La crisi delle stalle: chiusi 700 allevamenti

di Rino Boseggia

 

L’Italia è in vetta alle classifiche sulla genetica dei bovini. Animali più sani, dunque, più longevi e, soprattutto, capaci di produrre un latte di alta qualità. Eppure un caffè espresso viene pagato come tre litri di latte

EUGENIO RIGODANZO, ALLEVATORE DI LONIGO: “SIAMO COSTRETTI A CHIUDERE LE STALLE!”

Acquistano latte straniero, producono formaggi che sembrano tipici e si prendono pure i fondi previsti dal Programma di sviluppo rurale. Sembra incredibile, ma è quanto accade oggi. Un allevatore di Lonigo, Eugenio Rigodanzo, da sempre in prima fila nella guerra delle “quote latte”, sollecita una chiara presa di posizione del governo nazionale e regionale sulla questione, per evitare che fondi indispensabili per gli allevamenti veneti vengano di fatto dispersi in quello che lui chiama “sistema criminale” sostenendo chi fa i propri interessi e non quelli dell’economia locale. “I fondi del Programma Sviluppo Rurale devono essere riconosciuti soltanto a chi produce e trasforma prodotti del territorio – spiega Eugenio Rigodanzo- rispettando l’economia locale, ma anche i consumatori finali, che altrimenti acquisterebbero, come purtroppo avviene, un prodotto realizzato a partire da una materia prima del tutto estranea alla tradizione”. “La preoccupazione è forte, in quanto tale situazione genera una serie di inconcepibili effetti, primo fra tutti l’inganno al consumatore finale, ma al pari una concorrenza sleale nei confronti dei produttori e dei trasformatori onesti, costretti a sostenere costi più elevati e, quindi, incapaci di competere nel mercato. Continuare a sostenere chi trasforma materie prime straniere – prosegue Rigodanzo – è come incentivare la sottrazione di posti di lavoro e la chiusura degli allevamenti. Una situazione che certamente non può essere tollerata”.

Il “Sistema” dell’erogazione contributi comunitari: la lettera-denuncia al Capo dello Stato

Incontriamo Rigodanzo, nella sua stalla di via Villaraspa a Madonna di Lonigo e come sempre ci fornisce un pacco di documenti per dimostrare come il suo impegno a tutela del latte italiano sia totale. “Di recente – ci spiega – come tecnici del settore non allineati al sistema truffaldino abbiamo rivolto una lettera al presidente della Repubblica Mattarella consapevoli che si tratta di una persona perbene. Nel documento portiamo a conoscenza del presidente quello che noi riteniamo la “madre di tutte le truffe” che sia mia stata perpetrata ai danni di tutti i cittadini italiani e, in particolare, degli addetti al comparto agricolo: una sorta di maxi tangente agricola he riguarda i meccanismi che si celano dietro l’erogazione dei contributi comunitari». «Al presidente Mattarella abbiamo fatto presente- continua Rigodanzo- che non abbiamo volutamente coinvolto il competente Dicastero e le Organizzazioni di categoria, in quanto a nostro avviso sono artefici proprio del sistema che denunciamo in questo scritto, sistema che si è appropriato, negli anni di ingenti finanziamenti pubblici provenienti dall’ UE…parliamo in valore assoluto di miliardi di euro ogni anno. Il principale strumento attorno al quale si sviluppa questo “Sistema” è l’architettura informatica gestita da ACEA, attraverso SIN e la miriade di società stelliti che nel tempo hanno creato infiniti applicativi, con costi abnormi e con l’unica finalità di rendere il meno trasparente possibile l’intero comparto e e facilitare così chi nella scientifica confusione ne trae illeciti profitti. Un complesso di data base e terminali non certificati che permettono di inserire, modificare e cancellare dati senza alcun tipo di “tracciamento”, nel più completo anonimato e nell’assoluta certezza dell’impunità. Per tutti loro è facile creare fittizi intestatari di proprietà e quindi di beneficiari di contributi…Il vulnus che è stato scientificamente predisposto a tavolino porterà nei prossimi mesi i propri frutti (finanziamenti comunitari) nelle tasche di queste persone sopra denunciate, drogando un mercato di per sé già in agonia da tempo».

 

(segue su AREA3 maggio 2016 n°65)