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Tag: San Bonifacio

Fiera di San Marco

SAN BONIFACIO – Pronti alla Fiera di San Marco che celebra il meglio dell’agricoltura, dell’artigianato e del settore dei servizi La Fiera di San Marco spegne 143 candeline e si avvia verso una stabilità e uno sviluppo che fanno ben sperare. La manifestazione che riempirà il parcheggio del Palù e le vie del centro cittadino di San Bonifacio dal 21 al 25 aprile ha ormai una sua precisa identità e uno spessore riconosciuto.

Ha lasciato alle spalle il periodo di stallo in cui sembrava essersi un po’ fermata e ora può guardare ad un futuro più roseo. La manifestazione in onore del patrono San Marco presenta al pubblico le aziende del territorio e i loro prodotti, ma non solo.

di Paola Bosaro

 

(segue su AREA3news n°85 aprile 2018)

Filippo Lussana vola a Seul per brillare nel firmamento della danza

di Paola Bosaro

Ha solo 19 anni ma è già lanciato nell’Olimpo della danza. Filippo Antonio Lussana di San Bonifacio è partito il 20 gennaio scorso alla volta di Seul, dove entrerà a far parte della Universal Ballet, la più importante compagnia di ballo nazionale coreana e una delle più apprezzate a livello mondiale. I contatti con la Universal Ballet sono stati allacciati grazie ad un suggerimento della fisioterapista del ragazzo, impegnato fino al dicembre scorso nel balletto di Stato di Monaco di Baviera. La donna ha rivelato al giovane ballerino che a Seul sono molto richieste due qualità che lui possiede, ovvero la tecnica e la fisicità. Lussana ha inviato un cd con prove di ballo ed esercizi. È stato subito contattato dalla compagnia e ha ricevuto il contratto. È l’unico ballerino italiano alla Universal Ballet.
Com’è nata la passione per la danza?
«La passione per la danza è iniziata quando avevo 10 anni, dopo che avevo visto per un po’ di tempo le coreografie di alcuni ballerini di un camping che si esibivano per i villeggianti d’estate. Nel 2007 mi sono iscritto al Centro studi danza Attitude, diretto da Antonella Pagin, San Bonifacio. Nel 2010 sono partito per Milano, dove ho studiato per un anno all’accademia Teatro alla Scala. Dal 2011 al 2014 ho fatto parte de Il Balletto di Castelfranco Veneto, poi sono passato al Bayerisches Staatsballett di Monaco, nella compagnia junior».
Hai partecipato a corsi di perfezionamento?
«Sì, certo. Sono stato alla Royal Ballet School di Londra, all’American Ballet Theater di New York, all’Harid Conservatory di Miami. Ho inoltre seguito lezioni con coreografi e direttori di fama internazionale. Da un anno svolgo pure attività di manager nella More Dance Solutions, un’associazione che ho fondato con la pianista Irina Sorokina, ed organizzo eventi per la danza, soprattutto in Italia».
Hai qualche altro interesse al di fuori della danza?
«Una delle mie passioni è l’informatica. Fin da piccolo mi sono dedicato alla realizzazione di siti web e di tutto ciò riguardasse la programmazione e l’informatica in generale».
Quando è avvenuto il primo salto di qualità?
«Il primo vero salto di qualità è stato l’ultimo anno alla scuola Il Balletto, dove ho vinto sia concorsi nazionali che internazionali, guadagnando borse di studio per diverse scuole in Europa e America e la possibilità di entrare presso la compagnia junior del Bayerisches Staatsballet di Monaco. Il principale riconoscimento è stato il secondo posto in Europa, nel concorso Youth America Gran Prix (Yagp) di Bruxelles, una competizione riservata ad allievi di scuole di danza di tutte le nazionalità. Grazie a questo piazzamento ho avuto la possibilità di presentarmi alla finale di New York».
In quali teatri prestigiosi hai ballato e quali sono state le coreografie più significative che hai affrontato?
«Ho ballato nei teatri di Monaco, Berlino, Riga, Stoccarda, Praga, Tel Aviv, Cannes, Bruxelles, Milano, Udine e Verona. Ho avuto occasione di confrontarmi con danzatori e coreografi professionisti, interpretando molti ruoli ed affrontando diversi balletti di repertorio, come Paquita con il Bayerisches Staatsballett, Allegro Brillante di Balanchine, il Concertante di Hans Van Manen e Jardi Tancat di Nacho Duato».
Che cosa pensa Filippo della danza?
«Per me la danza è un modo di esprimersi senza l’uso delle parole, è motivo di gioia e libertà».
Chi sono i tuoi miti? A che cosa aspiri in futuro?
«Tra i miei miti ci sono Carlos Acosta del Royal Ballet, Vadim Muntagirov, sempre del Royal Ballet, Daniil Simkin dell’American Ballet Theater. In futuro vorrei continuare la mia carriera ancora in grandi compagnie e, ovviamente, provare a diventare solista».

