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La terza “A” di Grancona sul Pasubio

Di Francesco Dalla Libera

La classe terza A dell’Istituto Comprensivo Val Liona Sossano, sede di Grancona, racconta la gita scolastica sul Monte Pasubio, dalla Strada degli Eroi alla cima del Dente italiano-austriaco e… l’insolita esperienza di una notte al rifugio

 

«Allora, partiamo dagli aspetti più tecnici, raccontatemi a che ora siete partiti… quanto è durato il viaggio..dove siete arrivati… chi vi accompagnava…
Chi mi vuole rispondere?». Silenzio.
Olimpia, su invito della professoressa, timidamente risponde: «Siamo partiti alle otto, siamo arrivati verso le nove e mezza a Pian delle Fugazze, c’accompagnavano due prof, due mamme e l’alpino Dino di Pozzolo». Silenzio.
Intendo subito che non sarà facile estrapolare informazioni dai diciannove visi che mi scrutano di fronte, diversamente da come avevo immaginato.
La classe terza A dell’Istituto Comprensivo Val Liona Sossano, sede di Grancona, mi sta studiando, prima di decidere se concedermi il racconto della gita scolastica sul Monte Pasubio, avvenuta nei giorni 23  e 24 ottobre, rimasta in loro, comprenderò poi, esperienza preziosa da custodire. Non mi do per vinta, incalzo con le domande e, poco a poco, il racconto comincia a prendere forma: «Scesi dal pulmino, siamo andati a visitare l’ossario, dal nostro arrivo avevamo con noi la guida Gino che ha saputo spiegarci molto bene i luoghi che abbiamo visitato…».
Ma la gita scolastica di una classe di ragazzi di tredici anni, sul Monte Pasubio, con la salita a piedi della Strada degli Eroi, la notte trascorsa al rifugio Achille Papa, il sole riflesso sulla neve..sono certa abbia lasciato di più di qualche informazione tecnica. Ed ecco che, chiedendo cos’avessero provato durante la salita a piedi di quella strada dove cento anni prima si stava combattendo una guerra mondiale, iniziano ad emergere quelle sensazioni elaborate dentro, dopo aver visto o sentito qualcosa che scuote l’animo.
«Io provavo dispiacere..mi sentivo quasi in colpa per la fortuna che avevo rispetto a quei ragazzi che avevano combattuto lì, poco più grandi di me…» dice Olimpia,  «Provavo rispetto per quei luoghi… abbiamo rispettato il silenzio quando siamo passati per la zona Sacra…(zona del massiccio teatro dei combattimenti in prima linea, ndr)» spiega Vincenzo, «Pensavo al fatto che dei ragazzi fossero stati trasportati lì, senza che loro avessero coscienza di cosa avrebbero dovuto aspettarsi…», dice Gloria. Raccontano poi che in seguito alle spiegazioni della guida rispetto ad alcuni punti della Strada particolarmente significativi per il valore storico, riflettevano tra sé e sé.
Dopo la salita, durata quasi quattro ore, l’arrivo al rifugio Achille Papa, con una breve sosta di ristoro, per poi ripartire alla volta del cimitero all’aperto, «Abbiamo visto dei panorami bellissimi! Non ci importava di avere la neve dentro agli scarponi!
Era bello camminare sulla neve con il sole che splendeva…», racconta Clarissa.
Anche la notte trascorsa in rifugio si è trasformata in qualcosa di più di una semplice nottata fuori casa, «Il professor Volpiana, con la sua esperienza da capo scout, ci ha proposto dei giochi di gruppo, che non solo ci hanno fatto divertire molto, ma, per quanto mi riguarda, credo ci abbiano anche maggiormente uniti come classe!» testimonia Veronica.
Ormai sciolti dall’iniziale imbarazzo e orgogliosi di raccontare questa significativa esperienza, descrivono quello che per la maggior parte di loro ha rappresentato il momento più intenso della gita, la deposizione di una corona di fiori tra il Dente italiano e il Dente austriaco. «Filippo e Veronica hanno deposto la corona, mentre in sottofondo da uno dei nostri cellulari avevamo fatto partire la musica del silenzio, in seguito ha parlato il professor Volpiana, il quale, commuovendosi, ci ha invitati a pensare intensamente a ciò che era accaduto in quei luoghi e ad impegnarsi per non dimenticare!» continua Olimpia.
Il ritorno poi, con una scorciatoia che attraversa le trincee: «Passare attraverso le trincee mi dava una sensazione di paura..di prigionia…» afferma Luca, «Pensavo a quanti soldati erano rimasti lì al freddo, con la neve, sicuramente con vestiti meno pesanti dei nostri… provavo tristezza».
Alla fine, resa ormai partecipe delle forti emozioni provate da questi ragazzi, chiedo cosa si siano portati a casa da quest’uscita, ed emergono le tante immagini diverse rimaste nelle menti di ciascuno, «I paesaggi mozzafiato!», «I tramonti…», «L’onore ai caduti», «L’esperienza in sé, indimenticabile!», «Un maggiore legame con la mia classe», «La consapevolezza che ragazzi poco più grandi di noi hanno combattuto molti anni fa anche per noi!».
Per i due professori accompagnatori, Pierluigi Volpiana e Gianfranco Ceola, l’impatto emotivo non è stato da meno: «Tra tutte le gite fatte nella mia carriera – afferma Ceola – per una serie di fattori particolari, i panorami, il valore dei luoghi visitati, la classe responsabile e matura… questa gita mi ha dato sicuramente un’emozione diversa rispetto alle altre». Anche per il professor Volpiana, mente organizzativa dell’uscita, questa gita ha lasciato il segno: «Appena mi è venuta l’idea di questa meta, mi sono messo in moto per realizzarla e a maggio avevamo già tutti i permessi pronti! Le Amministrazioni comunali di Grancona e San Germano si sono rese da subito disponibili ad offrire il trasporto, un grande gesto. Poi, per motivi meteorologici abbiamo dovuto rinviarla per ben tre volte! Anche per questo, come hanno raccontato i ragazzi, non ho saputo trattenere la commozione nel momento in cui abbiamo deposto la corona..in quel momento mi son tornate in mente le peripezie succedutesi prima di avere l’ok definitivo alla partenza, e mi veniva da pensare a quanto ne era valsa la pena!».

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