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Tag: Ferrovia

Tav. una sciagura per San Bonifacio il progetto a raso

di Paola Bosaro

La proposta dell’amministrazione comunale è quella di spostare la linea da nord a sud,in affiancamento alla strada SP 38 Porcilana

La questione dell’Alta velocità ferroviaria a San Bonifacio è stata a lungo dibattuta e solo nelle ultime settimane sembra aver preso una piega positiva, grazie all’interessamento dell’Amministrazione comunale e provinciale. Il progetto preliminare del tracciato, dopo che è stata scartata l’ipotesi dell’interramento della linea perché troppo costoso, ha sempre previsto il passaggio in centro a raso. Contro questo progetto il Comune è ricorso sia al TAR che al Consiglio di Stato, ma non ha ottenuto nulla. Se il tracciato rimanesse quello individuato, l’impatto su San Bonifacio sarebbe enorme. I fabbricati residenziali compresi nella fascia di rispetto sono 105 (545 abitazioni). 15 edifici dovrebbero essere demoliti, per un totale di 70 unità residenziali. Ma non sarebbero queste le uniche criticità. Ci sarebbe un impatto negativo su immobili di importanza storico-culturale come l’abbazia di Villanova (risalente al 1200), villa Gritti (1500) e il vicino Relais (con reperti del 1600). Dovrebbero essere demolite strutture produttive come la cantina sociale di San Bonifacio e ci sarebbero forti limitazioni della viabilità nella zona artigianale dove operano Ferroli e Datacol, oltre alla zona ex fornace, via Minghetti e via Trento. Il sindaco Giampaolo Provoli ha scritto una prima lettera il 28 ottobre ai diversi ministeri e alla Iricav, il consorzio di imprese dell’Iri costituito per progettare e costruire l’opera. Poi ha sollecitato il presidente della Regione Luca Zaia ad esprimere un parere negativo sul tracciato così come previsto a San Bonifacio. La proposta dell’Amministrazione comunale è quella di spostare la linea da nord a sud, in affiancamento alla strada SP 38 Porcilana. «Le unità residenziali nella fascia di rispetto nella seconda ipotesi scenderebbero drasticamente da 545 a 56. Nessuna sarebbe da demolire», spiega il consigliere comunale delegato all’Alta velocità Palma Racconto. «Non ci sarebbe inoltre alcun impatto su fabbricati di importanza storico culturale e su grandi strutture produttive». Un altro vantaggio sarebbe la durata limitata del cantiere, tre volte meno rispetto al passaggio in centro. Il passaggio della ferrovia costerebbe di più sebbene sia più corto perché sarebbero maggiori gli indennizzi a residenze e capannoni. Inoltre il limite di velocità sarebbe a 220 km/h. Il dirigente di Iricav-Due, Franco Bocchetto, ha ribadito che «nella realizzazione del progetto definitivo, stiamo portando avanti sia il progetto in centro, perché previsto nel contratto, che la variante a sud. Questa variante sarà completata anche di analisi di impatto ambientale e sarà pronta per l’iter previsto per giungere all’approvazione del Cipe». Insomma, ora sembra proprio che prefetto, Provincia e Iricav Due siano convinti della bontà della nuova proposta fatta dal Comune. «Ora guardiamo alla Regione», afferma la consigliera Racconto. «Stiamo lavorando su due fronti: il primo è la progettazione comprensiva di Valutazione di impatto ambientale; la seconda è l’approvazione del progetto da parte della conferenza dei servizi prima e del Cipe poi. Ci sono solo 4 mesi di tempo. Dobbiamo correre, ma non lasceremo nulla di intentato».

