Plastic Free

Lonigo si fa “Plastic Free”: così si combatte l’inquinamento

La lotta all’inquinamento causato da plastica e microplastiche sbarca anche a Lonigo grazie al referente territoriale di Plastic Free Odv Onlus Paolo Fraccaro. La serata dell’11 marzo, alle Barchesse di Villa Mugna, organizzata dal Forum per l’Ambiente e con il patrocinio del Comune di Lonigo è un esempio delle attività di informazione e sensibilizzazione di cui Fraccaro si occupa a sostegno della causa ambientale.

Plastic Free lavora infatti dal 2019 su tutto il territorio italiano per mettere al corrente l’opinione pubblica sulla pericolosità della plastica, che “inquina e uccide” il nostro pianeta. Sul proprio sito, infatti, l’associazione spiega che il suo obbiettivo è quello “di liberare il pianeta dalle tonnellate di plastica che devastano i nostri mari, i nostri fiumi, i nostri ecosistemi e la nostra salute”, e lo fa con appuntamenti di “clean up” (che hanno permesso di rimuovere fino ad ora 1.583.782 Kg di rifiuti) e dedicandosi in parallelo alla tutela e al salvataggio delle tartarughe marine.

«Lasciare una bottiglia di plastica nell’ambiente non ha solo gli effetti negativi a cui pensiamo immediatamente, ma finisce col fare in modo che col tempo questo prodotto si trasformi in microplastiche che entrano nella catena alimentare attraverso l’alimentazione del pesce, quando la plastica finisce in mare, per poi arrivare nel nostro piatto, ma anche finendo nei terreni in cui anche gli ortaggi che mangiamo li assorbono. Prima o poi, dunque, la plastica la mangiamo!» spiega Paolo Fraccaro.

«Attraverso degli studi si è arrivati ad osservare come in media arriviamo a mangiare 5 grammi di plastica a settimana, equiparabile al mangiarsi una carta di credito». Basti infatti pensare che durante dei recenti studi italiani su delle placente di donne sane sono state rinvenute proprio delle microplastiche, che «è come avere un bimbo cyborg: non più composto solo da cellule umane, ma misto tra entità biologica e entità inorganiche. Le madri sono rimaste scioccate», come affermato da Antonio Ragusa, primo autore dello studio pubblicato nel 2020 sulla rivista scientifica Environment International.