Banca Popolare

Terremoto alla Banca Popolare di Vicenza

di Mirko Roveda

La Guardia di Finanza martedì 22 settembre, con un blitz di mattina presto, è entrata nella sede centrale della Banca Popolare di Vicenza ed ha sequestrato documenti in seguito all’indagine condotta dalla procura di Vicenza  su presunte irregolarità circa eventuali accordi tra gli esponenti della Banca e clienti per erogare prestiti a tassi agevolati in cambio di acquisti di quote della Banca Popolare

La Procura di Vicenza, dopo mesi di indagini condotte dal sostituto procuratore  Luigi Salvadori, ha aperto un’inchiesta per aggiotaggio e ostacolo all’autorità di vigilanza nei confronti di alcuni esponenti della Banca Popolare di Vicenza tra i quali il presidente Gianni Zonin. Oltre al presidente Zonin e all’ex direttore generale Samuele Sorato, sono indagati tra gli altri anche Giuseppe Zigliotto, membro del CdA e presidente degli Industriali di Vicenza.
A provocare indirettamente il terremoto pare sia stato un documento del socio della Banca Polare Maurizio Dalla Grana, di Lonigo. L’imprenditore leoniceno aveva espresso alcune perplessità sulla conduzione della Banca  nel corso di un’assemblea dei soci dello scorso anno. Documento che pare sia  finito tra le carte della BCE, la Banca Centrale Europea che è l’organo di controllo. Nel febbraio di quest’anno la BCE ha ordinato accertamenti sul meccanismo dei finanziamenti concessi per finanziare gli aumenti di capitale

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Intervista a Maurizio Dalla Grana
Per sintetizzare tutta l’intricata e complessa vicenda, che ha scosso uno degli istituti bancari più importanti d’Italia e sicuramente quello ritenuto più affidabile non solo dai vicentini ma in particolare dai leoniceni (la Banca Popolare Agricola di Lonigo è stata nel 1985 fusa con al Popolare di Vicenza ndr), al vaglio degli inquirenti fin dalle prime ore c’è il valore delle azioni non quotate della Banca, che nel giro di un anno è quasi crollato del 25%. E’ da chiarire il perché di questa drastica riduzione e se ci sia stata una sopravvalutazione decisa in precedenza. Procura e Guardia di Finanza puntano inoltre ad accertare se ci siano stati eventuali accordi tra gli esponenti della Banca e clienti per erogare prestiti a tassi agevolati in cambio di acquisti di quote della Banca Popolare.
Dottor Dalla Grana da che cosa è stato generato il terremoto che ha scosso la Banca Popolare di Vicenza?
«La vicenda è molto complicata e complessa da spiegare.  Tralascio tutte le volte che ho denunciato perplessità sulla conduzione della banca, subendo in cambio una denuncia con relativo processo. Bisogna partire, così come ha riportato con correttezza il Corriere della Sera mercoledì 23 settembre, dalla lettera che Giovanni Zamberlan, che guida l’organo di vigilanza interno alla banca, scrive al sottoscritto il 15 dicembre  scorso in seguito alla mia richiesta di verificare se nel recente passato la Popolare di Vicenza avesse fatto affidamento o dato garanzie dirette o indirette ai soci o ai non soci, affinchè questi potessero sottoscrivere in toto o in parte azioni o obbligazioni convertibili della banca. Nella lettera mi si rispondeva che le verifiche richieste rientravano tra le attività delle funzioni aziendali di controllo. In pratica che erano l’internal audit e  le altre squadre di controllo, ad avere il compito di segnalare al collegio sindacale e agli altri organi aziendali eventuali violazioni o carenze riscontrate.».
La lettera che lei riceve dal presidente dell’Organo di Vigilanza è del 15 dicembre scorso. Il socio Dalla Grana, però, aveva esposto le sue perplessità  nel corso dell’assemblea dei soci otto mesi prima. Quali osservazioni conteneva quel documento?
«Prima di tutto mi preme precisare che non ho grossi interessi economici da difendere in quanto possiedo azioni della Banca soltanto per un valore di ventimila  euro. E’ da tempo che ho portato altrove i miei risparmi. Tengo quel gruzzoletto soltanto per poter dire la mia nel corso dello svolgimento delle assemblee annuali. Nel corso del mio intervento, nell’aprile del 2014, ho riferito di essere venuto a conoscenza dell’intenzione della Banca Popolare di Vicenza di varare un aumento di capitale di circa un miliardo di euro. Da sottolineare che nella nota informativa la stessa banca precisava che i destinatari delle offerte erano tenuti a tener conto che le azioni presentavano rischi propri di un  investimento in strumenti finanziari non quotati in un mercato regolamentato, per cui in sede di disinvestimento avrebbero potuto sorgere difficoltà di smobilizzo. In parole semplici poteva accadere che coloro che sottoscrivevano le azioni avrebbero potuto avere difficoltà  a  venderle oppure non ottenere un valore uguale o superiore al valore dell’investimento».
E sul prezzo delle Azioni e delle Obbligazioni offerte ciascuna a 62.2 euro ciascuna, quali sono state le sue osservazioni?
«Ho semplicemente precisato che nel caso delle azioni quotate è il mercato che forma il prezzo, con migliaia  di transizioni giornaliere, mentre nel caso della banca Popolare di Vicenza era il Consiglio di amministrazione che fissava il prezzo successivamente ratificato dall’assemblea dei soci. Ho ribadito che risultava inspiegabile questo comportamento in quanto il prezzo delle azioni delle società bancarie quotate negli ultimi quattro- cinque anni era diminuito in proporzione di sei-sette volte, mentre le azioni della Popolare di Vicenza erano aumentate. Da notare che queste banche operano tutte nello stesso mercato  e con le stesse  problematiche dovute alla crisi».