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Comitati civici contro la Tav a sud

Si allarga il fronte del no al tracciato a sud dall’Alta velocità ferroviaria a San Bonifacio. I comitati civici del Comune, affiancati da Legambiente Verona e assistiti a livello legale dall’avvocato Giuseppe Giacon, hanno promosso due assemblee pubbliche per spiegare il nuovo progetto proposto dall’amministrazione comunale, informare sulle attività del fronte del no e comunicare ai futuri espropriandi le eventuali azioni da intraprendere per veder riconosciuti i loro diritti.
All’incontro in sala Barbarani, l’11 gennaio, hanno partecipato decine di persone, tanto che la sala non è riuscita a contenere tutti i presenti. Il pubblico era molto eterogeneo, ma unito dal desiderio di vederci chiaro su una questione davvero importante. Erano presenti gli oppositori del sindaco Giampaolo Provoli, gli ambientalisti, i contrari al tracciato a sud della Tav, i contrari alla Tav in quanto tale, i cittadini proprietari dei terreni interessati dal progetto, semplici curiosi e persone desiderose di informarsi su questo maxi cantiere che potrebbe cambiare per sempre il territorio sambonifacese.
Nel corso dell’assemblea, il pubblico ha potuto vedere tramite delle slide le due soluzioni individuate per i treni super veloci: quella in affiancamento alla linea storica e quella portata avanti dall’amministrazione Provoli, a sud del paese. L’architetto Maurizio Mazzon ha confutato le fosche «previsioni di abbattimento di centinaia di edifici residenziali» nel caso dell’affiancamento. «Si tratterebbe di pochi fabbricati, alcuni dei quali vecchi e fatiscenti», ha detto Mazzon. «Non ci sarebbe nessun rischio per l’Abbazia di Villanova, come si è voluto far credere», ha aggiunto.
Sono state dunque evidenziate le criticità ambientali che la variante a sud del tracciato potrebbe provocare al territorio del Comune.
Il presidente di Legambiente di Verona Lorenzo Albi ha sottolineato come la questione Alta velocità «debba essere utilizzata come occasione per affrontare il tema della mobilità e del trasporto in generale, ovvero come scelta di spostare quote rilevanti di merci e persone dalla gomma alla rotaia». Anche per Albi la sede ideale su cui ricavare una nuova linea di trasporto ferroviario resta l’asse storico, «su cui la linea ad Alta velocità può realizzare il quadruplicamento, assicurando un’indispensabile revisione del sistema ferroviario storico e promuovendo un servizio efficiente ed efficace sia per trasportare le persone che le merci». Ulteriori vantaggi, secondo Legambiente, deriverebbero da una sostanziale riduzione degli espropri, dal minor consumo di suolo agricolo, dal minor uso di volumi di inerti e dal «decisivo minor impatto ambientale e scempio del paesaggio». L’Alta velocità in centro potrebbe paradossalmente servire come «opportunità per mettere mano ai molti casi di disordine urbano». Il tracciato in affiancamento, infine, sarebbe molto meno costoso. Albi ha ricordato che la tratta VR-PD ha raggiunto «l’assurda cifra di 80 milioni per chilometro. Chi la finanzierà?», si è chiesto.

