Luca Olivieri Tommy Emmanuel

Luca Olivieri. Una vita country-rock ‘n roll

Luca Olivieri, nella “preistoria”, come dice lui, era un giovanotto veronese appassionato di canto e di chitarra, profondamente innamorato del sound di Elvis. Adesso che è diventato un giovanotto di 52 anni, è considerato uno dei più grandi chitarristi country europei. Grande amico di James Burton, il famoso chitarrista di Elvis, Luca ha suonato con lui negli Stati Uniti, a Nashville e a Memphis, sia con la band originale di Elvis Presley che in altre formazioni. Ha partecipato a numerosi spettacoli, trasmissioni televisive e concerti in giro per il mondo. Si è esibito con i più grandi in assoluto: Albert Lee, Johnny Hiland, Jerry Donahue, Tommy Emmanuel, John Jorgenson, Bobby Solo e molti altri ancora

Con la sua chitarra Luca ha girato il mondo, ma niente è riuscito a convincerlo ad abbandonare la sua amata Verona. Luca OlivieriIl 9 giugno si esibirà al Teatro Romano per un concerto di beneficenza a favore della cooperativa sociale “Il Polipo”.

Luca, iniziamo dal concerto del 9 giugno al Teatro Romano, tutto pronto?

«Certo! Mi è stata data la possibilità di esibirmi in questa location d’eccezione e ne sono onorato. Per l’occasione la band sarà composta da Franz Bazzani, Ivo Borchia, Cristian Montagnani, Maurizio Lazzarini e Lele Zamperini. Ai cori le splendide Hillbilly Soul (guppo di cui fa parte sua moglie Marie Claire, ndr). Apriranno il concerto Viviana Gaspari e Beatrice Pezzini. Ospite d’onore il grandissimo Rudy Rotta! Ricordo che i biglietti si possono comprare in anticipo o anche la sera stessa».

Ne è passata di acqua sotto i ponti veronesi, da quando, a otto anni, hai imbracciato la prima chitarra… 

«Già (ride, ndr). Ho iniziato a studiare chitarra classica, poi un giorno ho sentito suonare un chitarrista boogie e sono stato completamente travolto da quel ritmo. Il colpo di grazia me l’ha dato Elvis Presley. Ricordo che stavo sistemando i dischi di mia madre quando ad un certo punto mi sono ritrovato tra le mani l’LP di “Loving you”. Era tutto rovinato e tenuto insieme con del nastro adesivo. Appena l’ho ascoltato è stato amore: era il 1977, da quel momento ho iniziato a imitare Elvis e a esibirmi nei locali del Veronese».

La svolta è arrivata con una trasmissione televisiva…

«Sì, all’epoca su Rai 1, dopo Carosello, andava in onda questa trasmissione di Enzo Tortora che si chiamava “L’altra campana” alla quale mia madre mi ha iscritto a mia insaputa. Quando sono stato contattato per il provino non volevo andare, ero molto timido. Alla fine è stata la mia fortuna perché la partecipazione a quella trasmissione seguitissima mi ha reso immediatamente famoso».

Negli anni ’80 ti sei avvicinato alla tecnica del fingerpicking, puoi spiegarci come funziona? 

«Durante il servizio militare mi è capitato di sentire un ragazzo suonare in questo modo e sono rimasto molto colpito: era come se ci fossero due chitarre. Così ho iniziato a studiare per imparare la tecnica. Funziona così: con il pollice si fa una linea di basso continua, mentre con le altre dita della mano si porta avanti il cantato. In pratica si fanno due cose diverse con una mano sola, è questa la difficoltà e insieme la bellezza del fingerpicking».

Poi hai conosciuto James Burton…

«Esatto. Ascoltando la chitarra di James Burton, che è stato anche chitarrista di Elvis, sono passato definitivamente alla Telecaster e al flatpicking. Negli anni successivi mi sono avvicinato alla country music e ho iniziato a gettare le basi del mio stile che inserisce le tecniche tipicamente country nel contesto classico del rock ‘n roll».

Tra te James Burton si è instaurata un’amicizia che vi ha portati più volte a collaborare… 

«Sì, abbiamo suonato insieme varie volte. Nel 2007 James mi ha invitato al “Festival Internazionale di Shreveport”, in Louisiana, nel 2010 ci siamo esibiti insieme al “Summer Jamboree Festival” e nel 2011 al “Pistoia Blues” e in altri concerti».

Tornando in Italia, cosa ci dici di Bobby Solo?

«Bobby è un grande amico, suoniamo insieme da tantissimo tempo, ne abbiamo fatte di tutti i colori!»

Che progetti hai per il futuro?

«Che domande…suonare! (ride di gusto, ndr)».