senso di responsabilità e l’educazione sono le basi fondamentali per un futuro lavorativo, non solo le nozioni e le competenze.

Purtroppo c’è ancora molta chiusura in questo senso e sarebbe opportuno non solo che a scuola si insegnasse l’educazione ma che, in questi tempi in cui la violenza e l’aggressività nelle varie forme stanno prendendo sempre più piede, si dedicassero delle ore di insegnamento all’educazione all’amore e alla comunicazione fondata sul rispetto di sé e degli altri. Da anni mi batto personalmente perché questo accada, sia come insegnante che come psicoterapeuta. Nelle mie classi lo faccio da anni, spero che qualche dirigente o politico lungimirante lo estenda a tutte le scuole di ogni ordine e grado, promuovendo anche degli incontri con i genitori.

Nel Comune di Barbarano, si stanno svolgendo già da anni progetti di questo tipo che mi vedono coinvolta come psicoterapeuta…..ma è troppo poco e bisognerebbe estendere questo a livello nazionale per rendere le relazioni interpersonali più soddisfacenti. Ce n’è davvero tanto bisogno».

Il parere dello psicoterapeuta dottor Marco Furlan 

Che cos’è il turpiloquio giovanile dal punto di vista psicologico? Lo chiediamo al dottor Marco Furlan, psicoterapeuta di Montagnana, per darci il suo parere clinico su questo argomento.

«A mio avviso, il turpiloquio è una maniera per avere una maggiore autostima. Può essere una modalità di farsi vedere forte, affascinante, di impressionare gli altri, avere attenzioni o perfino di sedurre. Può servire a dare più importanza all’immagine di sé piuttosto che a sé stessi. Sicuramente è indice di carenza di capacità di dialogo. Si può fare uso del turpiloquio, soprattutto fra i giovani, anche per sfogare la rabbia interiore, che può essere causata da un abbandono, da un lutto, dal divorzio dei genitori o dalla rottura di una relazione sentimentale. I giovani usano il turpiloquio anche per non sentire quel vuoto interiore generato da una mancanza di identità e sicurezza. Può essere anche uno strumento per mettere paura al prossimo e ottenere rispetto forzato. E’ anche usato per camuffare e nascondere le proprie paure e vulnerabilità. Infine il turpiloquio può essere un’esca per conquistare la simpatia delle persone e poi manipolarle a proprio vantaggio». «Naturalmente è necessario aumentare il dialogo, soprattutto in famiglia. Quanti genitori mi dicono che non parlano e non capiscono il loro ragazzo. Tutto ciò che è dialogo dà identità e comprensione, fattori che diminuiscono il turpiloquio. I giovani hanno bisogno di una presenza saggia e vicina, hanno bisogno di essere trattati alla pari, con autenticità. Gli adulti devono imparare a dialogare e conoscere il mondo interno dei loro ragazzi, affinché questi ultimi possano esprimere quelle emozioni e quel disagio che il turpiloquio nasconde».

Carlo Alberto Formaggio: «Mass media e social network hanno incrementato il fenomeno del turpiloquio»

Secondo il dirigente scolastico dell’Istituto “Umberto Masotto” di Noventa Vicentina, sono aumentati i casi di studenti che usano un linguaggio volgare e offensivo all’interno delle scuole: «Frequente la bestemmia tra i giovani. E anche le ragazze non sono da meno dei colleghi maschi»

Non solo “comuni” parolacce nel “dizionario” colorito dei giovani. Purtroppo, anche la bestemmia è entrata a far parte del linguaggio normalmente usato tra gli adolescenti. E’ quello che fa sapere il professor Carlo Alberto Formaggio, preside dell’Istituto Scolastico “Umberto Masotto” di Noventa Vicentina alla domanda sull’uso del turpiloquio tra i giovani. Per il dirigente scolastico, buona parte delle colpe sono da attribuire sia ad un uso spregiudicato di volgarità nei mass media che nei social network.

«Noi dell’istituto “Masotto” siamo molto rigorosi per ciò che concerne il turpiloquio nelle aule scolastiche – sottolinea Formaggio – in particolar modo la bestemmia, che è mancanza di rispetto per le persone, per l’ambiente e per la religione. Purtroppo i casi di linguaggi ed espressioni volgari sono aumentati negli ultimi tempi e noi della scuola sanzioniamo severamente questi comportamenti con delle note disciplinari. È chiaro, però, che noi possiamo limitare questa cosa fino ad un certo punto, perché se noi puniamo ciò che in altri contesti, come la famiglia, viene tollerato, se non addirittura considerato normale, è evidente che tutti i nostri sforzi cadono nel vuoto. Noi della scuola, per cercare di arginare questo triste fenomeno, insegniamo agli alunni il rispetto del prossimo, anche nell’uso di un linguaggio più civile e naturalmente consono all’ambiente scolastico. Ritengo, pertanto, che venga costituito un gruppo di lavoro per realizzare una sorta di patto educativo a livello di società: qui a Noventa Vicentina abbiamo fatto un tentativo di percorrere questa strada con le società sportive e le associazioni, affinché l’uso di un corretto modo di parlare sia una regola principale del vivere quotidiano non solo nella scuola o a casa».