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L’ex presidente della Commissione urbanistica comunale di San Bonifacio Vasco Carradore ha posto l’accento su alcune criticità procedurali legate al progetto definitivo presentato. In particolare ha sottolineato «la mancanza della valutazione di impatto ambientale da parte del Ministero dell’Ambiente della variante di San Bonifacio e del tratto tra Montebello e il bivio per Vicenza». Carradore ha ricordato che «il progetto preliminare approvato dal Cipe nel 2006 era tra Verona e Padova, mentre il definitivo è tra Verona Porta Vescovo e il bivio per Vicenza». La norma consente di avere più progetti definitivi parziali «a condizione che tali progetti siano riferiti a lotti idonei a costituire parte funzionale, fattibile e fruibile dell’intera opera e siano dotati di copertura finanziaria». Tuttavia, hanno fatto notare i comitati «queste condizioni non sono soddisfatte come prescritto dal codice dei contratti pubblici». Anche la consigliera del Movimento 5 stelle Anna Firolli, intervenuta in assemblea verso la chiusura dopo aver partecipato al concomitante consiglio comunale, ha precisato che «il Comune di San Bonfiacio non ha neppure verificato se il progetto Tav si possa considerare definitivo e quindi se gli espropriandi lo siano veramente oppure si tratti di un colossale errore, su cui poi le persone potranno rivalersi». Firolli ha promesso che lotterà fino alla fine a fianco dei cittadini. L’avvocato Giacon, da parte sua, ha esposto tutti i problemi relativi agli espropri che si renderanno necessari e ha invitato tutti gli interessati a presentare le proprie osservazioni al progetto, definendo le osservazioni l’unico strumento che hanno i privati per far sentire la propria voce a livello personale. E’ stato inoltre evidenziato che nel piano particellare degli espropri, non tutti gli espropriandi hanno indicata l’indennità di esproprio come prescritto dalla legge.
I comitati si impegnano a proseguire l’attività che si sono prefissi, cioè di tutela ambientale e salvaguardia del territorio, presentando le osservazioni alle commissioni per la valutazione di impatto ambientale regionale e nazionale, quando le stesse saranno aperte.
L’assenza del sindaco Giampaolo Provoli è stata notata e stigmatizzata, però il primo cittadino era impegnato in Consiglio.

