Ferroli

Lavoratori Feroli in marcia

Testo di Paola Bosaro, foto di Mirco Bertaso Nici

Lavoratori «Ferroli» in marcia per il rispetto dei loro diritti e il rilancio del settore

stato un febbraio bollente per il comparto della termomeccanica. E per l’Est veronese in particolare. Sabato 7 febbraio 400 dipendenti della «Ferroli», una delle aziende leader in Italia nei settori del riscaldamento, condizionamento ed energie alternative, hanno sfilato per le vie di San Bonifacio, accompagnati dai sindacalisti di Cgil-Cisl e Uil, dai sindaci dei Comuni dell’Est veronese, oltre che da consiglieri regionali e parlamentari veronesi. Alla protesta si sono uniti anche lavoratori della Riello e della Sime.
Un lungo corteo è partito dalla sede dell’azienda in via Ritonda per raggiungere, attraverso il centro di San Bonifacio, piazza della Costituzione, dove una delegazione ha incontrato il sindaco Giampaolo Provoli e tutti gli altri sindaci dei paesi limitrofi.
Nello stabilimento di San Bonifacio della «Ferroli» lavorano circa 900 dipendenti. Il gruppo però, specializzato nella produzione di caldaie e impianti di riscaldamento, conta complessivamente 3.300 addetti, distribuiti nei vari siti produttivi in Italia e all’estero, tra Turchia, Cina e Polonia. La manifestazione è stata organizzata dai rappresentanti dei lavoratori per protestare contro la decisione dell’azienda di disdire i contratti integrativi, raggiunti dopo circa quarant’anni di negoziazione. In sostanza i dipendenti «Ferroli» rischiano di vedersi riconosciuti circa 8mila euro in meno di stipendio all’anno. La questione si inserisce nella crisi generale del settore termomeccanico, un problema di rilevanza nazionale.
«Rinegoziare gli accordi sindacali è una necessità non più prorogabile per chi voglia continuare a produrre principalmente in Italia e poi competere in un mercato internazionale gravato da una crisi pesantissima», rispondono dalla Ferroli. Ecco il commento di Massimo Castellani, segretario generale Cisl Verona: «Credo sia evidente a tutti che in settori come il termomeccanico l’attenzione per gli investimenti nella ricerca sia un elemento determinante per raggiungere positivi risultati per produrre sistemi di riscaldamento innovativi. La provincia di Verona per anni era considerata un polo industriale importate nel settore termomeccanico, da alcuni anni, purtroppo non lo è più. Prima le Biasi, successivamente le crisi della Ferroli, Sime e le vicende finanziarie che stanno interessando Riello bruciatori stanno riducendo il comparto ai margini del mercato internazionale. Le responsabilità, a mio parere, sono imputabili alla classe imprenditoriale che non ha saputo fare i necessari investimenti per innovare i prodotti. Ancora una volta per essere credibili con le banche, nel chiedere finanziamenti, dove si va a tagliare? Sul costo del personale. Confermando l’inadeguatezza del ruolo imprenditoriale». Stefano Zantedeschi, segretario della Fiom Cgil, ci vede un «disegno strategico delle tre società» (Ferroli, Sime e Riello), che «insieme hanno deciso di ridurre gli stipendi, in modo da evitare il dumping e scaricare sul basso la crisi dovuta alla mancanza di investimenti degli ultimi anni». «Non abbiamo ancora alcuna certezza che lo stabilimento verrà salvato – ha dichiarato Giovanni Acco, funzionario della Fim-Cgil di Verona -. Ci è stato annunciato nel piano industriale, ma non abbiamo elementi che ci rassicurino in questo senso».
Al termine della manifestazione tutti i parlamentari presenti, dopo essersi confrontati con i sindaci dei paesi coinvolti, si sono impegnati a verificare se esistano risorse disponibili per consentire alle aziende del termomeccanico di investire in ricerca e sviluppo. «Qui c’è in ballo il futuro, per San Bonifacio, di oltre 900 famiglie, quelle dei lavoratori della Ferroli – ha detto Provoli -. Faremo di tutto per trovare una soluzione che permetta all’azienda di portare avanti il nuovo piano industriale ed ai lavoratori di salvaguardare occupazione e potere d’acquisto. È da anni che il gruppo Ferroli è in crisi finanziaria, ma sappiamo anche che gli ordini ci sono ed il lavoro pure. Quindi la base per ripartire c’è».
Il capogruppo della Lega Nord in consiglio comunale Alessandro Signorato commenta: «Avevo chiesto che, al ricevimento della delegazione delle rappresentanze sindacali dell’azienda, oltre alle solite frasi di solidarietà e di vicinanza che fanno sempre piacere, ci fosse un impegno concreto da parte dell’Amministrazione a scrivere al ministro del Lavoro, mettendolo a conoscenza della situazione di difficoltà che dovranno affrontare da adesso in poi sia i lavoratori dipendenti ma anche gli imprenditori, gli artigiani, gli agricoltori ed i commercianti dell’Est Veronese, che in questi ultimi anni hanno sentito solo chiacchiere, soprattutto per quanto riguarda la riduzione delle tasse.
I lavoratori hanno sempre dimostrato di avere senso di responsabilità oltre a capire le difficoltà: ora è fondamentale che la trattativa riprenda al più presto. I veneti vogliono vedere un impegno concreto: basta false promesse. I lavoratori della Ferroli vogliono avere delle risposte precise e puntuali dal Governo».