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Tag: Biciclette

Artica 2016

Da 30 a 330 in tre anni. Sono i primi incredibili numeri di questa bellissima edizione de l’Artica 2016 che ha visto, oltre ad una vastissima partecipazione di ciclisti da molte parti d’Italia, una sinergia straordinaria tra moltissime persone e associazioni diverse che hanno trasformato una fredda domenica di fine gennaio in una vera e propria emozione. A differenza della scorsa edizione quest’anno la cicloturistica è partita dal centro di Lonigo, con Palazzo Pisani che ha segnato il via di una 58 km (28 per chi voleva fare il giro più corto) attraverso le meraviglie naturali dei nostri Colli Berici. Chilometri intervallati da tre ricchissimi ristori che hanno ampiamente rifocillato i temerari ciclisti con panini, salame ai ferri, polenta e baccalà, frutta e dolci a volontà il tutto innaffiato da dell’ottimo  vino e dall’immancabile brulè. Un tragitto che si è snodato attraverso alcuni tra i punti più spettacolari dei Colli Berici: da Bagnolo ad Alonte fino a raggiungere Grancona per poi tornare a Lonigo passando per Meledo e Sarego, in un susseguirsi di salite, discese e tratti pianeggianti dove il paesaggio è stato l’elemento caratterizzante e quello che ha stupito di più i ciclisti specialmente quelli ‘foresti’. La fatica c’è stata ma i sorrisi che tutti, dai ciclisti agli operatori, ai volontari fino agli organizzatori che si sono dati da fare affinché tutto risultasse perfetto, sono stati l’ingrediente principale di una straordinaria giornata conclusasi con un bellissimo pranzo al bocciodromo dove si sono svolte le premiazioni a conclusione di un evento che è oramai diventato un momento irrinunciabile tra i cicloamatori d’epoca.

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Il grande ciclismo d’epoca

di Tony Anna Mingardi
foto di Giovanni Cogo

Come per le grandi occasioni non possono mancare i momenti istituzionali.
Le formalità che danno lustro e importanza all’evento. Se poi tali formalità sono anche occasione di convivialità e divertimento i presupposti sono i migliori.
La quarta edizione della cicloturistica per bici d’epoca L’Artica, che si terrà a Lonigo il 23 e 24 Gennaio 2016, ha tutte le carte in regola per essere un evento grandioso.
Un gruppo affiatato di organizzatori, una location suggestiva, il supporto di sponsor che credono nell’evento, Comune, Regione e “Giro d’Italia bici d’epoca” (GIDE) che patrociniano l’evento, e, cosa fondamentale, un percorso mozzafiato.
Proprio per la bellezza del percorso l’associazione Lone Eagle, organizzatrice de L’Artica, ha voluto proporre un giro di ricognizione ufficiale sul percorso lungo che vedrà impegnati centinaia di ciclisti d’antan il 24 gennaio.
«Quest’anno vogliamo stupire gli appassionati che parteciperanno con un percorso intenso e dei ristori fantastici!» commenta Francesco Noro presidente dell’ associazione. La ricognizione si è tenuta domenica 25 ottobre, con partenza da piazza Garibaldi a Lonigo. Luogo da cui partirà ufficialmente la ciclostorica L’Artica.
Il gruppo di ricognizione ha percorso con entusiasmo i quasi 60 chilometri di strade bianche e asfaltate dalla pianura attorno a Lonigo fin sui colli sopra Alonte, Sarego, Grancona e Brendola.
Quanta ammirazione e quanto stupore per un percorso davvero riuscito.
A volte duro, ma pur sempre pedalabile. Solo in alcuni brevi tratti in salita qualcuno è sceso dalla bici per proseguire a piedi. Ma d’altra parte si sa’ che i veri ciclisti di una volta erano abituati a stringere i denti e soffrire!
«Percorso duro ma pieno di fascino» commenta Claudio Tomasetto, ciclostorico presente con la sua bici anni ‘30 senza cambio.
Tornati a Lonigo, ciclisti , amici e parenti si sono radunati presso un locale del centro dove si è festeggiato con pan biscotto, sopressa, formaggio e cabernet, proprio come per tradizione il gruppo usa fare.
Perchè il ciclismo fa consumare calorie ed è giusto recuperarle. Meglio se in tema con lo spirito “storico” del gruppo.