Nuove risorse per manutenzione del territorio e nuove opere

di Matteo Crestani

San Bonifacio, 30 novembre 2015. “Il 2016 sarà un anno importante, perché grazie alle maggiori entrate previste, intendiamo onorare con ancor più vigore l’impegno assunto con i cittadini contribuenti. Saranno intensificate le opere di manutenzione ordinaria volte a salvaguardare il territorio e l’ambiente. Realizzeremo importanti interventi di bonifica per la messa in sicurezza di aree a rischio, anche in un’ottica di prevenzione, ed interventi per estendere l’irrigazione”.
Con queste parole il presidente del Consorzio di bonifica Alta Pianura Veneta, Silvio Parise, è intervenuto a seguito dell’assemblea di approvazione del bilancio di previsione 2016. Nell’ultimo quinquennio la quota di contribuenza è rimasta sempre inalterata, ma a seguito delle maggiori spese di manutenzione sostenute dall’Ente consortile, si rende improcrastinabile un ritocco dell’importo, anche per poter continuare a garantire un servizio adeguato. «L’aumento della quota nella misura del 3,48% – aggiunge il presidente Parise – trova giustificazione nelle maggiori spese sostenute in particolare dal punto di vista dei consumi energetici. L’estate trascorsa, con un’importante siccità, ha indubbiamente creato non poche difficoltà e, non vi è dubbio che abbia contribuito ad aumentare le spese, analogamente a quanto è avvenuto a seguito delle passate alluvioni».
E, proprio memore di quanto accaduto nel recente passato, il Consorzio di bonifica Alta Pianura Veneta ha deciso di intervenire con energia su alcuni nodi cruciali del territorio di competenza. Sono innumerevoli gli interventi sui quali verrà posta attenzione nel corso del 2016, ma elenchiamo di seguito quelli particolarmente degni di nota:
Messa in sicurezza dell’argine dello scolo Ferrara ad Arcugnano (VI): si tratta di un progetto di adeguamento e ricalibratura dell’argine del canale Ferrara, attività di fondamentale importanza per evitare che si susseguano, come avvenuto in passato, frequenti allagamenti dell’area abitata, con i conseguenti immaginabili danni e disagi. L’importo previsto è di 500 mila euro.
Sistemazione delle sponde delle rogge Feriana (Rettorgole di Caldogno – VI) e Porto (Cresole di Caldogno): il progetto, a seguito degli importanti avvenimenti alluvionali del 2010, prevede ulteriori interventi di sistemazione delle Rogge, situate nelle località di Caldogno e Cresole, del comune di Caldogno, nonché la loro riqualificazione dal punto di vista paesaggistico-ambientale. Il tratto di estensione è di oltre un chilometro per ciascuna roggia e l’importo previsto ammonta a 750 mila euro.
Nuovo impianto irriguo in Val Tramigna: è prevista la realizzazione, in un territorio collinare di oltre cento ettari, coltivati a vite, di un impianto irriguo a goccia. Si tratta di un intervento resosi particolarmente necessario a seguito della pesante siccità della scorsa estate e che mira a tutelare le colture specializzate dell’area collinare, preservando, quindi, l’economia ed i prodotti tipici del territorio, da sempre vocato alla viticoltura. L’intervento prevede un costo di 300 mila euro.
Messa in sicurezza del fiume Tribolo per ridurre il rischio idraulico: l’intervento prevede la realizzazione di difese di sponda, rinforzi di sponda e rispristino della funzionalità idraulica del corso d’acqua, gravemente compromessa dalle alluvioni del 2010 e 2012. L’opera si è resa necessaria a seguito dei frequenti allagamenti che hanno interessato le aree abitate ed industriali dei Comuni di Bolzano Vicentino, Quinto Vicentino e Vicenza. Il tratto oggetto di intervento riguarda un percorso, da Torri di Quartesolo alla località Ospedaletto, di oltre quattro chilometri. L’importo previsto per l’esecuzione delle opere è di 900 mila euro.
Rialzo degli argini dello Scolo Ronego a Noventa Vicentina e Poiana Maggiore (VI): il progetto prevede interventi di rialzo arginale, difese di sponda e rinforzi, per un importo complessivo di 300 mila euro, resisi necessari in particolare dopo gli importanti eventi del gennaio 2014. Il tratto interessato dalle opere si estende per circa quattro chilometri.
Messa in efficienza dell’impianto idrovoro Zerpa ad Arcole (VR): lo snodo idraulico della bonifica fondamentale per una vasta area del Veronese, attualmente alimentato a diesel, verrà reso più efficiente attraverso un’alimentazione elettrica, così da renderne più semplice la gestione ed eliminarne i malfunzionamenti.
Il progetto, infatti, contempla interventi di ammodernamento e potenziamento dell’impianto, mediante la sostituzione di una pompa, l’elettrificazione ed il telecontrollo. La spesa relativa all’intervento ammonta a 600 mila euro.
I numeri del Consorzio di bonifica Alta Pianura Veneta. È opportuno ricordare che il Consorzio di bonifica Alta Pianura Veneta gestisce 2.800 km di rete idraulica di bonifica, di cui oltre 1.200 km con funzioni miste di scolo ed irrigazione; 21 impianti idrovori di sollevamento con una potenzialità totale di oltre 60 metri cubi al secondo; 68 impianti a servizio dell’irrigazione tra cui 19 pozzi di prelievo e 49 tra impianti di sollevamento e rilancio; 310 km di rete irrigua a pressione a servizio di un’area attrezzata con impianti a pioggia ed a goccia pari a 3.400 ettari; 39.182 ettari serviti da irrigazione di cui: 3.382 con impianti a pioggia ed a goccia; 1.597 irrigati a scorrimento e 34.210 serviti da irrigazione di soccorso.

