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La scelta di Gianluca

La mia vita tra le capre e il sapore della montagna: genuino e semplice

L’amore di Gianluca Fattori per la natura e gli animali è iniziato tanti anni fa. All’età di 4 anni aveva realizzato una mucca in legno e desiderava mungerla. Avrebbe voluto mungere anche le vacche in carne ed ossa ma la sua mamma, Tiziana, non glielo permetteva perché era ancora un bambino. Negli anni della giovinezza ha cominciato a dare una mano agli allevatori di Campofontana nel periodo estivo. Tra i vari animali che hanno sempre fatto parte della vita di Gianluca c’erano in particolare le capre. Il giovane ha dato vita ad un piccolo gregge di caprette tibetane, più da compagnia che da allevamento. «Ho dunque deciso di cambiare razza e sono passato alla Camosciata delle Alpi, particolarmente adatta sia alla vita in montagna che alla produzione di latte», ricorda. Terminata la seconda superiore, Gianluca era deciso ad aprire un proprio allevamento, ma la legge parlava chiaro: non era possibile avviare un’attività imprenditoriale prima della maggiore età. Perciò il ragazzo ha chiamato in causa sua madre. È stata lei ad aprire l’azienda. «Da quel momento sono iniziati i lavori per accumulare tutto il materiale per la mungitura e la cura degli animali, tra cui il palchetto mungitura, disegnato da mio fratello maggiore Filippo e realizzato insieme alla mia famiglia», racconta. In quel periodo era complicato conciliare gli impegni da pastore con quelli scolastici perché alle 8 doveva essere presente al suono della campanella dell’Istituto agrario di Caldiero che frequentava. Risalgono a quegli anni i primi formaggi di capra prodotti dall’azienda di famiglia, inizialmente solo per autoconsumo, poi anche per i clienti. Nel frattempo, il gregge continuava ad ingrandirsi e la prima stalla non riusciva più a contenere tutte le capre. Nonostante gli animali aumentino di numero, Gianluca continua a chiamare le caprette per nome e a distinguerle l’una dell’altra. «Dopo la maturità mi sono trasferito definitivamente sui monti di Campofontana di Selva di Progno (VR) un luogo a cui sono legato fin da piccolo », spiega. Da due anni il pastore cura e assiste le sue caprette sui prati di Campofontana e abita nella casa della nonna paterna Elsa. Finalmente Gianluca ha potuto dar vita alla sua azienda, e l’ha chiamata “Giancapretta”, dal suo soprannome Gian e dalla sua più grande passione, le caprette. Negli ultimi tempi il gregge si è arricchito di Milly, la mucca, e Isotta, l’asinella, che si sono perfettamente integrate, tanto che difficilmente abbandonano le loro amiche caprette. La produzione si è ampliata. “Giancapretta” produce caciotte con diverse stagionature e aromatizzazioni, e un’ampia gamma di prodotti freschi, dagli yogurt alla robiola, fino alla ricotta. Ma Gianluca progetta già di aggiungere nuovi prodotti, in modo da soddisfare le richieste dei clienti che lo vengono a trovare Campofontana. La situazione a volte però non è semplice, anche perché le capre restano al pascolo di notte e hanno bisogno di essere protette e difese. Per questo Gianluca ha accolto nella sua fattoria anche quattro cani maremmani: Brina, Nebbia, Neve e la piccola Nuvola. Quando ha deciso di intraprendere questo tipo di attività tutt’altro che facile? «Già da piccolo, durante le vacanze a Campofontana, avevo la passione per la vita all’aria aperta e aiutavo con un piccolo rastrello i contadini a girare il fieno e ad accudire le mucche. Alle elementari iniziai a supplicare la mamma che mi comprasse un vitellino. Al posto della mucca sono arrivati due coniglietti che hanno iniziato a fare cuccioli. Io mi divertivo a vederli nascere e crescere, e a regalarli agli amici. In seconda media un mio amico mi regalò due caprette perché non poteva più tenerle: diventammo inseparabili e mangiarono perfino una pagina del mio libro di scuola. Dopo qualche tempo ebbi l’idea di accoppiare le due caprette con un esemplare maschio e arrivai ad avere 17 capre. Quando decisi che avrei voluto produrre latte dovetti vendere le caprette nane e comprare capre da latte. All’inizio ne presi quattro, poi altre otto, arrivando a dodici capi. L’inverno successivo rimasero incinte e iniziarono a produrre latte. Nei primi anni fu mia madre a compilare i registri veterinari, dopo i 18 anni compilai tutto a mio nome».

di Paola Bosaro