Cristina Guarda Area 3

Cristina Guarda, in Regione una matricola che si fa rispettare

L’istituto di Genetica e l’illuminazione pubblica sono stati i primi impegni presi per la città di Lonigo dalla giovanissima neo consigliere regionale che ha preso una posizione molto netta nella ventilata ipotesi di tagliare i fondi per il Sociale decisi dalla Giunta per far quadrare i bilanci della Regione.

Sono passati pochi mesi da quando Cristina Guarda è approdata a Palazzo Ferro-Fini di Venezia, sede del Consiglio regionale, ed è già molto impegnata su vari fronti. Recente è tra l’altro la sua nomina a Vicepresidente della Quarta Sottocommissione di Verifica, in particolare dei settori Agricoltura, Urbanistica, Tutela dell’ambiente, Caccia-pesca. La più giovane Consigliere regionale del Veneto non dimentica tuttavia la sua città e gli impegni presi durante la campagna elettorale.
Quali sono i tuoi progetti riferiti a Lonigo?
Il mio obiettivo era innanzitutto quello di mantenere un dialogo con l’Amministrazione comunale e sembra ci stiamo riuscendo. Per esempio ho consigliato al sindaco Restello di iniziare un dialogo con la “sezione energia” della Regione per risolvere la questione del bando dell’energia pubblica (1 milione e mezzo di soldi stanziati che verranno erogati dopo la conclusione dei lavori, ndr). Sono stata personalmente negli uffici di competenza a Venezia e pare che una soluzione per sbloccare il bando ci sia. Spero che il sindaco e l’assessore Rosin colgano la proposta degli uffici regionali. Altro impegno fondamentale è quello rivolto all’Istituto di Genetica Strampelli.
C’è qualche speranza di salvezza per l’Istituto Strampelli?
Pare proprio di sì. Sto cercando di farlo includere entro l’Azienda della Regione “Veneto Agricoltura” collaborando con il Commissario di questa realtà. Ho in mente due progetti a riguardo. Innanzitutto di tutelare la banca genetica e poi di rilanciare la struttura a livello regionale. Ho notato che quasi tutti gli Istituti di ricerca sono infatti collocati ad Est del Veneto, in particolare Treviso, Venezia e Rovigo. Se lo Strampelli venisse rivalutato e preso nella dovuta considerazione sarebbe anche una grande vittoria per il nostro territorio. Un’altra validissima strada per la salvaguardia dell’Istituto è però in fase di studio, capitanata dalla Provincia assieme ad Enti territoriali e Università, usufruendo del fondo ministeriale già confermato. Sapremo nei prossimi mesi come si dispiegherà, ma è dimostrazione di quanti soggetti siano preoccupati per la salvaguardia dello Strampelli: solo la creazione di sinergie potrà permetterne il rilancio. Non si può essere troppo critici nei confronti della Provincia che finora non è riuscita a sbloccare la situazione: non si tratta di una questione che ha a che fare con i colori politici, ma con l’attuale identità della Provincia stessa, che ancora non si sa cosa sarà in futuro e che non ha forze per attuare risoluzioni.
Parlando appunto di province, qual è il tuo giudizio sulla proposta di legge regionale di riduzione delle Ulss, una ogni provincia?
Sono dell’opinione che non dobbiamo più ragionare secondo schemi territoriali storici come gli ambiti provinciali,  ma piuttosto come “aree” che interessino una determinata fascia di popolazione. In questo senso dovremmo cominciare a parlare di “ULSS territoriale”, ovvero di un servizio garantito per un certo numero di abitanti. Questo significherebbe avere dei servizi più funzionali e comodi. Per esempio un leoniceno tende a sentirsi più propenso ad avvalersi delle strutture sanitarie ed ospedaliere di San Bonifacio che verso quelle di Arzignano o Noventa.
Qual è dunque il programma della coalizione di centro-sinistra (Cristina Guarda proviene da una lista civica) riguardo la Sanità?
Stiamo cercando di fare proposte alternative a quelle della maggioranza con l’obiettivo di eliminare l’ingerenza politica anche in un settore di tale importanza, strategico non fosse altro che circa l’80% del bilancio regionale riguarda le prestazioni relative alla sanità. Non vogliamo una sanità gestita e organizzata a partire da un ente unico come porrebbe essere l’Azienda Zero ipotizzata dal presidente Zaia. Secondo noi il nuovo ente centrale dovrebbe raccogliere le forze di tutti gli ambiti territoriali, con un’assemblea dei direttori che decida la programmazione ascoltando le istanze di ogni area. Purtroppo la proposta Zaia è stata bocciata da molti dei soggetti auditi, dunque dovremo studiare il nuovo modello studiato dalla maggioranza. Resta la certezza di dover tutelare il sociale in qualche modo.
Quali sono i rischi connessi alla Riforma Socio Sanitaria regionale, denominata “Azienda Zero”, un progetto di legge presentato dallo stesso Zaia alla fine di giugno?
Praticamente sono stati tolti i fondi per la seconda “S” (ULSS significa Unità Locali Socio Sanitarie, ndr) dell’azienda sanitaria e così il mondo del sociale che comprende un vasto numero di utenti non potrà più ricevere sovvenzionamenti. Una strada che porterebbe nella disperazione centinaia di migliaia di famiglie. In Consiglio ho espresso un’opinione molto dura al riguardo. Ho sottolineato che mi vergognavo di appartenere ad un’assemblea, eletta su mandato dei cittadini, che era intenzionata a tagliare il sociale per far quadrare i bilanci: senza quei fondi non si possono dare alcuna garanzia e risposta a tutte le persone e alle associazioni che operano nel sociale. La mia protesta ed indignazione nascevano dal fatto che tale orientamento era stato deciso per coprire un buco finanziario che si è venuto a creare in seguito ad una programmazione finanziaria che si è basata sulla fiducia che potessero arrivare ingenti finanziamenti dal Governo, cosa che poi non è avvenuta. Una previsione errata che si vuol far pagare alla fascia di popolazione più debole del nostro territorio.
Cosa ha fatto l’opposizione per contrastare questo fatto e cosa ha ottenuto?
Abbiamo emanato 770 emendamenti contro questa legge e poi ci siamo uniti alle proteste delle Associazioni interessate ai tagli. A fronte di queste proteste, le parti turistico-culturali hanno deciso di cedere i finanziamenti a loro destinati al mondo dei servizi alla persona. Un bel gesto.

Cristina Guarda conferma che quello del Consigliere regionale è un lavoro davvero appassionante perché permette di far capire ciò che sta dietro alle molteplici competenze che spettano alla nostra Regione, anche a livello culturale. Assicura, tuttavia, che sta facendo di tutto per non diventare una “politica di professione”, per non entrare nel circolo vizioso dei favoritismi. «La politica – come ho sempre sottolineato durante la mia campagna elettorale nella scorsa primavera- è un umile servizio al prossimo. Ed ora, finita questa intervista me ne torno a casa a studiare. Se sto preparando un esame all’Università? No, no, studio per la Regione».