Tav. una sciagura per San Bonifacio il progetto a raso

di Paola Bosaro

La proposta dell’amministrazione comunale è quella di spostare la linea da nord a sud,in affiancamento alla strada SP 38 Porcilana

La questione dell’Alta velocità ferroviaria a San Bonifacio è stata a lungo dibattuta e solo nelle ultime settimane sembra aver preso una piega positiva, grazie all’interessamento dell’Amministrazione comunale e provinciale. Il progetto preliminare del tracciato, dopo che è stata scartata l’ipotesi dell’interramento della linea perché troppo costoso, ha sempre previsto il passaggio in centro a raso. Contro questo progetto il Comune è ricorso sia al TAR che al Consiglio di Stato, ma non ha ottenuto nulla. Se il tracciato rimanesse quello individuato, l’impatto su San Bonifacio sarebbe enorme. I fabbricati residenziali compresi nella fascia di rispetto sono 105 (545 abitazioni). 15 edifici dovrebbero essere demoliti, per un totale di 70 unità residenziali. Ma non sarebbero queste le uniche criticità. Ci sarebbe un impatto negativo su immobili di importanza storico-culturale come l’abbazia di Villanova (risalente al 1200), villa Gritti (1500) e il vicino Relais (con reperti del 1600). Dovrebbero essere demolite strutture produttive come la cantina sociale di San Bonifacio e ci sarebbero forti limitazioni della viabilità nella zona artigianale dove operano Ferroli e Datacol, oltre alla zona ex fornace, via Minghetti e via Trento. Il sindaco Giampaolo Provoli ha scritto una prima lettera il 28 ottobre ai diversi ministeri e alla Iricav, il consorzio di imprese dell’Iri costituito per progettare e costruire l’opera. Poi ha sollecitato il presidente della Regione Luca Zaia ad esprimere un parere negativo sul tracciato così come previsto a San Bonifacio. La proposta dell’Amministrazione comunale è quella di spostare la linea da nord a sud, in affiancamento alla strada SP 38 Porcilana. «Le unità residenziali nella fascia di rispetto nella seconda ipotesi scenderebbero drasticamente da 545 a 56. Nessuna sarebbe da demolire», spiega il consigliere comunale delegato all’Alta velocità Palma Racconto. «Non ci sarebbe inoltre alcun impatto su fabbricati di importanza storico culturale e su grandi strutture produttive». Un altro vantaggio sarebbe la durata limitata del cantiere, tre volte meno rispetto al passaggio in centro. Il passaggio della ferrovia costerebbe di più sebbene sia più corto perché sarebbero maggiori gli indennizzi a residenze e capannoni. Inoltre il limite di velocità sarebbe a 220 km/h. Il dirigente di Iricav-Due, Franco Bocchetto, ha ribadito che «nella realizzazione del progetto definitivo, stiamo portando avanti sia il progetto in centro, perché previsto nel contratto, che la variante a sud. Questa variante sarà completata anche di analisi di impatto ambientale e sarà pronta per l’iter previsto per giungere all’approvazione del Cipe». Insomma, ora sembra proprio che prefetto, Provincia e Iricav Due siano convinti della bontà della nuova proposta fatta dal Comune. «Ora guardiamo alla Regione», afferma la consigliera Racconto. «Stiamo lavorando su due fronti: il primo è la progettazione comprensiva di Valutazione di impatto ambientale; la seconda è l’approvazione del progetto da parte della conferenza dei servizi prima e del Cipe poi. Ci sono solo 4 mesi di tempo. Dobbiamo correre, ma non lasceremo nulla di intentato».

TAV San Bonifacio

Lettera del sindaco di San Bonifacio al dottor Nicola Centrone, segretario del premier Renzi

