Selfie 1

Faccia da Selfie

di Chiara Ballan, Maddalena Peruzzi e Rino Boseggia

Sei hai uno smartphone, se i social network sono il tuo pane quotidiano e ti piace la fotografia, allora non puoi non sapere cosa significa “SELFIE”. Infatti questa nuova parola ha fatto capolino nel linguaggio di tutti i teenager e non solo

Se vedete qualcuno che si aggira per la strada con un braccio teso sopra la testa, sappiate che non si sta riparando dal sole: si sta scattando un selfie. Oggi si dice selfie, ma non tratta d’altro che di riproporre il vecchio autoscatto. Il termine, che si è diffuso agli inizi degli anni 2000 ed è entrato anche nell’uso italiano come prestito non adattato dall’inglese, sta infatti ad indicare una fotografia che si scatta a se stessi, senza l’ausilio della temporizzazione, con lo scopo di diffonderla attraverso i social network come Facebook, Twitter, Instagram ecc.
Se all’inizio il fenomeno sembrava una delle puntuali influenze stagionali che colpisce i giovani, oggi sbirciando tra i social non si può fare a meno di constatare che ha contagiato persone di tutte le età: da moda si è trasformato in una vera e propria cultura. Nell’era digitale la comunicazione è infatti diventata anche questo: basta puntare l’obiettivo dello smartphone verso le proprie facce, scattare e condividere per far sapere a tutti in tempo reale dove ci si trova, di chi si è in compagnia e qual è l’umore del momento. Il selfie diventa così una forma di racconto di come ci si vede e di come si vuole apparire. Alcuni vanno ben oltre e, rispolverando la formula cartesiana, la ripropongono in “mi fotografo dunque sono”. Non deve dunque essere considerata solo come forma di ricerca di approvazione sociale, ma anche come modo per riavvicinarsi a se stessi per riacquistare autostima e guardare alla propria immagine in senso positivo. Così negli Usa è già nata la selfie-terapia e chi la usa assicura che aiuta a ritrovare un dialogo con se stessi.
I vip non fanno eccezione, anzi condividono sui social selfie in continuazione un po’ per narcisismo e un po’ per autopromozione. Tra i selfie più famosi del mondo ricordiamo l’autoscatto di Madonna in lingerie mentre sorseggia champagne (la classe non è acqua…ma nemmeno champagne), quello di Barak Obama con il primo ministro del Regno Unito David Cameron e la premier danese Helle Thorning-Schmidt, iniziativa non molto apprezzata dalla first lady Michelle che rimane fuori dall’inquadratura vistosamente contrariata. Ma c’è uno sviluppo ancora più divertente, perché subito dopo Michelle cambia di posto e si siede proprio tra il marito e la bella Helle: cosa può fare un selfie! Famosissimi poi anche gli autoscatti con Papa Francesco che si presta a questo genere di pratiche con una semplicità disarmante. Infine, non sei italiano se non ti sei fatto almeno un selfie con il premier Renzi, il quale non è chiaro se abbia il dono dell’ubiquità, ma di sicuro ha lo scatto facile o meglio l’autoscatto facile.

Di selfie si può parlare anche come fenomeno avulso da cenni patologici, ovvero come manifestazione di uno dei tanti modi che negli anni hanno aiutato l’uomo a conoscersi e a farsi conoscere. Quello che di filosofico ha il selfie ce lo racconta Flavio Dal Bosco, insegnante di filosofia presso il Liceo “Lodovico Pavoni” di Lonigo.
Quale dimensione dell’uomo emerge dall’atto di scattare selfie?
Stiamo parlando dell’evoluzione dell’autoscatto e certamente il selfie deve essere considerato come un fenomeno sociale: infatti quando qualcuno si scatta una foto lo fa pensando di condividerla sui social subito dopo. Tali intenzioni seguono necessariamente le possibilità fornite dal mezzo che si utilizza, per lo più lo smartphone, il quale permette di postare nell’immediatezza lo scatto appena rivolto verso se stessi.
E con questo che cosa si vuole dimostrare agli altri?
Si propone un’immagine di sé che non è spontanea perché programmata al fine di condividerla. è una narrazione diversa dal diario perché viene pensata per un pubblico che sa già quali emozioni e quali contesti aspettarsi. I selfie devono infatti riguardare momenti felici, emozioni positive e facce buffe. In rete circolano numerosi video che rivelano la storia dietro ad un selfie, perché molte volte il sorriso condiviso sui social network è il risultato di una forzatura degli amici che hanno voluto a tutti i costi scattare quella foto. Non è come uno specchio, ma l’immagine di noi che vogliamo dare agli altri, una finzione che imponiamo pure a noi stessi.
Perché guardiamo e condividiamo i selfie degli altri?
Con i social network questo fenomeno diventa virale. L’idea che deve passare è che chi viene immortalato si sta divertendo mentre chi guarda deve provare invidia per non aver vissuto quel momento idilliaco immortalato. Un selfie si scatta infatti in un posto che non si è soliti frequentare, preferibilmente accompagnandosi a persone carine e popolari. In questo modo è diventato una sorta di rito.

Selfie Ale