Solitudine

Sempre più soli

COSA ABBIAMO PERSO

Bambini in ritardo sull’apprendimento, adolescenti con difficoltà relazionali, anziani sofferenti per la solitudine: gli effetti psicologici di più di un anno di isolamento sociale nelle persone più fragili

Riscoprire i valori, la vera essenza della vita e usare i social solo quando è strettamente necessario o per comunicare riflessioni importanti per condurre al meglio la nostra esistenza.

La solitudine accompagnava l’età moderna già prima del COVID in tutte le fasce d’età. In troppi casi, i rapporti erano già superficiali, competitivi, opportunistici nell’era dell’individualismo. La società ti imponeva e ti impone regole disumane: “devi essere perfetto… bello…magro ma con i muscoli scolpiti… ricco… felice…. giovane… con l’ultimo smartphone e con la macchina possibilmente di grossa cilindrata… (e chi più ne ha più ne metta). In altre parole, devi adeguarti a modelli prestabiliti e consolidati da Fb, Instagram, da Influencer, basati quasi sempre sulla superficialità, sulla filosofia dell’usa e getta.Coloro che non rientravano nella categoria vengono esclusi. I giovani che hanno intrapreso un percorso psicoterapeutico perché vittime di bullismo o di esclusione non rientravano nella categoria suddetta, altrimenti definita “dello sballo del fine settimana”. Erano solo usati perché bravi a scuola o perché disponibili all’aiuto. Lo stesso destino era riservato agli adulti sensibili, profondi, con valori: usati e gettati. Meglio sballare e andare in discoteca anche a sessant’anni per essere al top. Tutti attaccati al cellulare o al tablet anche al ristorante, soli, isolati ma convinti di essere “super”. Così l’amicizia sincera, l’amore profondo fanno paura, meglio la superficialità. Gli anziani erano già soli perché non più produttivi, pesanti, perché ti mettono di fronte alla malattia, alla debolezza, alla morte. Poi è arrivato il COVID. Cosa è cambiato? Gran poco. Sono davvero poche le persone che hanno riflettuto sulla vita, sulla bellezza della natura, della musica, dell’arte… pensiamo che molti stanno rincorrendo i vaccini per poter andare in ferie o al ristorante.

L’assenza di stimoli e socialità ha fatto regredire mia figlia

Intervista a Silvia Faccin

Tutti noi durante il periodo di isolamento sociale per limitare il contagio da Covid 19 abbiamo sentito la mancanza dell’abbraccio di un proprio caro, del sorriso di un amico o di qualche svago fuori casa. C’è chi ne ha sofferto più degli altri, perché si è sentito rifiutato e solo, tra l’indifferenza generale. Abbiamo raccolto la testimonianza di Silvia Faccin di Arcugnano, laureata in Scienze Biologiche e madre di Giulia, 15 anni, affetta da “Cri du Chat”, patologia genetica rara legata alla mancanza di un pezzo del braccio corto di un cromosoma 5, che causa un ritardo psico-motorio, in particolare con problemi nella deambulazione e nel linguaggio.

continua su Area3News  n.122 di settembre