TAV San Bonifacio

Lettera del sindaco di San Bonifacio al dottor Nicola Centrone, segretario del premier Renzi

Egregio Dottor Centrone,
vorrei sottoporle un problema che è vitale per il comune di San Bonifacio (di cui sono sindaco), per trovare una soluzione.
Mi riferisco alla linea ferroviaria AV/AC- tratto Verona-Padova il cui progetto preliminare approvato ai sensi del D.Lgs 163/2006 prevede l’attraversamento dell’abitato di San Bonifacio a raso e in centro paese.
Faccio presente che questa situazione si è creata dopo che l’Amministrazione comunale di quel tempo, pur evidenziando la preferenza per altri tracciati, a nord o a sud del paese, aveva accettato il corridoio centrale purché si provvedesse all’interramento della linea: soluzione che, allora, sembrava facilmente attuabile. Nel 2004 un successivo studio di RFI ha evidenziato che il costo dell’interramento sarebbe stato di 422 milioni di euro e quindi, per motivi economici e forse anche per motivi tecnici, il progetto preliminare è stato approvato a raso e in centro paese, senza considerare l’azione fortemente invasiva della soluzione prescelta.
Questo passaggio è quanto mai devastante per il territorio di San Bonifacio, infatti, da una stima sul posto ci risulta che le unità residenziali che si trovano nella nuova area di rispetto della linea AV/AC (fascia di 150 metri) sono oltre 500: di queste oltre 70 dovranno essere demolite.
Molti sono inoltre i fabbricati di importanza storico culturale interessati che subiscono un danno grave e irreparabile: l’Abbazia di Villanova del 1200, Villa Gritti del 1500 e il Relais con reperti del 1600 e altrettanti, se non di più, i fabbricati produttivi che verranno danneggiati: fra questi evidenzio la sede della Cantina Sociale di San Bonifacio (Gruppo Collis) che subirà un danno forse totale. Mi limito a queste puntualizzazioni, pur evidenziando che non sono certamente esaustive, solo per metterla nella condizione di comprendere velocemente il nostro problema. Come Lei ben sa, le recenti scelte politiche hanno dato un forte impulso alla linea AV/AC, ed io, sindaco PD dal giugno 2014, mi trovo ora a dare una risposta in tempi strettissimi.
Inoltre, ho chiesto, in maniera motivata, al Presidente della Regione Veneto Luca Zaia, di esprimere un parere negativo alla reiterazione del vincolo come indicato nel tracciato in centro a San Bonifacio, lungo la linea storica, di cui alla delibera CIPE n. 94 del 29-03-2006, esprimendo invece un parere favorevole al percorso a sud in affiancamento alla Strada SP della Porcilana, il cui progetto è in fase di avanzata realizzazione da parte di IRICAV-due.
Il percorso a sud che noi abbiamo proposto, rispetto al passaggio in centro, trova la sua giustificazione nei seguenti aspetti: impatto ambientale decisamente inferiore; costi di indennizzo (privati e aziende) con rapporto decisamente inferiori dell’ordine di circa 1 a 100; logica di realizzo: nel senso che, a partire da Verona la nuova linea passa a sud di tutti i comuni mentre sale in centro, con un andamento illogico e ingiustificato, proprio a San Bonifacio; costi di realizzo, a detta dei tecnici, sicuramente inferiori; durata dei cantieri stimata a circa un terzo; nessun impatto su beni di carattere storico culturale; creazione di una linea più efficiente con raggio massimo di curvatura di m 3.200 contro i 2.000 metri del passaggio in centro.

Passaggio Tav: una devastazione del territorio?

di Rino Boseggia

La realizzazione del progetto della TAV (treni ad alta velocità) che interessa la nostra area di riferimento (in particolare i territori in comune di San Bonifacio, Lonigo e Montebello) stanno suscitando molte perplessità e prese di posizione da parte di amministratori locali. Il passaggio a raso, ad esempio, dei binari della TAV a San Bonifacio rischia di essere devastante, secondo il parere del sindaco Provoli che auspica un affiancamento alla provinciale Porcilana

