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Tag: Noventa Vicentina

Noventa si rinnova

I mesi estivi hanno visto tanti eventi e un gran fermento tra le vie di Noventa. Ne parliamo con il vicesindaco Mattia Veronese, con deleghe alle politiche sociali, giovanili e territoriali, allo sport e ai rapporti con associazioni e Pro Loco.

A Noventa ci sono parecchi cantieri stradali. Cosa state realizzando?

«Il Comune ha concordato gli interventi con il gestore del servizio idrico VIACQUA, ex Acque Vicentine, per l’allacciamento alla rete fognaria delle acque nere e bianche di numerose abitazioni del paese, nella zona compresa tra via Roma e via De Gasperi, fino ad arrivare al villaggio Marzotto. 

di Paola Totis

(segue su #AREA3news n°89 sett. ’18)

Marzia Bedeschi, una pittura da indossare

di Francesca Dalla Libera

Nata a Padova nel 1967, ha conseguito il diploma magistrale, il diploma di Maestro d’Arte in Decorazione Pittorica e, nel 1991, il diploma in Pittura presso l’accademia di Belle Arti di Venezia. Da allora si è sempre interessata di pittura approfondendo la propria conoscenza tecnica nei settori del Trompe l’oeil, della pittura ad acrilico, dell’acquerello, realizzando opere sia per privati che per locali pubblici.  AREA3 l’ha avvicinata per comprendere che cos’è il bodypainting e per valorizare le opere di questa straordinaria interprete.

Cosa significa, per lei, essere “pittrice di corpi”?
«Dipingere un corpo è molto diverso dal dipingere una tela. La persona che viene dipinta fa un gesto di fiducia nei confronti di chi la dipinge e questa responsabilità che sento, mi spinge sempre a dare il meglio per creare un’opera che la persona sia contenta di “indossare”.
Dipingere sul corpo rappresenta per me incarnare un’idea, che diviene viva pur rimanendo effimera: l’opera nasce, cresce, vive, respira solo per poche ore. In questo il bodypainting assomiglia molto ai mandala creati dai monaci buddisti, i quali vengono cancellati poco dopo essere stati completati per sottolineare l’ impermanenza di ogni cosa creata. Per questo nel nostro lavoro il ruolo della fotografia è molto importante, essendo l’unico mezzo che può testimoniare la creazione e l’esistenza dell’opera. Infatti , una delle caratteristiche di quest’arte è l’esistere in sinergia con altre, come appunto la fotografia, ma anche la danza e la musica, spesso accade che chi indossa questi dipinti sia anche un performer che grazie ai propri talenti fa vivere l’opera in maniera personale e spettacolare».
Che cos’è il bodypainting?
«Una tra le più antiche popolazioni che fa uso del bodypainting sono gli aborigeni Australiani: dal 60.000 a.C. dipingono i loro corpi a scopo rituale, celebrativo e propiziatorio. Ma la pittura sul corpo è stata praticata in tutti i tempi e in tutti i luoghi, dagli uomini della preistoria agli Egizi, dai Sumeri ai Giapponesi agli indiani d’America. I colori utilizzati erano tutti di origine naturale, quindi vegetale e minerale, provenienti dal luogo stesso dove gli abitanti erano insediati. Venivano applicati poi sulle parti del corpo da decorare, usando dita o pennelli.
Tutt’oggi, in molte zone del pianeta come Amazzonia, savane africane, giungle indiane, quest’arte viene praticata per scopi sciamanici e rituali. Nel mondo globalizzato ha invece assunto significati completamente diversi. Nel 1933 Max Factor, dopo aver truccato interamente la sua modella, la espose alla Fiera Mondiale di Chicago, il risultato fu l’immediato arresto di entrambi per disturbo alla quiete pubblica. Questo evento segnò l’inizio del bodypainting moderno, anche se sarebbero dovuti passare ancora molti anni prima che venisse riconosciuto e accettato come forma d’arte. Dagli anni novanta ad oggi, il bodypainting ha vissuto una rapida ascesa trovando applicazione nel settore pubblicitario, cinematografico e artistico in genere, oltre che come forma d’arte autonoma. Attualmente, in molte parti del mondo, Italia compresa, si tengono festival e concorsi di carattere internazionale interamente dedicati al bodypainting».

