S. Bonifacio Protesta TAV

Comitati civici contro la Tav a sud

Si allarga il fronte del no al tracciato a sud dall’Alta velocità ferroviaria a San Bonifacio. I comitati civici del Comune, affiancati da Legambiente Verona e assistiti a livello legale dall’avvocato Giuseppe Giacon, hanno promosso due assemblee pubbliche per spiegare il nuovo progetto proposto dall’amministrazione comunale, informare sulle attività del fronte del no e comunicare ai futuri espropriandi le eventuali azioni da intraprendere per veder riconosciuti i loro diritti.
All’incontro in sala Barbarani, l’11 gennaio, hanno partecipato decine di persone, tanto che la sala non è riuscita a contenere tutti i presenti. Il pubblico era molto eterogeneo, ma unito dal desiderio di vederci chiaro su una questione davvero importante. Erano presenti gli oppositori del sindaco Giampaolo Provoli, gli ambientalisti, i contrari al tracciato a sud della Tav, i contrari alla Tav in quanto tale, i cittadini proprietari dei terreni interessati dal progetto, semplici curiosi e persone desiderose di informarsi su questo maxi cantiere che potrebbe cambiare per sempre il territorio sambonifacese.
Nel corso dell’assemblea, il pubblico ha potuto vedere tramite delle slide le due soluzioni individuate per i treni super veloci: quella in affiancamento alla linea storica e quella portata avanti dall’amministrazione Provoli, a sud del paese. L’architetto Maurizio Mazzon ha confutato le fosche «previsioni di abbattimento di centinaia di edifici residenziali» nel caso dell’affiancamento. «Si tratterebbe di pochi fabbricati, alcuni dei quali vecchi e fatiscenti», ha detto Mazzon. «Non ci sarebbe nessun rischio per l’Abbazia di Villanova, come si è voluto far credere», ha aggiunto.
Sono state dunque evidenziate le criticità ambientali che la variante a sud del tracciato potrebbe provocare al territorio del Comune.
Il presidente di Legambiente di Verona Lorenzo Albi ha sottolineato come la questione Alta velocità «debba essere utilizzata come occasione per affrontare il tema della mobilità e del trasporto in generale, ovvero come scelta di spostare quote rilevanti di merci e persone dalla gomma alla rotaia». Anche per Albi la sede ideale su cui ricavare una nuova linea di trasporto ferroviario resta l’asse storico, «su cui la linea ad Alta velocità può realizzare il quadruplicamento, assicurando un’indispensabile revisione del sistema ferroviario storico e promuovendo un servizio efficiente ed efficace sia per trasportare le persone che le merci». Ulteriori vantaggi, secondo Legambiente, deriverebbero da una sostanziale riduzione degli espropri, dal minor consumo di suolo agricolo, dal minor uso di volumi di inerti e dal «decisivo minor impatto ambientale e scempio del paesaggio». L’Alta velocità in centro potrebbe paradossalmente servire come «opportunità per mettere mano ai molti casi di disordine urbano». Il tracciato in affiancamento, infine, sarebbe molto meno costoso. Albi ha ricordato che la tratta VR-PD ha raggiunto «l’assurda cifra di 80 milioni per chilometro. Chi la finanzierà?», si è chiesto.

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L’ex presidente della Commissione urbanistica comunale di San Bonifacio Vasco Carradore ha posto l’accento su alcune criticità procedurali legate al progetto definitivo presentato. In particolare ha sottolineato «la mancanza della valutazione di impatto ambientale da parte del Ministero dell’Ambiente della variante di San Bonifacio e del tratto tra Montebello e il bivio per Vicenza». Carradore ha ricordato che «il progetto preliminare approvato dal Cipe nel 2006 era tra Verona e Padova, mentre il definitivo è tra Verona Porta Vescovo e il bivio per Vicenza». La norma consente di avere più progetti definitivi parziali «a condizione che tali progetti siano riferiti a lotti idonei a costituire parte funzionale, fattibile e fruibile dell’intera opera e siano dotati di copertura finanziaria». Tuttavia, hanno fatto notare i comitati «queste condizioni non sono soddisfatte come prescritto dal codice dei contratti pubblici». Anche la consigliera del Movimento 5 stelle Anna Firolli, intervenuta in assemblea verso la chiusura dopo aver partecipato al concomitante consiglio comunale, ha precisato che «il Comune di San Bonfiacio non ha neppure verificato se il progetto Tav si possa considerare definitivo e quindi se gli espropriandi lo siano veramente oppure si tratti di un colossale errore, su cui poi le persone potranno rivalersi». Firolli ha promesso che lotterà fino alla fine a fianco dei cittadini. L’avvocato Giacon, da parte sua, ha esposto tutti i problemi relativi agli espropri che si renderanno necessari e ha invitato tutti gli interessati a presentare le proprie osservazioni al progetto, definendo le osservazioni l’unico strumento che hanno i privati per far sentire la propria voce a livello personale. E’ stato inoltre evidenziato che nel piano particellare degli espropri, non tutti gli espropriandi hanno indicata l’indennità di esproprio come prescritto dalla legge.
I comitati si impegnano a proseguire l’attività che si sono prefissi, cioè di tutela ambientale e salvaguardia del territorio, presentando le osservazioni alle commissioni per la valutazione di impatto ambientale regionale e nazionale, quando le stesse saranno aperte.
L’assenza del sindaco Giampaolo Provoli è stata notata e stigmatizzata, però il primo cittadino era impegnato in Consiglio.