Egregio Dottor Centrone,
vorrei sottoporle un problema che è vitale per il comune di San Bonifacio (di cui sono sindaco), per trovare una soluzione.
Mi riferisco alla linea ferroviaria AV/AC- tratto Verona-Padova il cui progetto preliminare approvato ai sensi del D.Lgs 163/2006 prevede l’attraversamento dell’abitato di San Bonifacio a raso e in centro paese.
Faccio presente che questa situazione si è creata dopo che l’Amministrazione comunale di quel tempo, pur evidenziando la preferenza per altri tracciati, a nord o a sud del paese, aveva accettato il corridoio centrale purché si provvedesse all’interramento della linea: soluzione che, allora, sembrava facilmente attuabile. Nel 2004 un successivo studio di RFI ha evidenziato che il costo dell’interramento sarebbe stato di 422 milioni di euro e quindi, per motivi economici e forse anche per motivi tecnici, il progetto preliminare è stato approvato a raso e in centro paese, senza considerare l’azione fortemente invasiva della soluzione prescelta.
Questo passaggio è quanto mai devastante per il territorio di San Bonifacio, infatti, da una stima sul posto ci risulta che le unità residenziali che si trovano nella nuova area di rispetto della linea AV/AC (fascia di 150 metri) sono oltre 500: di queste oltre 70 dovranno essere demolite.
Molti sono inoltre i fabbricati di importanza storico culturale interessati che subiscono un danno grave e irreparabile: l’Abbazia di Villanova del 1200, Villa Gritti del 1500 e il Relais con reperti del 1600 e altrettanti, se non di più, i fabbricati produttivi che verranno danneggiati: fra questi evidenzio la sede della Cantina Sociale di San Bonifacio (Gruppo Collis) che subirà un danno forse totale. Mi limito a queste puntualizzazioni, pur evidenziando che non sono certamente esaustive, solo per metterla nella condizione di comprendere velocemente il nostro problema. Come Lei ben sa, le recenti scelte politiche hanno dato un forte impulso alla linea AV/AC, ed io, sindaco PD dal giugno 2014, mi trovo ora a dare una risposta in tempi strettissimi.
Inoltre, ho chiesto, in maniera motivata, al Presidente della Regione Veneto Luca Zaia, di esprimere un parere negativo alla reiterazione del vincolo come indicato nel tracciato in centro a San Bonifacio, lungo la linea storica, di cui alla delibera CIPE n. 94 del 29-03-2006, esprimendo invece un parere favorevole al percorso a sud in affiancamento alla Strada SP della Porcilana, il cui progetto è in fase di avanzata realizzazione da parte di IRICAV-due.
Il percorso a sud che noi abbiamo proposto, rispetto al passaggio in centro, trova la sua giustificazione nei seguenti aspetti: impatto ambientale decisamente inferiore; costi di indennizzo (privati e aziende) con rapporto decisamente inferiori dell’ordine di circa 1 a 100; logica di realizzo: nel senso che, a partire da Verona la nuova linea passa a sud di tutti i comuni mentre sale in centro, con un andamento illogico e ingiustificato, proprio a San Bonifacio; costi di realizzo, a detta dei tecnici, sicuramente inferiori; durata dei cantieri stimata a circa un terzo; nessun impatto su beni di carattere storico culturale; creazione di una linea più efficiente con raggio massimo di curvatura di m 3.200 contro i 2.000 metri del passaggio in centro.

Passaggio Tav: una devastazione del territorio?

di Rino Boseggia

La realizzazione del progetto della TAV (treni ad alta velocità) che interessa la nostra area di riferimento (in particolare i territori in comune di San Bonifacio, Lonigo e Montebello) stanno suscitando molte perplessità e prese di posizione da parte di amministratori locali. Il passaggio a raso, ad esempio, dei binari della TAV a San Bonifacio rischia di essere devastante, secondo il parere del sindaco Provoli che auspica un affiancamento alla provinciale Porcilana

Con la realizzazione della linea ferroviaria che permetterà il passaggio dei treni ad alta velocità verrà modificato per un centinaio di metri il vecchio tracciato in particolare con lo scopo di eliminare la curva che immette i treni alla stazione di Lonigo. Curva che nel momento di progettare il tratto della “Strada a Ruotaje di ferro” Vicenza -Verona (inaugurato nel 1849 nonostante i moti rivoluzionari) non era stata contemplata dal disegno redatto dall’ing. Milani, progettista dell’opera, ma che era stata successivamente inserita per permettere (su pressioni politiche da parte dei potenti leoniceni dell’epoca) ai treni di attraversare almeno un lembo del territorio in comune di Lonigo. Una decisione, quella di costruire la stazione a cinque chilometri dal capoluogo, che dopo circa due secoli dalla sua realizzazione risulta essere quanto mai provvidenziale in quanto con il progetto del nuovo tracciato della TAV non sono previsti autentici disastri di distruzione di fabbricati rurali, civili oppure insediamenti industriali. Al massimo verranno abbattuti due case e il fabbricato attuale della stazione. Niente se paragonato a quanto potrebbe accadere a San Bonifacio dove, se si dovesse ampliare l’attuale stazione per permettere il passaggio dei treni ad alta velocità si dovrebbero abbattere 105 fabbricati, pari a ben 545 unità abitative. Verrebbe resa al suolo anche la Cantina Sociale. Una vera e propria “delenda San Bonifacio”.