Da quanto tempo pratica bodypainting e in che modo ha scoperto questa passione?
«Dipingo da più di venticinque anni e nel tempo ho realizzato murales, decorazioni pittoriche e opere su tela con le quali ho anche partecipato a numerose mostre, sia collettive che personali. Nel 2011 ho sentito la necessità di approcciarmi a qualcosa di nuovo in campo pittorico e cercavo una superficie da dipingere che non avessi ancora usato, avendo già sperimentato quasi ogni tipo di supporto, tela, muro, soffitti, legno, vetro, stoffa, carta.. Fu da questa riflessione che mi venne l’idea del corpo umano. Cominciai a documentarmi sui colori adatti a questo uso e dopo varie ricerche, entrai finalmente in possesso della mia prima tavolozza per dipingere sulla pelle ed iniziai quindi a fare le prime sperimentazioni sul viso. Cominciai a trovare, grazie al web, altri artisti che si dedicavano alla pittura di corpi già da prima di me. Poi, nel dicembre 2013, volendo capire meglio come funzionasse quest’arte, decisi di iscrivermi ad un corso di una giornata tenuto a Milano da Matteo Arfanotti, uno dei migliori artisti italiani, già campione mondiale e italiano per questa disciplina. In quell’occasione appresi la notizia di un concorso a Carrara previsto per febbraio 2014, il Winter bodyart festival, e decisi di lanciarmi: fu in occasione di quel concorso che dipinsi un corpo intero per la prima volta…dopodiché, non ho più smesso!
Esistono scuole per questa disciplina?
Attualmente esistono delle scuole sia in Italia che all’estero di make up e trucco teatrale, che al loro interno hanno attivato anche corsi di bodypainting».

body painting 2
Secondo quali criteri sceglie i suoi modelli?
«La modella o il modello vengono scelti in base ad alcuni requisiti fondamentali: devono innanzitutto amare quest’arte, avere una bella presenza, essere pazienti, visto che la posa per un lavoro completo può variare dalle due alle otto ore, avere la capacità di posare in maniera disinvolta davanti alle macchine fotografiche e, possibilmente, avere delle doti espressive, come ad esempio la danza o il canto, nel caso in cui l’evento richieda l’esibizione sul palco dell’opera realizzata. In molte occasioni, la modella è stata mia figlia Sofia».
Che tipo di tinture vengono utilizzate?
«I colori utilizzati sono tutti all’acqua, quindi lavabili con una doccia, e studiati appositamente per la pelle, traspiranti e anallergici, appartengono alla categoria dei cosmetici».

In base a cosa sceglie il tema da rappresentare sul corpo? Ci sono tematiche che preferisce o sente particolarmente sue?
«Quando si partecipa ad un concorso, il tema viene dato dall’organizzazione, ma generalmente il tema è libero, tranne nei casi in cui ci sia un committente che richiede uno specifico argomento.
Personalmente, anche se il lavoro si basa su un tema dato, cerco sempre di inserire il mio linguaggio e le mie tematiche, che sono il Cosmo, l’Inconscio, il mondo dei Sogni e la Spiritualità».
è necessario un ambiente con particolari caratteristiche per dipingere?
«Generalmente riesco ad adattarmi a tutti gli ambienti, ma è fondamentale che ci siano buone condizioni di luce.
Ha vinto numerosi premi, l’ultimo a Riposto in Sicilia, che sensazioni le suscita vedere riconosciuta e premiata questa sua arte?
è una gran bella soddisfazione! Dietro ad un progetto ci sono molte ore di studio, di progettazione dei disegni, studio della composizione e dei colori e talvolta anche ore di prove . Tutto ciò per arrivare all’esecuzione vera e propria il più possibile preparati in ogni dettaglio. Questo anche perché il tempo impone dei limiti imperativi, ad esempio in un concorso generalmente si hanno a disposizione 6 o 7 ore. Quando il tempo scade, bisogna abbandonare i pennelli e quel che è fatto è fatto! Sempre, anche in un lavoro su commissione bisogna tenere conto del tempo, anche se con più elasticità, in quanto i modelli non possono posare all’infinito. Non da ultimo, soprattutto quando si parla di concorsi, bisogna tener presente che ci sono molte spese per gli spostamenti, i materiali e i modelli stessi, quindi veder riconosciuta e premiata la propria arte ripaga in termini di soddisfazione tutta la fatica che ci sta dietro.
Ma c’è anche un altro motivo di soddisfazione, più sottile se vogliamo e più importante: vedere la mia arte riconosciuta significa che sono riuscita a trasmettere qualcosa, un’emozione, un messaggio, un pensiero, un’idea, qualcosa che lascia un segno, una traccia di luce, un seme. Questo è il motivo per cui dipingo, che siano quadri o corpi. Credo che il linguaggio dei segni e dei colori possa trasmettere qualcosa di spirituale, che va da anima ad anima; è un linguaggio multidimensionale che ci permette di vedere ciò che la razionalità non contempla. L’Arte apre le porte verso altri mondi e il suo compito, secondo me, è quello di infondere bellezza, armonia e speranza in questo mondo».