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Secondo lei i soci della Popolare di Vicenza erano in grado di comprendere tutte le complesse operazioni messe in atto dalla dirigenza?
« Nella mia relazione ho precisato che a mio parere lo strumento finanziario del rating , estremamente basso per la banca Popolare di Vicenza, poteva essere preso in considerazione solamente da operatori  altamente preparati  (come prevede la legge) e non certamente dalla quasi totalità dei 120 mila soci della Banca, che non sono certo tutti degli esperti in campo finanziario».
Alla fine del suo intervento quali sono state le reazioni?
«Che il presidente dell’Assemblea, dopo aver risposto ad un socio, ha dichiarato di rinviare alla parte ordinaria dell’Assemblea la risposta  all’intervento del socio Maurizio Dalla Grana. Comunque le risposte, quelle che aspettavo, sono giunte in questi giorni dall’inchiesta in corso della Magistratura e della Finanza».
Nel momento in cui leggeva la sua relazione in assemblea dei soci aveva idea dell’ammontare del passivo?
«Assolutamente no. Ero convinto che il passivo si aggirasse al massimo sui 50 milioni di euro. A proposito poi degli organi di controllo mi chiedo quale vigilanza sia stata fatta da parte degli organismi proposti come la Consob e la Banca d’Italia. Mi risulta che la Federconsumatori e l’Adusbef  abbiano intenzione di fare un esposto alla magistratura perchè accerti eventuali responsabilità sia della Consob che della Banca d’Italia. Intanto uno studio legale di Treviso sta portando avanti una class action per conto di numerosi azionisti di Banca Popolare di Vicenza con l’obiettivo di ottenere un risarcimento non solo del danno derivato dal taglio del prezzo delle azioni, ma anche per essere stati raggirati  dalla banca  e indotti ad acquistare azioni per ottenere prestiti».
Lei conosce molto bene la situazione di Lonigo, una città che considera la Popolare di Vicenza come la sua Banca, non fosse altro per i legami atavici con la Popolare Agricola di Lonigo. Ci sono soci che rischiano di rimetterci tanto denaro?
«Le mie sono valutazioni personali anche se, a suo tempo, ho sentito il parere di gente preparata che studia tutti i fenomeni legati alle Banche. Parlando della Popolare di Vicenza mi sono state fornite valutazioni delle azioni che credo si avvicinano alla verità. Se ciò dovesse verificarsi credo che alcuni miei conoscenti che detengono azioni per un valore superiore al milione e mezzo, e sono più d’uno basta informarsi sul sito, avranno nei prossimi mesi delle brutte sorprese. Però, ad essere sincero, non sono amareggiato per questi soci, ma per tutte quelle persone che  ci rimetteranno i risparmi di una vita, quei soci  che consideravano la Banca la loro “musina”».
Come andrà a finire?
«Bella domanda…».