Visto che lei è nella scuola da tanti anni, quanto sono cambiati in questo ultimo decennio i nostri giovani per quanto riguarda l’uso del turpiloquio?

«Sinceramente, mi sento di dire che anche radio e televisione ci hanno messo del suo in questa delicata situazione. Basta accendere la tv anche in fascia protetta per rendersene conto. Se questi mezzi d’informazione non mettono un freno quanto prima a questo uso spropositato di questo linguaggio volgare, i nostri sforzi di arginare questo fenomeno saranno vani. Inoltre, anche l’uso del turpiloquio nei social network come Facebook non è da meno, anzi direi che è ancora più grave perché scritto: come si suol dire “verba volant, scripta manent”. Di certo, con l’avvento delle chat il fenomeno è peggiorato, perché si scrivono offese che possono turbare la persona, sino ad arrivare al bullismo, alla persecuzione dei soggetti più deboli. Inoltre, un’altra cosa che ho notato è che il turpiloquio, a differenza di anni fa, ora coinvolge anche le ragazze e in misura non inferiore rispetto ai maschi».

Istituto Sartori di Lonigo. La vicepreside: «Nell’ambito scolastico gli studenti non usano parolacce»

La vicepreside dell’Istituto di Istruzione Superiore “Sartori” di Lonigo prof.ssa Ferrara alla nostra domanda se nella scuola si tengono lezioni ad hoc per “educare” gli stendenti ad un linguaggio corretto senza l’uso delle parolacce ci guarda un po’ sorpresa per la richiesta forse insolita. «Per ora non abbiamo in programma lezioni del genere – ci risponde -. Come corpo insegnanti siamo sempre molto attenti al modo di esprimersi degli studenti nell’ambito della scuola. Tolto qualche episodio in cui un ragazzo si è rivolto in modo impertinente nei confronti di una insegnante forse perché non del tutto gradita, devo dire che l’uso del turpiloquio in classe o in cortile non è usuale. E’ evidente che una volta varcato il cancello dell’istituto risulta difficile vietare l’uso delle parolacce. Un’abitudine purtroppo che si riscontra un po’ in tutta la società, sia in famiglia che nei media. In ogni caso non sarebbe poi tanto male prevedere ore di “educazione” nell’ambito scolastico»

Carlo Meneghetti, insegnante di religione al “Dal Cero” e docente di Teologia della comunicazione all’Istituto universitario salesiano di Verona

«Al Dal Cero siamo piuttosto fortunat», riferisce l’insegnante. «I casi di studenti che utilizzano un linguaggio non consono all’ambiente scolastico sono isolati. La correttezza e la buona educazione dei ragazzi che frequentano l’istituto sambonifacese sono probabilmente da ricondursi all’insegnamento delle famiglie e al fatto di vivere fuori dalle delle grandi città. Anche se il fenomeno per quanto riguarda il comportamento in classe è marginale, questo non significa che gli alunni delle superiori abbiano un linguaggio educato in tutti i contesti sociali che frequentano. Quello che preoccupa di più è il modo in cui si pongono quando chattano sui social network». E qui il discorso va oltre la zona di San Bonifacio e si fa più generale. Continua Meneghetti: «Oggi molti giovani, ma anche molti adulti, credono di essere da soli quando scrivono sul proprio profilo qualche post. Non si rendono conto che i vari “amici” leggono e sono partecipi delle loro esternazioni. Poi, se arrivano tanti mi piace, il gioco è fatto. Si ignora che quando si accettano le condizioni d’uso ci si impegna a non denigrare, intimidire o molestare altri utenti, a non pubblicare contenuti minatori, pornografici, con incitazioni all’odio o alla violenza, con immagini di nudo o di violenza forte o gratuita. Ritengo che dentro questi punti ci possa entrare benissimo la violenza verbale. Si è consapevoli che ci possono essere responsabilità civili e penali? Che i genitori sono responsabili quando i figli sono minorenni? Talvolta la superficialità, la voglia di fare i fighi porta a postare parole improprie. Anche gli old media, come tv e giornali, hanno comunque una loro responsabilità sulla mancata educazione alla parola civile. Si potrebbe citare Popper con “Cattiva maestra televisione” oppure Sartori con “Homo videns”. A questo proposito, invito a leggere il documento scritto da Benedetto XVI° per la 46^ giornata mondiale delle comunicazioni sociali, all’indirizzo: http://www.vatican.va/holy_father/benedict_xvi/messages/communications/documents/hf_ben-xvi_mes_20120124_46th-world-communications-day_it.html”. Eccone uno stralcio: Gran parte della dinamica attuale della comunicazione è orientata da domande alla ricerca di risposte. I motori di ricerca e le reti sociali sono il punto di partenza della comunicazione per molte persone che cercano consigli, suggerimenti, informazioni, risposte. Ai nostri giorni, la Rete sta diventando sempre di più il luogo delle domande e delle risposte; anzi, spesso l’uomo contemporaneo è bombardato da risposte a quesiti che egli non si è mai posto e a bisogni che non avverte. Il silenzio è prezioso per favorire il necessario discernimento tra i tanti stimoli e le tante risposte che riceviamo, proprio per riconoscere e focalizzare le domande veramente importanti.” Della serie, piuttosto di usare parole fuori luogo, meglio fare silenzio».