Con la realizzazione della linea ferroviaria che permetterà il passaggio dei treni ad alta velocità verrà modificato per un centinaio di metri il vecchio tracciato in particolare con lo scopo di eliminare la curva che immette i treni alla stazione di Lonigo. Curva che nel momento di progettare il tratto della “Strada a Ruotaje di ferro” Vicenza -Verona (inaugurato nel 1849 nonostante i moti rivoluzionari) non era stata contemplata dal disegno redatto dall’ing. Milani, progettista dell’opera, ma che era stata successivamente inserita per permettere (su pressioni politiche da parte dei potenti leoniceni dell’epoca) ai treni di attraversare almeno un lembo del territorio in comune di Lonigo. Una decisione, quella di costruire la stazione a cinque chilometri dal capoluogo, che dopo circa due secoli dalla sua realizzazione risulta essere quanto mai provvidenziale in quanto con il progetto del nuovo tracciato della TAV non sono previsti autentici disastri di distruzione di fabbricati rurali, civili oppure insediamenti industriali. Al massimo verranno abbattuti due case e il fabbricato attuale della stazione. Niente se paragonato a quanto potrebbe accadere a San Bonifacio dove, se si dovesse ampliare l’attuale stazione per permettere il passaggio dei treni ad alta velocità si dovrebbero abbattere 105 fabbricati, pari a ben 545 unità abitative. Verrebbe resa al suolo anche la Cantina Sociale. Una vera e propria “delenda San Bonifacio”.

TAV Lonigo
Nell’incontro organizzato in sala convegni dall’attuale amministrazione il sindaco Boschetto, prima di dare la parola ai dirigenti dell’Ufficio Tecnico, ha subito messo le mani avanti affermando che sulla TAV si può discutere all’infinito, ma che si tratta di un’opera che va realizzata. «Posso solo assicurare – in base alle promesse ricevute- che la stazione di Lonigo verrà trasformata in una fermata con pensilina, ma che con la realizzazione della metropolitana di superficie verrà potenziata e dotata di ampio parcheggio. Ora ci stiamo adoperando per presentare tutte le osservazioni alla RFI- ITALFER entro il 30 giugno 2015 per fare in modo che i proprietari delle due case che verranno abbattute e dei terreni espropriati ed interessati alla leggera deviazione dell’attuale tracciato siano compensati nel modo giusto e in breve tempo come accaduto a suo tempo con la circonvallazione». L’architetto Pilotto, nell’illustrare il nuovo percorso della Tav, ha posto in evidenza che la sua realizzazione comporta anche un approccio diverso rispetto al passato per quanto riguarda in particolare la “vecchia stazione” di Lonigo. La sua trasformazione in fermata per la progettata metropolitana di superficie prevede la costruzione di nuovi ampi parcheggi e la realizzazione di un cavalcavia, o ampliamento dell’attuale sottopasso che da via Trissino conduce in via Fossacan Un sottopasso che attualmente non permette ad esempio il transito di corriere che, nei prossimi anni, potrebbero essere impiegate per trasportare utenti che intendono servirsi della metropolitana di superficie e provenienti dalle aree a Nord di Lonigo, come Gambellara, e Roncà.

«Perché non una stazione ad Almisano? »
Da sempre contrario al progetto attuale della TAV è stato Vittorio Rizzoli che nei giorni scorsi ha fatto protocollare una sua proposta rivolta all’assessore Giacomello. «Torno a ribadire –scrive Rizzoli- quanto scritto a suo tempo sull’argomento PAT e cioè che bisognerebbe lasciar perdere la stazione di Lonigo-Locara e pretendere di fare la fermata nella frazione di Almisano. Per quali motivi? Perché la frazione di Almisano è a ridosso di una vasta zona industriale, frequentata da seicento lavoratori e da un’altra zona commerciale-industriale come quella di Gambellara. Con questa opzione non ci sarebbe bisogno né di modificare la viabilità esistente, né di un sottopasso ferroviario. Con la stazione ad Almisano si renderebbe necessario eliminare quella vicina di Montebello dal momento che subito dopo verrà realizzata una nuova stazione vera e propria a Montecchio Maggiore all’altezza della costruenda uscita dell’Autostrada. Ad Almisano sarebbe poi possibile realizzare ampi parcheggi senza espropri di aree adibite a produzioni industriali».