TAV Lonigo
Nell’incontro organizzato in sala convegni dall’attuale amministrazione il sindaco Boschetto, prima di dare la parola ai dirigenti dell’Ufficio Tecnico, ha subito messo le mani avanti affermando che sulla TAV si può discutere all’infinito, ma che si tratta di un’opera che va realizzata. «Posso solo assicurare – in base alle promesse ricevute- che la stazione di Lonigo verrà trasformata in una fermata con pensilina, ma che con la realizzazione della metropolitana di superficie verrà potenziata e dotata di ampio parcheggio. Ora ci stiamo adoperando per presentare tutte le osservazioni alla RFI- ITALFER entro il 30 giugno 2015 per fare in modo che i proprietari delle due case che verranno abbattute e dei terreni espropriati ed interessati alla leggera deviazione dell’attuale tracciato siano compensati nel modo giusto e in breve tempo come accaduto a suo tempo con la circonvallazione». L’architetto Pilotto, nell’illustrare il nuovo percorso della Tav, ha posto in evidenza che la sua realizzazione comporta anche un approccio diverso rispetto al passato per quanto riguarda in particolare la “vecchia stazione” di Lonigo. La sua trasformazione in fermata per la progettata metropolitana di superficie prevede la costruzione di nuovi ampi parcheggi e la realizzazione di un cavalcavia, o ampliamento dell’attuale sottopasso che da via Trissino conduce in via Fossacan Un sottopasso che attualmente non permette ad esempio il transito di corriere che, nei prossimi anni, potrebbero essere impiegate per trasportare utenti che intendono servirsi della metropolitana di superficie e provenienti dalle aree a Nord di Lonigo, come Gambellara, e Roncà.

«Perché non una stazione ad Almisano? »
Da sempre contrario al progetto attuale della TAV è stato Vittorio Rizzoli che nei giorni scorsi ha fatto protocollare una sua proposta rivolta all’assessore Giacomello. «Torno a ribadire –scrive Rizzoli- quanto scritto a suo tempo sull’argomento PAT e cioè che bisognerebbe lasciar perdere la stazione di Lonigo-Locara e pretendere di fare la fermata nella frazione di Almisano. Per quali motivi? Perché la frazione di Almisano è a ridosso di una vasta zona industriale, frequentata da seicento lavoratori e da un’altra zona commerciale-industriale come quella di Gambellara. Con questa opzione non ci sarebbe bisogno né di modificare la viabilità esistente, né di un sottopasso ferroviario. Con la stazione ad Almisano si renderebbe necessario eliminare quella vicina di Montebello dal momento che subito dopo verrà realizzata una nuova stazione vera e propria a Montecchio Maggiore all’altezza della costruenda uscita dell’Autostrada. Ad Almisano sarebbe poi possibile realizzare ampi parcheggi senza espropri di aree adibite a produzioni industriali».

Lavoratori Feroli in marcia

Testo di Paola Bosaro, foto di Mirco Bertaso Nici

Lavoratori «Ferroli» in marcia per il rispetto dei loro diritti e il rilancio del settore