Il 28 marzo il professor Meneghetti ha partecipato ad un’assemblea di istituto al liceo “Roveggio” di Cologna, proprio per approfondire alcune problematiche legate all’uso dei social network.

M. studente di un Istituto Professionale dell’Est Veronese

«Noi ragazzi bestemmiamo per colorire i nostri discorsi e per sentirci “fighi”: è una trasgressione un po’ come fumare. È anche un modo per essere simili agli amici e farsi accettare: dopo un po’ non si dà più nemmeno peso alla cosa, nel gruppo si fa così. Tutto lì».

 A. insegnante in un Istituto Tecnico di San Bonifacio

«Il linguaggio volgare usato dai giovani è un problema reale. A scuola di solito gli alunni si esprimono in modo accettabile, ma fuori dalla realtà scolastica il turpiloquio è un fenomeno esteso e difficilmente arginabile perché sostanzialmente accettato dalla società. Ma non c’è da stupirsi se i nostri giovani interiorizzano un modello sbagliato: l’aggressività e la violenza verbale sono diventate una costante in molti dibattiti televisivi. Una volta la famiglia, la scuola, la parrocchia e le associazioni proponevano dei modi di essere basati sull’educazione e sul rispetto di sé e degli altri. Ora, in nome di una falsa libertà, si crede di poter fare e dire tutto quello che si vuole. Che sia questa la società che i sessantottini volevano creare?»

Rino Boseggia, Alessio Pezzin, Paola Bosaro e Maddalena Peruzzi

 

BASSI! TOCCO! INGAGGIO! HHHUUUUUUUUU!!!!

Leonicena RugbyÈ con entusiasmo che vi rendiamo partecipi delle numerose novità che riguarderanno la Leonicena Rugby per la stagione 2013/2014. Un tam-tam mediatico (tra social network ed email) si è mosso per reclutare giocatori e, con immensa soddisfazione, il 26 agosto, primo giorno di allenamento della Prima Squadra, ci siamo ritrovati in 40. Veramente un gran successo! Un sentito ringraziamento va alle realtà (Pierre Adv, Gruoupama Ag. Di Lonigo, Studio dentistico Pobbiati, KTM Italia) che, non solo credono in noi, ma come noi amano lo spirito del rugby. Non c’è in loro solo la volontà di sponsorizzare una squadra, ma con essa condividere idee e progetti. Sabato 7 settembre, in occasione di “Grottenduro”, manifestazione di moto da enduro che si terrà a Sarego, presenteremo le nuove divise ufficiali della squadra. Primo appuntamento della stagione, domenica 15 settembre, con un test match con gli amici della Valchiampo Rugby, squadra che gioca il campionato di serie C e che più volte ci ha coinvolto come parte attiva ai propri eventi. Per l’inizio del campionato si deve invece attendere il mese di ottobre; è previsto un calendario intenso, ricco di emozioni e di terzi tempi, dove le squadre e i tifosi si “mischieranno” all’insegna del fair play e del divertimento. Ovviamente le porte sono aperte a tutti, grandi e piccini, minuti o energumeni, per praticare con grinta e passione quello che è stato definito “uno sport bestiale giocato da gentiluomini”. Le iscrizioni sono ancora aperte; vai sulla nostra pagina Facebook per maggiori dettagli.

 

PERCHÉ SANREMO È SANREMO

Intervista a Chiara Grispo, studentessa sedicenne di Cologna, già vincitrice del Coccetto d’oro nel 2010 e del Forette festival nel 2012, protagonista di una sit-com per ragazzi girata a Soave nel 2011.

Hai visto l’ultima edizione del festival di Sanremo? “Certamente, ho seguito molto attentamente tutte le serate del festival perché quest’anno sono state introdotte delle novità che hanno reso il festival più moderno e più incentrato sulla musica. Il fatto, per esempio, di aver scelto nomi nuovi e non i classici cantanti che partecipano alla kermesse ha dato sicuramente freschezza. Giudico significativa la proposta di introdurre per la prima volta due canzoni inedite. Questa novità ha reso ancora più interessante ed incerto il risultato”.