Monumento in Piazza 4 novembre

di Attila Pasi

Intervista al vicesindaco mattia veronese con una tesi di laurea su Caporetto

Mattia Veronese, appassionato di storia, nonché Vicesindaco della città di Noventa Vicentina ci racconta la giornata dedicata al 4 Novembre e come l’Amministrazione Comunale si è ben calata nel grande centenario, che abbraccia gli anni che vanno da 1914 al 1918.
«Era il 24 maggio del 1915» – ci racconta il Vicesindaco – «quando siamo entrati in guerra e quindi oggi si va a celebrare, a commemorare un evento, la Prima Guerra Mondiale, che ha portato comunque all’Italia: Trento e Trieste (molti storici hanno parlato di una Quarta guerra di indipendenza) dove il nostro Veneto ha giocato un ruolo di grande attore e che ha visto il raggiungimento di un’ Italia unita. è questo il vero sentimento che si deve recuperare: l’ideale di Unità Nazionale e un orgoglio patrio; il festeggiamento vero sta nel sentimento nazionale .
Per quanto riguarda Noventa Vicentina, come in tutti i paese d’Italia, si ricorda con il 4 Novembre la fine della Prima Guerra Mondiale (4 novembre del 1918). La piazza, che si affaccia al nostro comune, è dedicata al 4 novembre; abbiamo al centro un monumento costruito a ricordo dei caduti della Grande Guerra dove vi sono nomi di tanti nostri concittadini e cognomi che sono legati alla memoria dei nostri concittadini, cognomi che sono presenti, famiglie che vivono qui a Noventa Vicentina. Quindi quel monumento è un omaggio e un ricordo a tutte quelle persone che non sono tornare dal fronte e che hanno pagato con la propria vita l’amor patrio. Quindi dal mio punto di vista nell’osservare quell’opera che troneggia in Piazza 4 Novembre, è come essere difronte ad una tomba del Milite Ignoto. Per noi quel monumento deve essere sacro e considerato come tale».
Secondo lei quanto conta la storia e la conoscenza di essa?
«Proprio con la celebrazione del centenario in questi ultimi anni ci si è riavvicinati molto alla storia con i suoi fatti. I media, dalla carta stampata, al web, alle emittenti televisive, stanno dedicando molto spazio a questi grandi eventi, ritornano i vecchi documentari e c’è una costante ricerca di nuove storie. Si indaga e si celebra la nostra storia sempre più, è ritornato il fascino del collezionismo dei reperti bellici, come il collezionismo di carattere documentaristico legato a libri, a manifesti e a cartoline. Negli ultimi 10 anni il ricordo della grande guerra è tornato in auge e soprattutto nei nostri territori si sono ripresi sentimenti legati alle piccole storie. Dobbiamo ricordare che ogni singola nostra famiglia ha un nonno oppure un bisnonno, un avo che ha partecipato alla guerra. Ogni nostra famiglia ha un alpino, un fante, che una volta tornato a casa, ha avuto modo di raccontare i vari eventi. Ha raccontato episodi, ha ripercorso la vita di trincea. Tutti quanti noi abbiamo in soffitta almeno un reperto bellico di quel periodo».
Mi faccia un esempio a titolo personale?
«Io ho a casa delle cartoline che mi ha donato mia nonna e che facevano parte della prima guerra mondiale, spedite dal mio bisnonno che era caporale in quel di Asiago. Al tempo mio nonno scriveva alla morosa, che poi è diventata mia bisnonna, e siccome era in zona di guerra e le cartoline dovevano essere scritte senza citare dove si era. C’era un piccolo segreto, scrivevano qualche parola dolce alla morosa sotto il francobollo. Sono questi tipi di episodi, alla portata di tutte le nostre famiglie e quindi anche della mia».
Vedo in lei una grande passione per la storia, da come ci ha raccontato questi fatti, come è nato il tutto?
«Nasce dalla lettura del libro: “Il Piccolo Alpino” che mi regalò mio padre, da qui ha preso vigore la mia passione per i fatti bellici arricchita dalla lettura di molti altri libri. Alle superiori, la storia rimaneva una delle materie da me preferite, per approdare poi all’università, quando casualmente, sono passato davanti ad una vetrina di un negozio di antiquariato difronte la facoltà, scienze politiche, e c’era questo manifesto del Soldato del Mouzan. Dovete sapere che uno degli aspetti importanti della Prima Guerra Mondiale era la propaganda. Soprattutto durante la Prima Guerra Mondiale, tutta quanta la parte non bellica a partire dalle stesse attività commerciali erano comunque indirizzate a dare soldi, a sostenere con dei contributi il sostegno della causa bellica e lo stato aveva necessità di raccogliere fondi che sarebbero di conseguenza stati destinati per mantenere i soldati al fronte. Per far questo dovevano militare le coscienze come è stato fatto all’inizio del 1914. Con l’entrata in guerra l’interventismo si è trasformato in propaganda, bisognava sostenere moralmente il fronte e si cominciò a parlare del famoso fronte interno. Lo Stato ha emesso vari prestiti nazionali, ben 6, o meglio 5 durante il presidio che va dal 1915 al 1918 mentre il sesto dal 1918 al 1920 che è stato dedicato alla raccolta fondi per la riconversione.
Le banche, gli Istituti di Credito, le Poste, il Ministero stesso della difesa ha ingaggiato una serie di artisti e cartellonisti dell’epoca poiché non esistevano ancora alternative forme di comunicazione, facendo di conseguenza della cartellonistica l’elemento per eccellenza dedicato alla raccolta fondi anticipando il classico modo di fare pubblicità. Ritornando a noi… Passavo davanti a questa vetrina che esibiva un manifesto del Soldato del Mauzan, con il dito puntato, con scritto sotto: “Fate tutti il vostro dovere!”. Quella fu la mia prima numero uno! Sono entrato da studente senza soldi, avevo il desiderio di possedere quell’opera. Il negoziante mi guardò un po’ di sbieco poiché era abituato a tutto un altro genere di clientela, era ancora l’ottobre 1997. Quindi fermai l’opera e mese per mese la riscattai. Da qui nacque la mia passione per la prima guerra mondiale sulla documentaristica della grande guerra laureandomi poi su una tesi su Caporetto».