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Gabriele Viale, l’uomo del Giro d’Italia

di Francesca Dalla Libera

Attraverso stradine deserte e strette come vicoli, immerse nella campagna leonicena, si giunge al vecchio casolare restaurato, oggi adibito a bed&breakfast, di proprietà di Gabriele Viale, responsabile organizzativo del comitato tappa Giro d’Italia per le città di Vicenza e Montecchio Maggiore. E’ qui che lo ritroviamo, ad una settimana circa dal passaggio della scia rosa, e con lui guardiamo un po’ indietro per vedere cos’ha lasciato alle nostre città e ai nostri paesi il passaggio di questo importante evento sportivo.
«Il Giro d’Italia è stato innanzitutto una grandissima festa popolare, – racconta Viale –  è una competizione sportiva che vanta una tradizione centenaria, quindi sicuramente è un evento molto sentito dalla gente, anche da chi solitamente non segue il ciclismo. Per questo, credo che l’impronta più significativa che ha lasciato il Giro sul nostro territorio sia proprio l’entusiasmo che ha generato e il senso di unione e condivisione: per quei due giorni tutti hanno sostenuto la stessa squadra, tutti erano entusiasmati dallo stesso fine. Oltre che un momento di competizione, è stato un momento di grande spettacolo. Nonostante la pioggia, sono state giornate gioiose, caratterizzate dai toni caldi, grazie al movimento che si crea attorno ad un momento sportivo di tale levatura qual é il Giro d’Italia, con la scenografica carovana che lo precede, ad esempio, o con il continuo viavai di fotografi e giornalisti, è certamente un’esperienza fuori dall’ordinario. Oltre a questo, non dimentichiamo la ribalta mediatica che hanno avuto i nostri paesi e le città attraverso le quali è passato: 171 TV emittenti, siamo stati sotto gli occhi del mondo».
Quali sono state le soddisfazioni e quali invece le difficoltà riscontrate?
«A livello personale, gestire per due giorni un’organizzazione di alto livello, che ha comportato il coordinamento di 496 persone, visti gli ottimi risultati è stata sicuramente una grande soddisfazione, aggiunta alla soddisfazione di aver saputo portare il Giro d’Italia nei nostri colli, grazie alla collaborazione con figure importanti del settore quali Moreno Nicoletti,  project leader di tappa, e l’avvocato Claudio Pasqualin. Nessuna delusione, una piccola pecca possono essere stati i lunghi tempi burocratici per ottenere permessi e autorizzazioni, durante la fase di preparazione dell’evento,  ma abbiamo trovato enti locali molto disponibili, hanno saputo venirci incontro appianando questo scoglio».
Soddisfatto del coordinamento tra i diversi enti? Stampa, comitato Giro d’Italia, comitato organizzativo…
«Sì, è stato un lavoro di sistema che ha comportato sinergie ed una preparazione meticolosa di un evento che per la provincia di Vicenza, per i paesi attraversati dalla corsa lungo la Riviera Berica e per il santuario di Monte Berico rimarrà negli annali».
C’è stata una polemica per la mancata attenzione ai simboli della città di Vicenza da parte delle reti televisive.
«Una polemica artificiosa, a mio parere. Si tratta pur sempre di cronaca sportiva, non di un documentario turistico, i riflettori dovevano giustamente rimanere puntati sulla corsa. C’è stata una presenza di circa centocinquantamila spettatori e oltre cinquecento giornalisti: saranno loro gli ambasciatori del territorio».
Positiva l’esperienza di collaborazione con le scuole?
«Molto positiva. è  un principio al quale personalmente credo molto, mi piace pensare che concedendo la possibilità di vivere dall’interno questo tipo di esperienze, si aiuti a formare nei ragazzi un senso di responsabilità sociale e a far loro comprendere l’importanza del lavoro di squadra, senza il quale non sarebbe stato possibile realizzare nulla di tutto ciò che è stato fatto».

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