Che cosa ti piace e cosa non sopporti di Sanremo? “Tutto quello che riguarda il mondo della musica per me è positivo. Sanremo è la più grande ed importante manifestazione musicale italiana; quindi ben venga il Festival di Sanremo. Non mi piace il fatto che quest’anno abbiano vietato la partecipazione ai minorenni perché ci avrei fatto un pensierino. Un altro aspetto negativo è che spesso le canzoni più votate non riflettono i gusti del pubblico. Questa discrepanza solleva dubbi sul corretto svolgimento delle votazioni”.

Hai fatto il tifo per qualche cantante in particolare? “Mi piacciono molto i Modà e anche Marco Mengoni. Ho tifato per loro nella categoria dei Big e mi è andata di lusso. Meno fortuna ha avuto la mia interprete preferita tra le giovani proposte, Irene Ghiotto. La conosco perché è vicentina e perché ci accomuna Star Academy, il programma che è andato in onda su Rai 2 nel 2011”.

Qual è la canzone sanremese che conosci e che ricordi con piacere? “Di belle melodie uscite da Sanremo ce ne sono molte, tuttavia queste sono quelle che mi piacciono particolarmente: Angelo di Francesco Renga – che è arrivata prima nel 2005 – mi piace perché credo che abbia una sonorità molto simile a quelle di Robbie Williams, il mio cantante preferito. Bivio di Stefano Centomo, un altro artista vicentino, che ho avuto il piacere di conoscere e di ascoltare dal vivo molte volte, è una canzone molto attuale e in cui mi rispecchio. La Tua Bellezza di Francesco Renga non ha avuto un grande successo nel 2012, però a me piace moltissimo”.

Secondo te costituisce un trampolino di lancio per i cantanti o è soltanto un grosso carrozzone televisivo che svanisce nel nulla non appena si sono spenti i riflettori? “Dipende. Per molti è stato un vero trampolino di lancio che ha permesso loro di fare successo, vedi ad esempio Ramazzotti, Pausini, Grignani. Per altri invece è stata solo un’apparizione televisiva. Tempo fa ho conosciuto Romina Falconi, una concorrente dell’ultimo X-Factor che aveva già partecipato a Sanremo nel 2007. Di lei non si ricorda nessuno anche se è molto brava. Credo che per poter dar seguito ad un evento importantissimo come Sanremo bisogna arrivarci preparati e con un progetto già pronto. Sanremo sicuramente è la più importante vetrina italiana, ma se subito dopo non esci con un tuo album che dia continuità alla notorietà ricevuta, l’interesse degli ascoltatori piano piano svanisce. Quello che sto facendo io ora è proprio questo: prepararmi ad ogni evento”.

Ti piacerebbe un giorno partecipare, e magari vincere, il festival di Sanremo? “Mi piacerebbe eccome! Vincere Sanremo è il sogno di ogni cantante Italiano ed io non ne sono immune. Sarebbe una soddisfazione non solo per me, ma anche per le persone che credono in quello che sto facendo. Ovvio che la cosa mi cambierebbe radicalmente la vita, ma è quello che sogno e che voglio”.

Altre considerazioni sul festival? “Il mondo della discografia è cambiato e mi fa piacere che anche Sanremo si stia adeguando o, quanto meno, che ci stia provando. Se ci sarà riuscito, lo sapremo dopo il festival”.

Ci parli dei tuoi progetti attuali e futuri? “Ho recentemente pubblicato il singolo I’m Yours, cover di Jason Mratz, di cui è stato realizzato un videoclip che sarà disponibile a breve. Attualmente sono impegnata in studio per la registrazione di una serie di nuovi brani che andranno a comporre il mio primo album. Di questo disco io sono autrice ed interprete. Suonerò il pianoforte, la chitarra, il dobro e il flauto traverso. I testi delle canzoni si riferiscono al mio mondo, ai miei sogni nel cassetto e a tutto quello che mi piacerebbe realizzare nella vita. Alcuni brani invece si rifanno al passato e ai momenti felici, che sono diventati ricordi, o a momenti tristi, come la recente scomparsa della mia insegnante di flauto”.

 

AMICIZIA O ILLUSIONE?

Inizia sempre così, nel mondo cibernetico del noto social-network: due persone stringono, per così dire, “amicizia”. Qualcuno decide di condividere con te foto, riflessioni, spezzoni della sua vita che ha sapientemente confezionato in un profilo bianco e blu.
Per fare in modo che tutto questo accada basta un semplice click del mouse su quel rettangolino blu con quella scritta bianca Conferma, tanto invitante, per catapultarti nella vita di una persona di cui, spesso, non ne conoscevi prima l’esistenza…