Profumo di novembre: dieci prodotti tipici dell’ autunno

di Attila Pasi

Profumo di novembre, profumo di castagne: l’associazione è quasi involontaria. Malgrado questo autunno sia in notevole ritardo, così come lo è stata l’estate, la natura non si ferma: in questa come in altre stagioni, offre prodotti tipici da sfruttare solo per pochi mesi.
Vino, olio, mele: sono solo alcuni degli alimenti prodotti in ottobre e novembre, mesi ideali grazie alle temperature ancora non troppo rigide. Ma quali sono esattamente i prodotti italiani tipici, da gustare infilando i piedi sotto la prima coperta della stagione?
Vi accompagna in questa piccola rassegna: dieci prodotti tipici per la delizia dei vostri palati e soprattutto, dell’economia agricola italiana.
Le raccomandazioni della nostra balena volante infatti sono sempre le stesse: comprate sempre e solo prodotti di stagione, preferite la filiera corta, se potete andate direttamente dal contadino o dall’allevatore, se non potete chiedete sempre la certificazione al negoziante.
Funghi. Immancabili i porcini, di solito combinati in un tipico risotto e accompagnati da un buon vino rosso. In molte regioni italiane, oltre a tagliatelle e risotti, i porcini si gustano in diverse zuppe, abbinati a zucca e patate. Ma non sono solo i porcini a regnare in autunno: esistono tanti altri tipi di funghi meno pregiati, ma ugualmente gustosi. I finferli, ad esempio, conosciuti anche galletti o gallinacci: ottimi con il sugo o semplicemente rosolati in aglio, olio e peperoncino, vengono chiamati “il prezzemolo dei funghi” perché molto versatili e usati per condire diverse pietanze.
Castagne. Carpinese, Ciria, Lojola, Montan, Neiranda, Marrone, Pastinese, Brandigliana, Alotta, Lizzanese, Agostana, Rossera, Bellina, Biancola, Invernizza, Raggiolana, Valcamonica, Verdesa, Frombola, Pistolese, Torcione: non ci crederete, ma queste sono solo alcune delle varietà di castagne, le più conosciute. Molti le chiamano Marroni: sono castagne particolarmente grosse.
Sono tante anche le castagne protette, con il marchio IGP: la più famosa è la castagna del Monte Amiata, ma anche quella di Montella, di Cuneo, Vallerano, il marrone del Mugello, della Val Susa o di Castel del Rio. Tante anche le ricette con le castagne, tra cui la più famosa è sicuramente il castagnaccio: un dolce fatto con la farina di castagne, latte, zucchero, pinoli, rosmarino sale e olio.
Tartufi. Altro tipico prodotto autunnale è il tartufo: prezioso quanto costoso, anche il tartufo conta tante varietà. Di solito si gusta crudo, “grattugiato” sulla pasta come gli spaghetti o i tagliolini, ma lo si trova anche nel risotto o nella pasta ripiena, rigorosamente appena scottato.
Zucca. Come non parlare della zucca, uno dei pochi ortaggi invernali dal colore vivace? Da novembre a gennaio possiamo gustare la zucca in mille tipiche preparazioni: le più famose sono sicuramente il risotto e le lasagne.
Ma la zucca si sposa benissimo con le zuppe, in particolar modo con ingredienti in contrasto con la sua dolcezza: infine, tipico piatto siciliano è la zucca in agrodolce con pinoli e uvetta passa. Le più usate da noi sono le specie della Cucurbita maxima, come la Zucca Marina di Chioggia, o della Cucurbita moscata, come la Zucca di Napoli.

Noventa autunno3
Frutta secca. Per frutta secca si intende un insieme davvero molto variegato: in Italia e, soprattutto, nel meridione, la frutta secca viene individuata in noci, nocciole, mandorle, arachidi, pinoli, pistacchi e uvetta passa.