stato un febbraio bollente per il comparto della termomeccanica. E per l’Est veronese in particolare. Sabato 7 febbraio 400 dipendenti della «Ferroli», una delle aziende leader in Italia nei settori del riscaldamento, condizionamento ed energie alternative, hanno sfilato per le vie di San Bonifacio, accompagnati dai sindacalisti di Cgil-Cisl e Uil, dai sindaci dei Comuni dell’Est veronese, oltre che da consiglieri regionali e parlamentari veronesi. Alla protesta si sono uniti anche lavoratori della Riello e della Sime.
Un lungo corteo è partito dalla sede dell’azienda in via Ritonda per raggiungere, attraverso il centro di San Bonifacio, piazza della Costituzione, dove una delegazione ha incontrato il sindaco Giampaolo Provoli e tutti gli altri sindaci dei paesi limitrofi.
Nello stabilimento di San Bonifacio della «Ferroli» lavorano circa 900 dipendenti. Il gruppo però, specializzato nella produzione di caldaie e impianti di riscaldamento, conta complessivamente 3.300 addetti, distribuiti nei vari siti produttivi in Italia e all’estero, tra Turchia, Cina e Polonia. La manifestazione è stata organizzata dai rappresentanti dei lavoratori per protestare contro la decisione dell’azienda di disdire i contratti integrativi, raggiunti dopo circa quarant’anni di negoziazione. In sostanza i dipendenti «Ferroli» rischiano di vedersi riconosciuti circa 8mila euro in meno di stipendio all’anno. La questione si inserisce nella crisi generale del settore termomeccanico, un problema di rilevanza nazionale.
«Rinegoziare gli accordi sindacali è una necessità non più prorogabile per chi voglia continuare a produrre principalmente in Italia e poi competere in un mercato internazionale gravato da una crisi pesantissima», rispondono dalla Ferroli. Ecco il commento di Massimo Castellani, segretario generale Cisl Verona: «Credo sia evidente a tutti che in settori come il termomeccanico l’attenzione per gli investimenti nella ricerca sia un elemento determinante per raggiungere positivi risultati per produrre sistemi di riscaldamento innovativi. La provincia di Verona per anni era considerata un polo industriale importate nel settore termomeccanico, da alcuni anni, purtroppo non lo è più. Prima le Biasi, successivamente le crisi della Ferroli, Sime e le vicende finanziarie che stanno interessando Riello bruciatori stanno riducendo il comparto ai margini del mercato internazionale. Le responsabilità, a mio parere, sono imputabili alla classe imprenditoriale che non ha saputo fare i necessari investimenti per innovare i prodotti. Ancora una volta per essere credibili con le banche, nel chiedere finanziamenti, dove si va a tagliare? Sul costo del personale. Confermando l’inadeguatezza del ruolo imprenditoriale». Stefano Zantedeschi, segretario della Fiom Cgil, ci vede un «disegno strategico delle tre società» (Ferroli, Sime e Riello), che «insieme hanno deciso di ridurre gli stipendi, in modo da evitare il dumping e scaricare sul basso la crisi dovuta alla mancanza di investimenti degli ultimi anni». «Non abbiamo ancora alcuna certezza che lo stabilimento verrà salvato – ha dichiarato Giovanni Acco, funzionario della Fim-Cgil di Verona -. Ci è stato annunciato nel piano industriale, ma non abbiamo elementi che ci rassicurino in questo senso».
Al termine della manifestazione tutti i parlamentari presenti, dopo essersi confrontati con i sindaci dei paesi coinvolti, si sono impegnati a verificare se esistano risorse disponibili per consentire alle aziende del termomeccanico di investire in ricerca e sviluppo. «Qui c’è in ballo il futuro, per San Bonifacio, di oltre 900 famiglie, quelle dei lavoratori della Ferroli – ha detto Provoli -. Faremo di tutto per trovare una soluzione che permetta all’azienda di portare avanti il nuovo piano industriale ed ai lavoratori di salvaguardare occupazione e potere d’acquisto. È da anni che il gruppo Ferroli è in crisi finanziaria, ma sappiamo anche che gli ordini ci sono ed il lavoro pure. Quindi la base per ripartire c’è».
Il capogruppo della Lega Nord in consiglio comunale Alessandro Signorato commenta: «Avevo chiesto che, al ricevimento della delegazione delle rappresentanze sindacali dell’azienda, oltre alle solite frasi di solidarietà e di vicinanza che fanno sempre piacere, ci fosse un impegno concreto da parte dell’Amministrazione a scrivere al ministro del Lavoro, mettendolo a conoscenza della situazione di difficoltà che dovranno affrontare da adesso in poi sia i lavoratori dipendenti ma anche gli imprenditori, gli artigiani, gli agricoltori ed i commercianti dell’Est Veronese, che in questi ultimi anni hanno sentito solo chiacchiere, soprattutto per quanto riguarda la riduzione delle tasse.
I lavoratori hanno sempre dimostrato di avere senso di responsabilità oltre a capire le difficoltà: ora è fondamentale che la trattativa riprenda al più presto. I veneti vogliono vedere un impegno concreto: basta false promesse. I lavoratori della Ferroli vogliono avere delle risposte precise e puntuali dal Governo».