Anche le ricette variano molto: in genere la frutta secca è consumata da sola, ma spesso la troviamo in piatti salati o, ancora più di frequente, nei dolci. Le torte alle noci e pere, la pasta di mandorle, il gelato al pistacchio: le preparazioni dolci sono conosciute non solo in Italia, ma anche nel resto del mondo. Anche i piatti salati fanno un uso della frutta secca molto abbondante: fra questi i pesci in crosta, le tagliatelle alle noci o al pistacchio, il pane ai pinoli, il ragù trapanese con le mandorle, meglio conosciuto come Pesto siciliano.
Cavoli, verza e porri. Le verdure a foglia verde sono le tipiche verdure invernali: le cavolacee, appartenenti alla famiglia delle Brassiche, comprendono tantissime varietà, dalla verza al cavolo rosso, dai cavoletti di Bruxelles ai cavolfiori.
Noi ci aggiungiamo i porri: specie che appartiene alla famiglia delle Liliacacae. Le cavolaie sono indicatissime per essere cucinate in zuppa, come la zuppa toscana di cavolo nero, questo tipo di verdure si presta a tante preparazioni.
Famosi gli involtini di verza, ripieni di carne macinata e patate e poi passati in padella con l’aceto balsamico: ma anche i cavolfiori gratinati al forno. Una preparazione particolare, proveniente dalle regioni del nord Europa: il cavolo tritato finissimo, crudo, in insalata, spesso accompagnato da salse bianche all’aglio o alla panna acida.
Finocchi. Pianta erbacea mediterranea appartenente alla famiglia delle Apiaceae, il finocchio si distingue in due grandi famiglie: selvatico e dolce. Il finocchio dolce si mangia in tutte le sue parti: è usato crudo, in insalata, ma anche in preparazioni più elaborate, come i finocchi siciliani al forno, con besciamella e pistacchi. Per quanto riguarda il finocchio selvatico, chiamato “finocchina” o “finocchietto”, si usano sia i fiori freschi o essiccati, sia i frutti o “diacheni”, impropriamente chiamati “semi”: sono più o meno dolci, pepati o amari, a seconda della varietà.
Miele. Il miele è una di quelle sostanze di cui non si dovrebbe fare a meno: sono davvero tantissime le sue proprietà nutritive. Benché lo si trovi in qualsiasi stagione, il periodo migliore per assaporare il miele è proprio l’autunno: è quasi superfluo dire che le varietà di miele italiano sono innumerevoli, dato che può essere prodotto a partire da qualsiasi tipo di fiore.
Anche gli usi del miele in cucina sono diversi: scontate le ricette dolci, come le torte, le sebadas sarde o la baklavà, un dessert marocchino ampiamente consumato anche in Sicilia. Ma il miele è impiegato anche in piatti salati a base di carne o verdure. Ottimo come condimento per le insalate, spesso viene usato per glassare arrosti e carrè di maiale. Altri piatti che comprendono il miele sono le cipolline brasate al forno, l’anguilla in crosta di mandorle e il petto d’anatra al miele.
Mele e Melograni. Sappiamo bene che con mele e melagrane si fanno tantissimi piatti, non necessariamente dolci. Nel mondo esistono oltre 7 mila varietà di mele: solo in Italia ce ne sono duemila. Non ci soffermeremo quindi sulle tipologie, quanto sulle ricette: risotto con mele e lardo di colonnata, frittelle di mele, tarte tatin di cipolle e mele, sfogliata di mele e gorgonzola. Anche il melograno può essere semplicemente sgranocchiata oppure cucinata.
Si utilizza molto nei risotti, abbinato al gorgonzola e porri, o con carni leggere come il tacchino: tante sono le insalata da fare con il melograno, abbinato ad altra frutta come pere e mele. Infine, i cocktail al melograno, sono una soluzione perfetta per un gustoso aperitivo autunnale.

La 29° mostra dei prodotti agroalimentare d’autunno

Ha spento la 29a candelina l’ormai classica fiera autunnale, che ancora una volta ha trasformato il centro di Noventa Vicentina e le vie principali in un gran mercato all’aria aperta con un’impronta quasi invernale anche se ben baciata da un caldo sole.
A raccogliere lo sguardo dei moltissimi visitatori sono state le bancarelle dei prodotti tipici locali dove a farla da padrone ci hanno pensato i colori vivaci di zucche e le moltissime varietà di funghi ben disposti sotto le suggestive barchesse. Una fiera in grado di educare e di emozionare gli ospiti grazie la capacità di riportare i cittadini e tutti i visitatori indietro nel tempo, quando ancora la cultura contadina assumeva un ruolo principe nella vita dell’uomo. Trattori d’epoca e attrezzi agricoli d’un tempo catturavano l’attenzione del flusso degli ospiti diffondendo ovunque una nota di romanticismo. I prodotti dell’artigianato locale hanno fatto ben pensare a quanto lavoro e precisione ci sia dietro ogni singolo manufatto; le stesse biciclette storiche, ben curate, dal noto collezionista Luigino Cenzi davano un ulteriore spinta al concetto di passione e di malinconia per un passato che rimane dietro l’angolo.
Una fitta scaletta di appuntamenti a partire da giovedì 8 ottobre si sono succeduti in questa nuova edizione. “L’ape e l’uomo: un antica alleanza” è stata una serata didattica con degustazione sia di miele che di formaggi tipici del territorio. Mentre nella giornata di venerdi è stato di scena il convegno: “Agricoltura e multifunzionalità” realizzato dalla sinergia di CIA e Confagricoltura. A partire dalle ore 16.00 del sabato, lungo i portici di Piazza IV Novembre, è avvenuta la catalogazione dei funghi per la supervisione dell’Associazione Micologica Bresadola, mentre in contemporanea aveva luogo a Villa Barbarigo la “Inaugurazione della vetrina informativa” con gli istituti di Istruzione Superiore del comprensorio Berico. La compagnia teatrale “La Beffa” è stata di scena al Teatro Modernissimo con il recital “Spoon River, Dormono sulla Collina”.
Mentre la vera magia della kermesse ha dato il suo sfoggio nella giornata della domenica quando già dall’alba il centro storico arricchiva il suo aspetto con la mostra mercato dei prodotti agricoli locali. Sono stati infatti gli articoli della pianura vicentina, dei Colli Berici ed Euganei in abbinata all’artigianato locale come all’esposizione di trattori e mezzi agricoli a tenere banco durante lo scorrere delle ore in attesa del luculliano appuntamento a mezzogiorno in punto per l’assaggio del toro allo spiedo. A sera è stata la volta della premiazione per la miglior zucca.